auto esplosa (foto d'archivio)
Auto esplosa (foto d'archivio)

OPERAZIONE BELLAVISTA: COCAINA E BOMBE A LATINA, L’INDAGINE PARTITA DAGLI SPARI DI CAMBRIA CONTRO DI GIORGIO

in Giudiziaria

L’operazione Bellavista tra droga e auto esplose: gli arresti odierni a Latina si originano dal tentato omicidio commesso da Giovanni Cambria nei confronti di Nazzareno Di Giorgio

Il 3 giugno 2019, il tentato omicidio avvenuto in via del Saraceno, alla periferia di Latina. In carcere, finì il 58enne Giovanni Cambria accusato di aver sparato, mentre era a bordo di uno scooter Honda SH, all’indirizzo del 49enne di Latina, Nazzareno Di Giorgio, il quale si trovava alla guida di una Jeep Renegade. Ci fu un folle inseguimento tra i due per le vie di Latina e Di Giorgio si salvò per miracolo. In seguito Cambria, di origine siciliana, che si difese dicendo di essere stato speronato dal Di Giorgio in Via Piattella, lasciò lo scooter in un parcheggio interrato nei pressi di Palazzo M.

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Il movente, secondo gli investigatori della Squadra Mobile di Latina guidati dal Vice Questore Giuseppe Pontecorvo, era la gelosia poiché Cambria frequentava la ex convivente di Di Giorgio e quel giorno Cambria lo vide mentre portava il figlio che il suddetto Di Giorgio aveva in comune con la sua precedente compagna. Da lì partì il raptus per cui Cambria di recente è stato rinviato a giudizio e dovrà affrontare un processo per tentato omicidio. Da tenere presente che tra Di Giorgio e la ex convivente il rapporto, nonostante un figlio in comune, era stato movimentato: nel settembre 2018, infatti, l’uomo era finito in carcere per maltrattamenti e atti persecutori. Ed è proprio, ad aprile 2019, dopo un’udienza per quel processo per maltrattamenti che Cambria minaccia due persone legate a Di Giorgio (una delle due è la sua ex moglie, che si trova lì con un’amica, chiamate dall’ex marito a testimoniare nel processo che lo vede imputato per maltrattamenti): “Vi faccio saltare in aria come i fuochi d’artificio“.

Ma non finì tutto lì. Infatti, tre mesi prima e poco dopo di quel fatto del giugno 2019, ci furono altre due esplosioni a danno di due auto: la Fiat Punto di una donna parcheggiata in un condominio di viale Kennedy (11 giugno 2019), che si scoprì essere l’ex moglie di Di Giorgio (quella minacciata due mesi prima, ad aprile 2019), e la Ypsilon del fioraio del cimitero Marco Costanzo in zona Cucchiarelli (14 marzo 2019), anche lui legato a Di Giorgio di cui è amico.

Ad aggiungere sostanza a una spy story giocata tutta nel capoluogo pontino (ma come si vedrà anche a Cisterna), anche l’arresto di Costanzo avvenuto di lì a breve, nel luglio 2019, dopo l’esplosione della bomba che fece saltare in aria la sua auto. In manette per detenzione e spaccio di sostanza stupefacente: cinquanta grammi di cocaina nascosti negli slip.

Da questi tre fatti, di cui però l’esplosione dell’auto dell’ex moglie di Di Giorgio in Via Kennedy non è oggetto di contestazione della Procura di Latina (è impossibile attribuirla direttamente a Cambria poiché l’11 giugno l’uomo era detenuto per gli spari di Via del Saraceno risalenti a 8 giorni prima), si è originata l’indagine coordinata dal sostituto procuratore di Latina Daria Monsurrò, che ha portato ai sei arresti di stamani, 27 maggio, disposti dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Latina Giuseppe Cario, sgominando un gruppo dedito allo spaccio di stupefacenti.
Il Questore Michele Spina e il dirigente della Squadra Mobile di Latina Pontecorvo, che ha condotto le indagini insieme ai suoi uomini, hanno spiegato così, in conferenza stampa, la genesi e lo sviluppo dell’operazione Bellavista: un uomo che colpisce per gelosia un altro uomo e alcuni suoi contatti stretti, i quali salta fuori siano legati tra di loro per interessi afferenti allo spaccio di cocaina.

