Caporalato: fissata l’udienza preliminare per il procedimento che non fu evaso dal giudice Giorgia Castriota arrestata ad aprile 2023
A settembre 2024, a parlare, nella Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati, fu l’allora Procuratore Capo di Latina, Giuseppe De Falco.
Il magistrato fu ascoltato sul tema del caporalato che, nell’Agro Pontino, ha un grosso peso, senza contare che, in quel settembre di due anni fa, si veniva dall’enorme eco mediatica del caso di Satnam Singh. Una caso che ha fece conoscere lo sfruttamento del lavoro a Latina e provincia in tutto il mondo e da cui sono scaturiti due processi: il primo per omicidio doloso del bracciante (si concluderà prima della pausa estiva) a carico di Antonello Lovato; il secondo, per caporalato, che vede alla sbarra il medesimo Antonello Lovato e il padre Renzo Lovato.
De Falco, nella sua audizione davanti ai parlamentari, parlò diffusamente, spiegando che “successivamente al giugno 2024, dopo la morte di Satnam Singh, si è proporzionalmente incrementato il numero di procedimenti: dal primo luglio 2023 al 30 giugno 2024, noi abbiamo 7 procedimenti per caporalato. Dal 30 giugno di quest’anno ad oggi, sono 8: è evidente che questa vicenda ha stimolato innanzitutto alcuni lavoratori, perché 3 denunce arrivano da loro e una quarta dal sindacato”. Era chiaro, però, che le indagini non potessero fare tutto, tanto che vi era, e vi è, una “non rispondenza dei procedimenti alla reale entità del fenomeno”. La causa, secondo De Falco, andava rintracciata nel fatto che c’è “estrema ritrosia da parte dei lavoratori sfruttati a denunciare le situazioni in cui sono vittime. Si tratta in gran parte di lavoratori privi del permesso di soggiorno e che provengono per gran parte dall’Asia centrale: pakistani, indiani, del Bangladesh”.
Fecero riflettere, però, le affermazioni di De Falco rispetto a un’indagine dei Carabinieri, denominata “Jamuna”, partita nel 2019 e conclusasi ad agosto 2023, dove ad essere indagato per sfruttamento del lavoro era proprio il padre di Antonello Lovato (titolare dell’azienda agricola in cui lavorava il bracciante indiano Satnam Singh), Renzo Lovato. Lovato senior risultava indagato, peraltro insieme a due caporali già sotto processo, in qualità di rappresentante legale dell’Agrilovato soc. coop. Agricol, insieme al socio Massimo Varelli. Nella sua azienda, i Carabinieri pontini avevano trovato una situazione degradante per i lavoratori, con paghe da fame e condizioni di vita prive di dignità.
Lo scorso 4 agosto 2023, la Procura della Repubblica di Latina, a conclusione dell’indagine condotta dal Nucleo Investigativo, dal Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Latina e dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Latina, aveva emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 16 persone, indagate a vario titolo per il reato di caporalato, tra cui per l’appunto Renzo Lovato e il caporale Paul Uttam a cui l’uomo si riferiva per reclutare manodopera a basso costo e senza un contratto di lavoro regolare. Lovato risulta indagato in qualità di rappresentante legale dell’Agrilovato soc. coop. Agricol, insieme al socio Massimo Varelli. Nella sua azienda, i Carabinieri avevano trovato una situazione degradante per i lavoratori, con paghe da fame e condizioni di vita prive di dignità.
Le indagini, condotte dal marzo 2019 al dicembre 2020, secondo i militari dell’Arma, avevano consentito di accertare l’assunzione e l’impiego di manodopera di cittadini extracomunitari di etnia indiana, bengalese e pakistana, all’interno delle aziende agricole coinvolte grazie alla intermediazione di caporali di origine extracomunitaria; la reiterata corresponsione delle retribuzioni “a cottimo” con importi inferiori alla somma di euro 8,65 all’ora, previsto dall’attuale contratto collettivo nazionale di lavoro per gli operai agricoli; la violazione della normativa relativa all’orario di lavoro costringendo i lavoratori a lavorare minimo otto ore al giorno senza la corresponsione degli straordinari; l’inosservanza delle norme di sicurezza non avendo i datori di lavoro ottemperato agli obblighi di formazione e vigilanza sanitaria ex d.lgs 81/2008; la sottoposizione dei lavoratori a condizioni di lavoro ed alloggiative in strutture indegne, venendo obbligati ad operare anche in condizioni climatiche avverse raggiungendo le aziende agricole a bordo di mezzi fatiscenti, dietro il compenso economico mensile di circa 110 euro per ciascun extracomunitario.
