Sergio Gangemi
Sergio Gangemi

NDRANGHETA, SEQUESTRO GANGEMI. COME “PRESTANOME” ANCHE IL DIRIGENTE UGL

in Giudiziaria

Sequestro del patrimonio di Sergio Gangemi: tra i presunti prestanome spunta il Dirigente sindacale dell’Ugl Simone Di Marcantonio nominato nel sindacato dall’onorevole Claudio Durigon (Lega)

Sergio Gangemi
Sergio Gangemi

Lo conosco, è Sergio Gangemi. Di lui ho parlato a lungo in relazione agli affari illeciti in cui è coinvolto, attinenti sia allo spaccio di stupefacenti, sia a reati societari, bancarotte, fatture false“. Queste le parole del collaboratore di giustizia Agostino Riccardo che, insieme a quelle dell’altro “pentito” dei clan sinti latinensi Renato Pugliese, e grazie sopratutto al corposo lavoro di Guardia Di Finanza e Procura di Latina, hanno incastrato, con l’operazione “Gerione” guidata dall’Antimafia di Roma, Sergio Gangemi, l’uomo (45 anni) legato alla ndrangheta calabrese che ha messo radici tra Latina, Aprilia e Roma.

Emerge un caratteristico mondo pontino dal decreto di sequestro dei beni nei confronti di Sergio Gangemi (già colpito in passato da altri sequestri e confische), ritenuto pericoloso sin dal 1993, e con un cognome che in certi mondi ed equilibri pesa (“Si sapeva che era calabrese e aveva un cognome alle spalle” – dice Pugliese), come più volte sostenuto in relazioni della Dia e dell’Osservatorio per la Legalità della Regione Lazio. E adesso anche dai due collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Agostino Riccardo, ritenuti credibili dalla magistratura, dalle forze dell’ordine e dalla Direzione Distrettuale Antimafia capitolina.
Un mondo pontino, si accennava, fatto di improvvise fortune, bar alla moda, costosi vestiti, rolex, amici degli amici ed estorsioni operate dal mondo di sotto contro un mondo grigio, a metà tra piccola/media borghesia e avidità.

IL BASSO IMPERO DI GANGEMI

Tribunale di Roma
Tribunale di Roma

È il Tribunale di Roma – Sezione misure di Prevenzione a disporre il sequestro di immobili, società, conti bancari intestati anche a terze persone e per i quali lo stesso Tribunale fissa, il 16 dicembre, un’udienza per mettere a confronto le varie parti in ragione dei patrimoni sequestrati a Gangemi e ai suoi presunti prestanome: Giuseppe Milasi, Maria De Santis, Vittorio Gavini, Daniela Terranova, Matteo Morgani, Simone di Marcantonio, Jessica Pettinicchio, Magdalena Cristina Stoian e Servizio Italia spa.
Rimane fuori qualche altro presunto prestanome, come Gioia De Santis e la giovane Vittoria Gaviglia (citata negli interrogatori dei pentiti), mentre le società sequestrate sono nell’ordine C.C.I. srl, G.R.I. srl, Beam srl, Nrt spa, La Dani srl, Esse Gamma srl, Ride srl, I.E.S. srl, Light for Life s.r.l. (con sede in Romania) e Forum Casear LTD (società di diritto maltese).
Società, quasi tutte srl, con cui, secondo la Guardia di Finanza di Latina, Sergio Gangemi è riuscito a occultare un ingente patrimonio immobiliare tramite l’utilizzo dei succitati prestanome, alcuni dei quali legati affettivamente a lui come l’ex moglie e la compagna.

Procura della Repubblica di Latina
Procura della Repubblica di Latina

È la Procura di Latina, che ha richiesto il sequestro dei beni, in ragione di una futura confisca, ad aver esaminato la posizione dei soggetti che rivestono cariche societarie o amministrative nelle varie società riconducibili a Gangemi, dichiarando la loro natura di prestanome e avendo verificato che le società servivano per acquisire e schermare i beni in realtà di Sergio Gangemi.

Gangemi
Un fermo immagine preso da uno degli attentati eseguiti ai danni di due imprenditori di Aprilia e Torvajanica. I presunti mandanti sono i Gangemi, gli esecutori sarebbero Forniti e Morgani. Il nome Gangemi dovrebbe richiamare alla mente, oltreché un sequestro ultra-milionario per evasione fiscale, le semestrali e puntuali relazioni della Direzione Investigazione Antimafia (Dia) e persino i rapporti stilati dall’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio che, proprio nell’ultimo di essi, poneva la “famiglia Gangemi” tra le consorterie presenti nel Lazio e citati dall’attività investigativo-giudiziaria da almeno 4 anni