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L’auto di Costanzo esplosa a marzo 2019. Marco Costanzo, di professione fioraio, una volta arrestato tre mesi dopo per spaccio si ritrovò in carcere con lo stesso suo presunto attentatore: il catanese Giovanni Cambria. Quest’ultimo, nelle mura della Casa Circondariale di Via Aspromonte, avvicinò il fioraio e gli intimò di dichiarare agli organi inquirenti che non fosse stato lui l’autore dell’attentato per mezzo di una bomba esplosiva. L’episodio fu denunciato da Costanzo che ottenne un interrogatorio dalla Procura di Latina

Un’inchiesta, partita da attentati piuttosto violenti per una città come Latina – auto fatte saltare da bombe -, che ha portato a scoprire che Di Giorgio era al centro di un piccolo ma organizzato gruppo che aveva occupato alcune fette nel mercato della droga a Latina e Cisterna di Latina.

A finire in arresto il catanese Giovanni Cambria – come detto già sotto processo per tentato omicidio, e con condanne passate in giudicato tra le quali una per omicidio: un passato di narcotraffico e malavita – come autore dei danneggiamenti ovvero delle esplosioni delle auto, e il gruppo che il siciliano aveva colpito, evidentemente ben cosciente che fossero legati tra di loro (Di Giorgio e Costanzo erano coloro che molestavano con messaggi la sua compagna, ex di Di Giorgio): il medesimo Di Giorgio (con un precedente specifico), Marco Costanzo, Emiliano Valenti (operaio che da cliente diviene gestore di una piazza di spaccio a Cisterna), Mario Guiglia (di professione geometra) e Andrea Reale quest’ultimo cugino di Di Giorgio e coinvolto nell’operazione Balena Bianca condotta dalla Procura di Latina, insieme a Maurizio De Bellis e altri, sempre per narcotraffico: quella volta Reale finì ai domiciliari.

Balena Bianca
Nell’operazione Balena Bianca, datata dicembre 2013, che coinvolse Andrea Reale e altre 26 persone, finirono in carcere Maurizio De Bellis, Romeo Alviti, Gualtiero Sandri, Cristian Damiani, Andrea Lazzaro, Lorena Del Giudice, Giuseppe Sagliano, tutti di Latina, oltreché a Salvatore Petrossi di Sabaudia, Alessio Ferri di Fondi e Roberto Toti di Sermoneta

Un gruppo che aveva un vero e proprio centro, un garage in Via Varsavia (di proprietà di Guiglia), definito dal dirigente Pontecorvo “una roccaforte” munita di strumenti per il rilevamento di possibili microspie, dove si stoccava la droga (in un’intercettazione Costanzo la chiama “cactus) – rifornendola anche direttamente a consumatori e pusher – per poi essere spacciata nel capoluogo e a Cisterna: una singola dose costava 100 euro.
Di Giorgio, nel ramo delle rivendite auto e del ricambio gomme, era attento a non sporcarsi le mani e ciascuno dei cinque aveva un ruolo ben preciso per lo spaccio della droga indirizzato ad assuntori compresi in una fascia d’età tra i 30 e i 40 anni (ma anche più giovani), anche professionisti e, comunque, persone inserite nel tessuto della società civile.

Ecco perché, prima dell’intervento del Dirigente Pontecorvo, il Questore ha voluto fare una premessa riguardo al lavoro svolto in questi mesi e teso alla prevenzione e al controllo del territorio. La droga, ha detto in sostanza il Questore, gira eccome a Latina e provincia: negli ultimi mesi 26 arresti per detenzione e spaccio di stupefacenti (decine di chili di hashish, marijuana e cocaina), oltreché a 66 avvisi orali anche per vicende non direttamente legate allo spaccio. L’offerta della droga c’è – il messaggio del Questore – perché c’è una continua domanda nel capoluogo e in provincia.