L’attività di indagine si era svolta nell’ambito delle investigazioni successive ad un tentato incendio ai danni della sede dell’Ente Parco Nazionale del Circeo avvenuto nell’estate 2019, a cui gli odierni indagati sono estrarnei. Come noto, Il 24 giugno 2019, fu scoperto il tentativo di intimidazione da parte di qualcuno che aveva posizionato tre taniche di gasolio davanti alla sede della direzione degli uffici dell’Ente, a Sabaudia. Inoltre fu rovesciato il combustibile (quasi centro litri di gasolio) facendolo penetrare all’interno dei locali e utilizzando anche della plastica, in modo da incendiare una vicina centrale termica. Un tentativo di esplosione andato, fortunatamente, a vuoto.
Tre mesi dopo, a settembre 2019, Giovanni Scavazza fu arrestato dai Carabinieri del Comando Provinciale di Latina dopo che l’uomo si era recato in Procura per confessare di essere l’autore materiale. A giugno 2020, giudicato col rito abbreviato, il pm Andrea D’Angeli chiese 4 anni ma il giudice dell’udienza preliminare condannò Scavazza a tre anni.
Tornando all’indagine per caporalato, uno dei caporali indagati si chiama Paul Uttam, nato in Bangladesh e domiciliato a Terracina. L’uomo, come detto, è già imputato per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro nel processo odierno. Esiste, infatti, una vera e propria rete in provincia di Latina, dove gli imprenditori, affamati di manodopera a basso costo, in nome di produzione e profitto, contattano i cosiddetti caporali, una specie di uomini che fungono da cinghia di trasmissione tra il mondo imprenditoriale dei “bianchi” e quello del sottoproletariato (si sarebbe detto in epoca di lotta di classe) degli immigrati, disposti anche a paghe da fame per sopravvivere a un Paese così ipocrita da non ammettersi di avere il mondo del lavoro più ingiusto d’occidente. E gli sfruttatori sono sempre gli stessi, si conoscono e lavorano insieme, approfittando dei continui flussi migratori.
Ad ogni modo sull’inchiesta “Jamuna”, De Falco volle precisare diversi aspetti: ““Non è vero che Antonello Lovato è indagato da 5 anni, non è mai stato indagato per caporalato. Il procedimento pendente da 5 anni non riguarda lui ma il padre, Renzo, altre aziende ed altre persone, tra cui due caporali indiani. Tra il titolare e l’azienda in cui è avvenuto l’infortunio e poi l’omicidio e gli altri titolati non vi è alcun legame se non di parentela”.
L’operazione “Jamuna”, dichiarava De Falco, è un “procedimento complesso, perché riguarda 17 indagati. La Procura ha svolto indagini complesse e terminata nel novembre 2021, nel marzo 2022 la Procura ha depositato al Gip la richiesta di misura di custodia cautelare 11 persone e sequestro di 5 aziende. La richiesta del 5 marzo 2022 non è stata evasa dalla Gip titolare che, il 20 aprile 2023 un anno dopo, è stata arrestata per corruzione. Il procedimento è transitato ad un altro Gip il quale ha fatto, innanzi tutto, richiesta di ridepositare la richiesta di misura cautelare perché, spiace dirlo, la richiesta non si trovava”. Il giudice per le indagini preliminari arrestata per corruzione è, come noto, Giorgia Castriota.
Ora, a distanza di quasi due anni da quell’audizione, Renzo Lovato (ai domiciliari per il processo “Satnam bis”) e gli altri sedici indagati si troveranno il prossimo dinanzi al giudice per l’udienza preliminare, Giuseppe Cario, che dovrà decidere se rinviare a giudizio o prosciogliere. La data è quella del 15 maggio.
