NEOPLASIA AL COLON: CHIESTE LE CONDANNE PER DUE MEDICI DEL GORETTI ACCUSATI DI OMICIDIO COLPOSO

Imputati per omicidio con colpa medica due chirurghi dell’ospedale civile di Latina “Santa Maria Goretti”. I fatti del 2019

Si svolge dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Latina, Elena Sofia Ciccone, il processo a carico di due medici chirurghi del “Goretti” di Latina, accusati di omicidio colposo del paziente Angelo Rutilio Iannace. Alla sbarra ci sono i due chirurghi Mario Valleriani e Cesare Di Grazia, assistiti dagli avvocati Orlando Mariani e Giovanna Pierro. Costituiti parti civili i famigliari della vittima, difesi dagli avvocati Italo Montini e Angelo Pincivero.

I due imputati sono stati rinviati a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mario La Rosa. Responsabile civile l’Asl di Latina, assistita dall’avvocato Paolo Gallinelli.

Oggi, 22 giugno, dopo aver esaminato i due imputati che hanno spiegato tecnicamente i fatti, il pubblico ministero Marco Giancristofaro ha chiesto le condanne per entrambi i medici: 8 mesi ciascuno perché sarebbe provata la penale responsabilità. Dopodiché hanno parlato le parti civili. Il prossimo 13 luglio discuteranno le difese con le loro arringhe, dopodiché vi sarà la sentenza finale.

Secondo la Procura di Latina, che ha chiuso le indagini a carico dei due medici, Valleriani ha eseguito il primo intervento su Iannace come primo operatore il 22 febbraio 2019, mentre Di Grazia ha svolto il suo ruolo di secondo operatore. Iannace era stato ricoverato per una occlusione intestinale da neoplasia al colon presso l’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, dopo un primo passaggio al “Fiorini” di Terracina.

Il paziente si ritrovò dal 20 febbraio al 25 febbraio all’interno del reparto di chirurgia. Dopodiché, l’uomo fu ricoverato in Rianimazione fino al 20 marzo 2019. Tre giorni dopo, il 23 marzo, morì.

Sulla base delle accuse, i due meci avrebbero agito con imprudenza, negligenza, imperizia e inosservanza delle regole dell’arte medica. In particolare, il 22 febbraio, avrebbero eseguito un nuovo intervento chirurgico di resezione delle porzioni di intestino coinvolte, omettendo di effettuare tra il 22 febbraio 3 il 4 marzo, un intervento chirurgico per “resecare il complesso anastomotico, affondare il moncone rettale e realizzare una ileosomia terminale”. Quest’ultimo intervento sarebbe stato praticato solo il 14 marzo, a distanza di dieci giorni da quello che è stato ritenuto il limite (4 marzo).

Per tali circostanze, i due medici sono accusati di aver cagionato la morte del paziente che è deceduto per una insufficienza acuta cardiorespiratoria insorta in seguito a una infezione.

Lo scorso 11 maggio, il pubblico ministero Marco Giancristofaro aveva presentato una nuova integrazione scientifica che aveva introdotto, a parere della difesa, elementi nuovi. Ragione per cui le stesse difese avevano chiesto un termine concesso dal giudice Ciccone affinché i consulenti tecnici di parte potessero depositate le contro-deduzioni.

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