Palazzo delle Poste, Ranaldi: “Una cancellata inutile e un restauro mancato: Latina merita rispetto per la sua storia”
“Un’idea analoga a quella già vista a Palazzo M e già ritirata per il parere dei cittadini: ci chiediamo da dove origina questo progetto, senza documentazioni di pericolo, per uno spazio vissuto dalla città. Ragioniamo pure su un progetto di restauro. Prenda posizione l’Amministrazione comunale e la cittadinanza,” ha detto il consigliere in quota PerLatina2032, sul progetto di installare una ringhiera e una cancellata allo storico palazzo in Piazzale dei Bonificatori.
Latina, 9 agosto 2026 – “Non possiamo tacere la nostra contrarietà di fronte a questa ennesima dimostrazione di miopia nella gestione di un patrimonio che appartiene alla storia della città prima ancora che al suo proprietario”, ha dichiarato Nazzareno Ranaldi, consigliere comunale di PerLatina2032 a proposito del progetto della realizzazione di una cancellata e di una ringhiera al Palazzo delle Poste di Latina.
“Apprendiamo dagli atti dell’Amministrazione comunale che è stata autorizzata, con determinazione dirigenziale del Dipartimento XIII, la realizzazione di una cancellata e di una ringhiera presso il Palazzo delle Poste di Piazzale dei Bonificatori, su richiesta di Europa Gestioni Immobiliari S.p.A., società del Gruppo Poste Italiane”, ha specificato il consigliere. “Parliamo di un edificio di fondazione, progettato da Angiolo Mazzoni, che porta già i segni di un intervento discutibile: la scalinata originaria è stata abbattuta e sostituita con una porzione di nuova costruzione, alterando l’impianto concepito dall’architetto. Oggi, invece di rimediare a quella ferita, si sceglie di aggiungerne un’altra: una recinzione a un edificio pubblico che oggi ospita, semplicemente, un ufficio postale”.
“Ci chiediamo, con Poste Italiane, da cosa dovrebbe essere protetto un ufficio aperto al pubblico. – continua Ranaldi – Non ci risultano ragioni di sicurezza documentate, non ci risulta un’esigenza collettiva che giustifichi la trasformazione di un edificio di fondazione in uno spazio blindato. Recintare senza necessità oggettiva non tutela un edificio: lo isola dalla città che lo ha costruito e che lo attraversa ogni giorno”.
Dopo Palazzo M, un’idea simile: “Non è la prima volta che assistiamo a proposte di questo tipo. Solo pochi mesi fa un analogo progetto di cancellata al Palazzo M era stato ritirato dopo le proteste dei cittadini, quando la stessa Guardia di Finanza aveva chiarito di non ritenere necessaria alcuna recinzione ai fini della sicurezza. Ci auguriamo che anche in questo caso il buon senso prevalga, e che a una provocazione la città sappia rispondere con una proposta costruttiva”.
Da qui la richiesta: “Per questo chiediamo a Poste Italiane ed Europa Gestioni Immobiliari, in vista del centenario della fondazione di Latina nel 2032, un gesto diverso: mettere in campo un progetto di restauro conservativo del Palazzo delle Poste, aperto anche a sponsorizzazioni con altre realtà nazionali, che restituisca dignità all’edificio e preveda la ricostruzione della scalinata originaria di Mazzoni. Sarebbe un investimento sul patrimonio storico della città, non un ulteriore intervento di chiusura”.
“Resta però una domanda che rivolgiamo direttamente all’Amministrazione comunale. – conclude Ranaldi – Comprendiamo che si tratti, dal punto di vista tecnico, di un atto dirigenziale e non di una scelta politica in senso stretto. Ma l’atto attiene comunque all’urbanistica, alla tutela dei monumenti storici e all’idea di città che si intende costruire in vista del centenario: temi che riguardano direttamente la maggioranza che governa Latina. Chiediamo dunque all’Assessore all’Urbanistica se questa recinzione gli stia bene così com’è, o se intenda prendere posizione. E chiediamo alle altre forze di maggioranza se il loro silenzio vada letto come assenso”. E non ultimo: “Chiediamo alla cittadinanza di mobilitarsi e far sentire la propria voce contro questa idea di recintare i monumenti quando non se ne vede alcuna necessità oggettiva. Latina non ha bisogno di cancelli in più: ha bisogno che il suo patrimonio venga curato, non sequestrato”.