Ritenuto pericoloso, il Gangemi, anche perché è sotto processo per l’odioso prestito usuraio, con l’aggravante del metodo mafioso, ai danni della società Radiomarelli Sa dell’imprenditore Saverio Ciampi e del suo socio Valter Bencivenga, da cui è scaturito il processo in corso, che si tiene al Tribunale di Velletri, in cui peraltro è imputato Mirko Morgani considerato anche lui un prestanome di Gangemi. Prestito da 13 milioni lievitato con gli interessi a 25 che, come noto, portò anche ad intimidazioni gravi da parte dei Gangemi e dei suoi sodali con scariche di proiettili contro una vetrata e al cancello di ingresso di una palazzina di Aprilia, più due bombe a mano, in uso all’Esercito italiano e alle forze armate maltesi, scagliate a Pomezia nel giardino della casa di Bencivenga costretto a pagare, per quanto hanno ricostruito i magistrati, anche orologi di valore e un anello intarsiato di uno smeraldo da 140mila euro. Fatti commessi insieme a Gianpiero Gangemi, Morgani e Patrizio Forniti, tra il 2012 e il 2016, periodo nel quale Sergio Gangemi aveva la sorveglianza speciale con l’obbligo di dimora ad Aprilia.

Oltre al noto processo, spunta anche un avviso di conclusione indagine per Gangemi e altri soggetti con le accuse di riciclaggio di soldi dalla provenienza illecita.

vLe contestazioni nei confronti di Gangemi dimostrano, quindi, una disponibilità continua di beni di provenienza illecita sottoposti in seguito ad azioni di ripulitura tramite riciclaggio, reimpiego, auto riciclaggio e occultamento dei beni con i prestanome. Un sistema collaudato dal minimo comune denominatore ravvisato, anche nel passato recente, in altri sequestri e confische effettuati in provincia.

Le società servivano ai fini delle elusioni delle leggi per commettere i reati di riciclaggio e reimpiego dei soldi che rimandavano ai reati di natura economica e tributaria di Sergio Gangemi, per poi, attraverso le medesime società intestate fittiziamente ai prestanome, comprare immobili e altri beni. Tanti, un vero e proprio bottino, con l’ausilio di teste di paglia che, considerati i loro redditi e la loro capacità economico-finanziaria, non avrebbero mai potuto fare fronte alle decine e decine di operazioni tese al puro lucro.

I reati contestati a Gangemi, spiega il Tribunale, si inseriscono nell’ambito della criminalità economica che gli ha consentito di accumulare negli anni liquidità di milioni di euro destinati poi anche all’attività di usura.

IL NOMINATO DI DURIGON ALLA CORTE DI GANGEMI

Ma in questo vorticoso giro di trasferimenti a catena, giroconti, bonifici, società decotte e scientemente svuotate, si inserisce un nome di cui Latina Tu aveva già dato conto con una storia che aveva per protagonisti alcuni politici e un sindacato, l’Ugl. Raccontavamo che all’indomani delle elezioni politiche del 2018, Claudio Durigon era diventato un onorevole della Repubblica italiana e Simone Di Marcantonio non era neanche un militante della Lega, neppure iscritto.

Claudio Durigon
Claudio Durigon

Ma, a maggio 2018, il ragazzo di Piazza Moro, come veniva definito da un vittima di estorsione (inchiesta Alba Pontina) interrogato dalla Polizia di Latina, viene nominato nei quadri dirigenziali dell’Ugl. Scelto proprio da Durigon in persona che, poco prima di lasciare la carica di vice segretario nazionale dell’Ugl e diventare sottosegretario nel Governo Conte I, dispose per Di Marcantonio un ruolo importante: Dirigente Sindacale Ugl della Regione Lazio per i lavoratori autonomi e di partita iva. Una carica di rilievo ottenuta senza avere pregresse esperienze sindacali e a un’età relativamente giovane (29 anni), per una persona che oggi si scopre, seguendo il filo degli inquirenti, essere prestanome di un soggetto attenzionato da più di un quarto di secolo dalle forze dell’ordine.

Di Marcantonio entrò in gioco di striscio nelle carte dell’inchiesta Alba Pontina poiché promise, a quanto racconta la vittima di estorsione succitata (vessata da Gianfranco Mastracci), 50 euro per votare il candidato sindaco Nicola Calandrini – che l’attuale senatore abbia saputo o no di queste promesse non si sa. 

Oggi, invece, Di Marcantonio entra, non marginalmente, ma pienamente, nelle contestazioni mosse nei confronti di Gangemi. È titolare prestanome, secondo la Guardia di Finanza, della società Ride srl, basata a Roma in Via delle Milizie, in realtà in capo a Sergio Gangemi.
Una eventualità, quella del ruolo di Simone Di Marcantonio nel cosiddetto universo Gangemi, confermata a più riprese dai “pentiti” di Alba Pontina, Pugliese e Riccardo. Quest’ultimo, in un verbale rilasciato nel dicembre 2018, diceva che Gangemi “era in affari con Simone Di Marcantonio“.

