OPERAZIONE BELLAVISTA, SPACCIO TRA LATINA E CISTERNA: CHIESTE LE CONDANNE

L'auto di Costanzo esplosa
L’auto di Costanzo esplosa a marzo 2019. Marco Costanzo, di professione fioraio, una volta arrestato tre mesi dopo per spaccio si ritrovò in carcere con lo stesso suo presunto attentatore: il catanese Giovanni Cambria. Quest’ultimo, nelle mura della Casa Circondariale di Via Aspromonte, avvicinò il fioraio e gli intimò di dichiarare agli organi inquirenti che non fosse stato lui l’autore dell’attentato per mezzo di una bomba esplosiva. L’episodio fu denunciato da Costanzo che ottenne un interrogatorio dalla Procura di Latina

Operazione Bellavista: da atti intimidatori dinamitardi scoprirono un traffico di droga a Latina, chieste le condanne per i cinque imputati

Le indagini della Squadra Mobile di Latina e del Commissariato di Cisterna presero spunto da un atto intimidatorio da parte di uno degli indagati (poi stralciato dopo la pronuncia del Riesame di Roma) nei confronti di un altro degli indagati, quest’oggi chiamato a rispondere di traffico di sostanze stupefacenti dinanzi al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina Mario La Rosa.

La sera del 14 marzo 2019, Marco Costanzo, vittima di quell’attentato, escludeva però di avere sospetti su alcuno, non avendo alcuna controversia né pendenze economiche o personali in atto.

Leggi anche:
OPERAZIONE BELLAVISTA: COCAINA E BOMBE A LATINA, L’INDAGINE PARTITA DAGLI SPARI DI CAMBRIA CONTRO DI GIORGIO

La totale assenza di elementi o cenni per quanto avvenuto ai danni di Costanzo perdurò fino al 3 giugno 2019 quando, di sera, si presentò in Questura un altro degli imputati odierni, Nazzareno Di Giorgio, a bordo della propria autovettura, crivellata da diversi da colpi di arma da fuoco, e riferendo di essere rimasto, poco prima, vittima di un agguato da parte del compagno della propria ex convivente, il catanese Giovanni Cambria. Per quest’ultimo episodio è in corso un processo a parte nei confronti del siciliano.

Le indagini che si concentrarono dapprima sull’episodio cruento avvenuto per le vie di Latina, tra auto speronate e colpi di arma da fuoco esplosi, si allargarono a un collaudato sistema di spaccio di cocaina facendo emergere in particolare il ruolo di Nazzareno Di Giorgio che da vittima si trasformò in leader di un gruppo che, secondo la Procura di Latina, spacciava a Latina e Cisterna. A finire nella rete degli investigatori anche il suddetto Marco CostanzoEmiliano Valenti (operaio che da cliente sarebbe diventato gestore di una piazza di spaccio a Cisterna), Mario Guiglia (di professione geometra) e Andrea Reale quest’ultimo cugino di Di Giorgio e già coinvolto in una grossa operazione anti-droga (condotta dai Carabinieri di Latina) e denominata “Balena Bianca”.

Stamani, presso il Tribunale di Latina, i cinque imputati si trovavano di fronte al giudice dell’udienza preliminare Mario La Rosa chiamati a rispondere di spaccio di droga. Il sostituto procuratore della Procura di Latina Daria Monsurrò ha formulato per loro la richiesta di condanna: 5 anni e quattro mesi per Di Giorgio, ritenuto l’ideatore del sodalizio, 4 anni e sei mesi per Costanzo, 4 anni per Guiglia, 3 anni per Valenti e 2 anni e otto mesi per Reale.

I cinque imputati conosceranno il loro destino processuale già il 28 maggio quando si celebrerà la prossima udienza.

Articolo precedente

BELLA FARNIA, TERZO SCREENING: 10 POSITIVI SU 530. SI CERCA CASO “INDICE”

Articolo successivo

TERRACINA: TERRENO PRIVATO IN VIA DA VINCI, IL NUOVO COMITATO ARENE 167 DAL SINDACO

Ultime da Giudiziaria