LA NOTA DELLA QUESTURA DI LATINA

Questa mattina gli uomini della Questura di Latina, in particolare i poliziotti della Squadra Mobile e del Commissariato P.S. di Cisterna con il supporto di equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine Lazio ed unità cinofile antidroga ed antiesplosivo hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Latina nei confronti di: DI GIORGIO Nazzareno, classe ’70, GUIGLIA Mario, classe ’68, COSTANZO Marco classe ’74, VALENTI Emiliano classe ’75, REALE Andrea, classe ’73 e CAMBRIA Giovanni classe’61, pluripregiudicato, tutti a vario titolo indagati per violazione degli artt. 81 c.p. e 73 DPR 309/90 (per avere in concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso detenuto e ceduto a terzi sostanza stupefacente del tipo cocaina) ad esclusione di CAMBRIA Giovanni, indagato quest’ultimo ai sensi degli artt. 61, 110 e  424 c.p. e 4 L. 895/67 (perché, fabbricando e portando in luogo pubblico materiale esplosivo danneggiava, facendola esplodere con un ordigno rudimentale, la Lancia Y di COSTANZO Marco).

Le indagini dirette dalla Procura di Latina, presero spunto da tale atto intimidatorio, subito da quest’ultimo la sera del 14 marzo 2019, allorquando la vittima escludeva di avere sospetti su alcuno, non avendo alcuna controversia né pendenze economiche o personali in atto.

La totale assenza di elementi o cenni a quanto avvenuto ai danni di COSTANZO perdurò fino allo scorso 3 giugno 2019: quella sera, DI GIORGIO Nazzareno si presentava in Questura, a bordo della propria autovettura, crivellata da diversi da colpi di arma da fuoco, riferendo di essere rimasto, poco prima, vittima di un agguato da parte del compagno della propria ex convivente, CAMBRIA Giovanni.

Quest’ultimo veniva rintracciato e tratto in arresto da personale di questa Squadra Mobile, a seguito le testimonianze raccolte secondo le quali il CAMBRIA, a bordo di un ciclomotore, si accostava alla vettura della vittima, esplodendo al suo indirizzo almeno 4 colpi d’arma da fuoco che, sebbene sparati ad altezza uomo, danneggiavano la fiancata dell’auto, mandando in frantumi il lunotto posteriore, ma senza attingere fortunatamente il conducente, DI GIORGIO.

Veniva poi accertato che la vittima, durante un successivo inseguimento, speronava con la propria autovettura CAMBRIA Giovanni, il quale, subito dopo, fuggiva con il suo ciclomotore, senza richiedere alcun soccorso.

A seguito di tale episodio e all’attività di indagine parallelamente intrapresa, anche tramite l’ausilio di servizi di intercettazione, CAMBRIA Giovanni veniva individuato quale mandante comune dei due episodi di intimidazione: il CAMBRIA, mosso dal risentimento ed il rancore, avrebbe ordito la propria vendetta ai danni di DI GIORGIO Nazzareno il quale, insieme a COSTANZO, aveva iniziato a molestare con messaggi e telefonate l’attuale compagna di CAMBRIA ed ex convivente DI GIORGIO, con il solo fine di rovinare il rapporto della donna con il CAMBRIA.

In tale contesto, le indagini ricostruivano un collaudato sistema di spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina facendo emergere in particolare il ruolo di DI GIORGIO Nazzareno, il quale provvedeva al taglio ed al confezionamento della sostanza medesima assieme a VALENTI Emiliano, GUIGLIA Mario e COSTANZO Marco, che erano invece soggetti prevalentemente dediti alla cessione al dettaglio dello stupefacente e alla custodia presso un garage nella diretta disponibilità del GUIGLIA. Nondimeno, il VALENTI provvedeva a rifornire la piazza di spaccio di Cisterna di Latina, mentre tutto il gruppo era solito rifornirsi da REALE Andrea, stabilmente inserito in tale circuito criminale.

Fondamentali, oltre alle indagini di natura tecnica, i riscontri pervenuti grazie ai sequestri di droga e alle dichiarazioni degli assuntori raccolte nel corso delle investigazioni: in particolare Marco COSTANZO, a luglio scorso, veniva tratto in arresto con circa 50 grammi di cocaina, oltre vaio materiale per il taglio ed il confezionamento; gli assuntori, alcuni dei quali giovanissimi, si rifornivano senza soluzione di continuità, pagando per una singola dose fino a 100 euro

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