IL GIOCO PIÙ GRANDE 

Una delle attività in cui Gangemi sembra essere più ferrato è quella di riappropriarsi dei beni di società fallite utilizzando per l’acquisto società formalmente riconducibili ad altri soggetti. È proprio con uno di questi passaggi, culminato con l’acquisto di alcuni terreni a Nettuno, che si riesce a scoprire che la Ride srl è amministrata da Simone Di Marcantonio. Costituita ad aprile del 2016, il socio unico è Di Marcantonio stesso e si occupa di costruzioni di edifici residenziali e non residenziali oltre al commercio di automobili e elettrodomestici.

Dall’analisi effettuata dalla Guardia di Finanza che ha passato al setaccio i bonifici e i prestiti effettuati tramite questa società, gli investigatori hanno potuto ritenere che gli acquisti operati dalla Ride srl sono stati effettuati mediante risorse economiche di Gangemi e che la società è riferibile a lui, in ragione del fatto che né Di Marcantonio né alcune persone a lui vicine, entrate nel giro dei prestiti, avrebbero potuto sostenere determinate azioni imprenditoriali.

Renato Pugliese e Agostino Riccardo, i collaboratori di giustizia derivanti dall’operazione coordinata dalla DDA di Roma “Alba Pontina”

Una circostanza confermata da Agostino Riccardo ad agosto del 2018: “Un suo prestanome è Simone Di Marcantonio con il quale ha delle società che gestiscono centri per gli anziani a Latina e dintorni“.
Il pentito ha dato conto, per di più, in merito a un episodio nel quale Di Marcantonio fu vittima di una estorsione da parte di Agostino Riccardo medesimo e un appartenente alla banda Travali/Cha Cha (quella del processo Don’t Touch). Una volta che Di Maracantonio fu costretto a consegnare loro 250 euro sull’unghia, i due furono chiamati da Gangemi nella concessionaria Speed 2.0, con sede a Roma sulla Cristoforo Colombo, e ripresi dallo stesso perché Simone non si poteva toccare in quanto suo uomo di fiducia.

Concetto ribadito anche in un verbale reso a dicembre 2018: “Simone Di Maracantonio uomo di fiducia di Sergio Gangemi. Hanno società insieme sia nel settore delle automobili sia nel settore dell’assistenza agli anziani, hanno tre o quattro centri per le persone anziane. I centri si trovano a Sabaudia e Sezze e altri due non so dove si trovino. I centri venivano amministrati da Matteo Di Marcantonio, fratello di Simone

Anche Renato Pugliese, l’altro “pentito”, insiste nel dire che Di Marcantonio aveva elevato il suo tenore di vita e per questo, con Agostino Riccardo, all’epoca entrambi incalliti estortori (nei verbali citati dal Tribunale di Roma è emersa anche un’estorsione, operata dai due, nei confronti dell’ex candidato sindaco di Latina, Davide Lemma), “abbiamo cercato di metterlo in mezzo per spillargli qualche soldo. La sera stessa che lo abbiamo incontrato mi chiamò Gangemi, ci siamo visti e mi ha detto di non metterlo in mezzo che questa persona lavorava per lui e per qualsiasi cosa potevano rivolgerci a lui“.

LE REAZIONI DEL SINDACATO

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A sinistra il segretario della Lega di Latina e segretario regionale Ugl Armando Valiani e Simone Di Marcantonio

Abbiamo provato a sentire il segretario regionale dell’Ugl, nonché segretario comunale della Lega di Latina, Armando Valiani, recentemente vittima di un brutto episodio in cui si è ritrovato con tutte e quattro le ruote dell’auto squarciate. Avremmo voluto chiedergli cosa pensasse del ruolo contestato dal Tribunale di Roma al dirigente, nonché tesserato della Lega, Di Marcantonio. E lo avremmo voluto fare perché la forza politica di cui lui è segretario, che si candida ad amministrare una città come Latina, ha il dovere della trasparenza e della chiarezza rispetto a fatti che, ad ora, coinvolgono un uomo del sindacato Ugl, che in provincia è testa e braccia del partito di Salvini.
Valiani ci ha risposto, noi ci siamo presentati ma la linea è misteriosamente caduta. Per un attimo abbiamo pensato a un disguido tecnico, così, subito dopo, abbiamo provato a richiamare. Il telefono ha squillato tanto, ma di Valiani nemmeno l’ombra. Avevamo pensato male: non si trattava di disguido tecnico.

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