A intervenire il senatore di Fratelli d’Italia, Nicola Calandrini.
“Quando si interviene sugli edifici simbolo di Latina credo sia necessario guardare oltre il singolo provvedimento e ragionare sul disegno complessivo della città. È quanto abbiamo fatto poche settimane fa con Palazzo M, quando, di fronte all’ipotesi di installare delle cancellate nell’ambito del progetto di riqualificazione, ho avviato un’interlocuzione con il Provveditorato alle Opere Pubbliche e con la Guardia di Finanza. Un confronto istituzionale che ha consentito di approfondire le esigenze di sicurezza e che ha portato allo stralcio della prevista cancellata agli accessi.
Lo stesso principio credo debba valere oggi per il Palazzo delle Poste. L’intervento emerso in questi giorni riguarda una recinzione comunque circoscritta e risponde evidentemente a esigenze di tutela dell’immobile che nessuno intende sottovalutare. Ma proprio perché parliamo di uno degli edifici più importanti e identitari del nucleo di fondazione, credo che ogni scelta debba essere ricondotta a una visione più ampia.
Sul futuro del Palazzo delle Poste, infatti, esiste già da tempo un’interlocuzione con Poste Italiane. Circa un anno fa, in Comune, insieme al sindaco Matilde Celentano ho incontrato il direttore generale di Poste Italiane Giuseppe Lasco proprio per valutare una nuova progettualità di recupero e valorizzazione complessiva dell’edificio, sulla quale Poste ha manifestato una disponibilità di massima ad intervenire concretamente. Un percorso che guarda anche alla possibilità, laddove tecnicamente realizzabile, di recuperare elementi dell’impianto originario di Angiolo Mazzoni, a partire dal grande scalone rampante successivamente eliminato, e di coinvolgere la Fondazione Latina 2032 attraverso un accordo di valorizzazione legato al percorso verso il Centenario della città.
È all’interno di questa progettualità che, a mio avviso, deve essere valutato qualsiasi ulteriore intervento sull’immobile. Se stiamo lavorando alla possibilità di restituire al Palazzo delle Poste una nuova centralità, recuperandone l’identità architettonica e inserendolo in un disegno più ampio di valorizzazione del centro storico, non sarebbe opportuno procedere oggi con opere, anche parziali, che potrebbero domani risultare non coerenti con il progetto complessivo.
Su questo punto ho avuto già questa mattina una nuova interlocuzione con i vertici di Poste Italiane, dalla quale ho ricevuto rassicurazioni circa la volontà di continuare a ragionare all’interno di questo percorso complessivo. Credo quindi che la cosa più utile sia fermarsi, approfondire e verificare insieme la soluzione migliore, senza perdere di vista l’obiettivo più ambizioso che ci siamo dati.
Il tema, infatti, va ben oltre una cancellata. Latina si sta avvicinando al Centenario con una consapevolezza sempre maggiore del valore del proprio patrimonio architettonico e urbanistico. La Fondazione Latina 2032, il masterplan del centro storico, il recupero degli edifici pubblici e la crescente vocazione universitaria della città devono essere tasselli di una medesima strategia.
Il nucleo di fondazione non può essere considerato come una semplice somma di immobili sui quali intervenire separatamente. È un sistema urbano e architettonico unitario, che racconta la nostra storia ma che deve allo stesso tempo essere capace di accogliere nuove funzioni, studenti, servizi, cultura e nuove occasioni di sviluppo. Il recupero di Palazzo M, il futuro del Palazzo delle Poste, il rapporto con gli spazi pubblici e con le sedi universitarie devono concorrere a costruire una città più viva, attrattiva e consapevole della propria identità.
Valorizzare non significa cristallizzare Latina nel passato, ma partire dalla sua storia per proiettarla nel futuro. Per questo sugli edifici simbolo servono confronto istituzionale, equilibrio e soprattutto una visione di lungo periodo. È la strada che abbiamo seguito per Palazzo M ed è quella che dobbiamo continuare a seguire anche per il Palazzo delle Poste”.
