RICERCATO DA DUE MESI, EVASE CON LA SMART MOFIDICATA: A PROCESS MASTRACCI

Gianfranco Mastracci
Gianfranco Mastracci

Evasione dagli arresti domiciliari, il noto pluripregiudicato di Latina, Gianfranco Mastracci, chiede il rito abbreviato

È incardinato davanti al giudice monocratico, Pierluigi Taglienti, uno dei processi che vedono alla sbarra il pluripregiudicato 40enne di Latina, Gianfranco Mastracci. L’uomo, molto noto alle cronache giudiziarie, è anche a processo, davanti al collegio del Tribunale di Latina, per aver staccato mezzo orecchio a un pusher di Latina. Senza contare che per lui la Procura di Latina, in un’ulteriore processo per spaccio ed estorsione in concorso con un altro imputato, ha chiesto la pena pesante di 7 anni e 8 mesi.

Insomma, quello che si svolge davanti al giudice Taglienti è un processo minore che contesta a Mastracci, difeso dall’avvocato Sandro Marcheselli, l’evasione dai domiciliari (non l’unica peraltro) risalente all’agosto 2021 quando furono i Carabinieri del Nucleo Investigativo a scovarlo e arrestato. Era il 4 agosto di cinque anni fa e Mastracci fu arrestato dai miitari dell’Arma.

Quella notte, ad Aprilia, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina, coadiuvati dai colleghi del Reparto Territoriale di Aprila, avevano tratto in arresto il 40enne di Latina, in quanto colpito da un provvedimento di ripristino della custodia cautelare in carcere emesso il 10 giugno 2021 dalla Corte di Appello di Roma, a seguito dell’evasione dagli arresti domiciliari, ai quali il ricercato era sottoposto presso la propria abitazione di Latina Scalo perché indagato nell’inchiesta Alba Pontina. Per il processo conseguente all’inchiesta, Mastracci è stato condannato per estorsione, in via definitiva, a 3 anni e 4 mesi.

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I militari del Nucleo Investigativo di Latina, al culmine di incessanti attività di controlli e pedinamenti alla cerchia relazionale del fuggitivo, erano riusciti a individuare la zona (quartiere Toscanini di Aprilia) in cui il ricercato aveva deciso di posizionare la propria base operativa per garantirsi l’impunità e, poco prima che trasferisse detta base in una nuova zona, era stato circondato e bloccato in sicurezza, dal dispositivo posto messo in campo dal Comando Provinciale dei Carabinieri, mentre si trovava alla guida di una Smart in compagnia della propria convivente.

Successivi accertamenti espletati dai Carabinieri avevano permesso di acclarare che l’auto aveva apposte delle targhe risultate clonate da altra auto dello stesso tipo, così da consentire meglio al fuggitivo l’elusione dei vari controlli di polizia. All’autovettura erano state eseguite delle modifiche interne finalizzate a ricavare degli spazi dove poter presumibilmente occultare delle armi.

Infatti, il vano porta oggetti situato sulla parte superiore dell’autoradio era stato modificato, ricavando così sotto di esso uno spazio vuoto, sul bagagliaio posteriore del veicolo, all’altezza dei due gruppi ottici, era stato rimosso parte del rivestimento interno, ricavando ulteriori due spazi vuoti utilizzabili anch’essi per l’occultamento di oggetti di media dimensione. 

Il processo è stato rinviato al prossimo 14 maggio. La difesa chiede che Mastracci sia giudicato col rito abbreviato. Sarà il giudice a sciogliere la riserva.

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