OPERAZIONE MASTERCHEF: 6 ARRESTI PER SPACCIO NEL CARCERE DI LATINA

Operazione Masterc

Scattano gli arresti con l’operazione Masterchef che, a corollario delle due precedenti operazioni Astice e Petrus, ha visto l’emissione di 6 misure cautelari a carico di personaggi del giro di spaccio all’interno del carcere di Latina.

I Carabinieri del Comando Provinciale di Latina, spiegano in una nota, insieme alla Polizia Penitenziaria del capoluogo, hanno dato esecuzione agli arresti – due in carcere, uno ai domiciliari e 3 con l’obbligo di firma alla polizia giudiziaria – sin dall’alba di stamane. 

I provvedimenti sono stati emessi dal Gip del Tribunale di Latina, Giuseppe Molfese, su richiesta del pm della Procura Claudio De Lazzaro. 

L’operazione di questa mattina, chiamata Masterchef e condotta dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale e dalla Polizia Penitenziaria, rispettivamente sotto la guida del Tenente Colonnello Michele Meola e del Comandante Pierluigi Izzo, ha permesso di accertare l’esistenza di un traffico di stupefacenti (cocaina, marijuana e hashish), che venivano introdotti all’interno del carcere da parte dei famigliari dei detenuti. Coinvolti nelle indagini, tre detenuti, il giovane che svolgeva l’attività di spesino, immortalato dai filmati nella sala colloquio, un magazziniere e un cuoco, che ha originato il nome dato all’operazione, Masterchef per l’appunto. È stato proprio un ulteriore detenuto della casa circondariale di Latina che ha confidato i traffici dei suddetti alla Polizia Penitenziaria, spiegando come lo spesino, il magazziniere e il cuoco approfittavano delle loro mansioni per muoversi più agevolmente e spacciare lo stupefacente.
Gli investigatori, poi, hanno ricostruito i passaggi con cui entrava la droga nel carcere tramite i famigliari: piccole dosi di droga nascoste tra le dita delle mani e passate dalla madre al figlio (entrambi coinvolti nell’operazione), nel corso dei colloqui settimanali nel casa circondariale.

L’attività investigativa ha consentito, pertanto, di accertare il canale di approvvigionamento tramite cui giungevano in carcere le sostanze stupefacenti. Nel corso delle indagini, partite dalla fine del 2018, sono stati sequestrati 10 grammi di cocaina, 20 di marijuana e 85 di hashish. Uno dei custodi della droga è stato recentemente arrestato in flagranza di reato.

Nella conferenza odierna tenutasi al Comando Provinciale di Latina, il Comandante dei Carabinieri Befera ha relazionato sull’indagine rivelando che sono stati coinvolti il cuoco e due magazzinieri del carcere, che ad oggi risultanto indagati e non lavorano più nel capoluogo di provincia poiché trasferiti in altra struttura penitenziaria.
L’indagine è nata dalla soffiata di un detenuto ed è a compimento delle precedenti operazioni – Astice e Petrus – che avevano già portato all’arresto di 34 persone, compresi due agenti della penitenziaria, Zinni e Tramentozzi. I Carabinieri del Nucleo investigativo e gli agenti della struttura penitenziaria hanno cominciato ad indagare a partire dai ruoli sospetti di tre figure che in carcere svolgevano le mansioni rispettivamente di cuoco, spesino e magazziniere e che per questo erano soggetti a meno restrizioni rispetto agli altri detenuti. I tre, come intermediari di altri reclusi, riuscivano ad introdurre la droga tra le mura di via Asprmonte. A procurarsela erano i familiari, come appunto la madre dello “spesino”. Lo stupefacente veniva poi consegnato durante i colloqui, come accertato nel corso di controlli più stringenti operati dagli agenti carcerari.

In carcere è finito Michele Petillo, 26 anni, di Latina, attualmente già detenuto, e finito nei verbali del pentito del clan Di Silvio, Renato Pugliese, che lo descriveva come punto di riferimento dello spaccio nella movida latinense in zona Pub. Il Petillo era “leader” di un gruppo di spacciatori molto giovani gravitanti tra la zona Pub e il grattacielo Pennacchi. Proprio oggi, con un articolo di Latina Oggi, viene dato conto di un’indagine (diversa da Masterchef) a carico di tre giovani vicini a Petillo – Roberto Mengoni, Gabriele Aquilani, Roberto Vico, tutti ventenni – accusati di un’estorsione per un debito di droga contro altri due giovani, di cui uno di nazionalità romena. Il fascicolo sarebbe stato preso in carico dall’Antimafia romana e dal pm della Procura capitolina Simona Marazza.

Tornando all’operazione Masterchef, oltre a Petillo, in carcere finisce anche Salvatore Scava, originario della provincia di Napoli attualmente ricercato, e finito nei guai, a giugno, con l’operazione coordinata dai Carabinieri del Comando Provinciale di Frosinone (fu scarcerato di lì a breve).

Ai domiciliari, Stefania Mirocevic, Latina, la madre di uno dei detenuti al quale era stata affidata la mansione di “spesino”, mentre avranno l’obbligo di firma alla polizia penitenziaria: Chiara Barillari, 26 anni, di Velletri, ma residente a Latina; Jamel Dridi, 33 anni, di Latina e Thomas Di Prospero di Latina, famigliari di alcuni detenuti. Questi ultimi, madre (Mirocevic) e fratelli di Moni Dridi (Barillari è la ragazza), e tutti di Borgo Grappa.

Dalle carte dell’ordinanza odierna, inoltre, emergono altri particolari in riferimento alle inchieste da cui deriva Masterchef: Astice e Petrus.
Ad essere indagati per un episodio di violenza all’interno delle mura di Via Aspromonte, ci sono infatti anche Roberto Ciarelli e Gianfranco Mastracci: entrambi volti noti alle cronache poiché il primo è stato condannato per l’aggressione feroce contro il vigilante al Carrefour sito al Piccarello, il secondo che sconta la condanna a 4 anni e 4 mesi, ricevuta nel processo Alba Pontina, è stato protagonista, secondo gli investigatori, di episodi di vessazioni per debiti di droga e voto di scambio nel corso delle Amministrative 2016 a Latina.

A luglio 2018, quando tutte e due si trovavano nel carcere avrebbero cercato di costringere un paio di detenuti a lasciare la cella in cui erano ristretti ricevendo un rifiuto. Talché Mastracci li avrebbe minacciati, affermando che “avevano fatto un affronto nei confronti di Roberto Ciarelli a non lasciare la cella e per questo avrebbero pagato“.
In seguito a questi avvertimenti, le vittime sarebbero state intimorite tramite un vero e proprio accerchiamento di altri detenuti nell’area aperta ricevendo ulteriori intimidazioni da parte di Mastracci e Ciarelli. La situazione, prima di degenerare, sarebbe stata bloccata dall’intervento della polizia penitenziaria.
Nonostante l’intervento delle guardie carcerarie, Mastracci, il giorno seguente, istigato da Ciarelli, avrebbe costretto uno dei due detenuti a chiedere scusa in ginocchio. Nel caso non l’avesse fatto, sarebbe stato accoltellato.

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