Il Procuratore Aggiunto di Roma, Michele Prestipino
Il Procuratore Aggiunto di Roma, Michele Prestipino

NDRANGHETA. SEQUESTRATO IL PATRIMONIO DI SERGIO GANGEMI

in Giudiziaria

La Guardia di Finanza, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, ha sequestrato un patrimonio di più di 50 immobili riconducibile a Sergio Gangemi, personaggio legato alla ndrangheta (leggi qui approfondimento di Latina Tu sui Gangemi). L’operazione denominata Gerione è stata condotta da questa mattina a Latina, Roma, Milano e Reggio Calabria: sequestrati terreni, immobili, conti correnti e quote societarie per un valore di circa 10 milioni di euro. Nello specifico: 53 immobili, tra terreni e appartamenti, 1 opificio industriale, 5 autoveicoli, 1 imbarcazione, conti correnti, quote societaria e l’intero compendio aziendale di 10 società (vedi sotto video dell’operazione).

A parlare in conferenza stampa, il procuratore della DDA romana Michele Prestipino (in foto) che ha sottolineato la peculiare pericolosità ormai conclamata della criminalità organizzata nel territorio pontino per cui è stato istituito un vero e proprio pool di inquirenti, di cui fanno parte due magistrati capitolini, l’ex sostituto procuratore di Latina, Luigia Spinelli, da tempo trasferita a Roma, e l’attuale pm di Latina Claudio De Lazzaro.

Sergio Gangemi è coinvolto nel processo che lo vede imputato insieme al fratello Gianpiero, e a Patrizio Forniti e Mirko Morgani, accusati di aver tormentato due imprenditori di Aprilia e Pomezia (Torvajanica, per la precisione), Ciampi e Bencivegna, con pretese estorsive che, secondo la magistratura, sono arrivate fino a 25 milioni di euro partendo da un prestito di 13 milioni. In realtà, la posizione di Sergio Gangemi risulta stralciata, in accordo col pm: l’imputato ha rinunciato all’esame dei propri testi accettando solo l’esame documentale.

COMUNICATO STAMPA DEL COMANDO PROVINCIALE DELLA GUARDIA DI FINANZA DI LATINA

Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Latina in collaborazione con il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata – sotto il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, hanno eseguito un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma, con il quale è stata disposta l’applicazione della misura di prevenzione del sequestro in relazione all’ingente patrimonio – costituito da imprese commerciali, beni immobili e disponibilità finanziarie – riconducibile a Sergio Gangemi, cl. ‘74, di Reggio Calabria, operante principalmente nel settore dell’edilizia, immobiliare e del commercio di prodotti elettronici.

I beni sottoposti a vincolo (n. 53 immobili, tra appartamenti e terreni, n. 1 opificio industriale, n. 5 autoveicoli, n. 1 imbarcazione, conti correnti, quote societarie e l’intero compendio aziendale di n. 10 società) nelle province di Roma, Milano, Reggio Calabria e Latina, sono risultati, a vario titolo, nella disponibilità del proposto, da anni residente in provincia di Latina e gravato, a partire dagli anni ‘90, da plurimi precedenti penali e numerose sentenze definitive di condanna per reati contro il patrimonio, di bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale. 

Le attività investigative condotte dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Latina hanno consentito di accertare il rilevante spessore criminale del soggetto, identificandolo quale appartenente ad una famiglia vicina a note cosche malavitose facenti parte dell’organizzazione criminale calabrese della ‘ndrangheta, nonché la sua raffinata e pervicace capacità delinquenziale, testimoniata dalle attività di riciclaggio dei capitali illeciti dallo stesso poste in essere mediante la creazione di numerose società, anche all’estero, intestate a prestanomi.

Da ultimo, il predetto Sergio Gangemi nel 2018 è stato tratto in arresto, unitamente ad altri tre soggetti, in quanto ritenuto responsabile di tentato omicidio (commesso ai danni di due imprenditori romani con l’utilizzo di bombe a mano e fucili automatici tipo kalashnikov), estorsione e usura, reati commessi con l’aggravante del metodo mafioso.

Gli approfondimenti patrimoniali, condotti con il continuo supporto operativo del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, hanno permesso, mediante l’interrogazione massiva delle banche dati in uso al Corpo, l’esame di copiosa documentazione bancaria e lo sviluppo di segnalazioni per operazioni sospette di elaborare schede globali molecola afferenti l’accumulazione illecita di un ingente patrimonio. Il proposto, infatti, poteva disporre, direttamente o indirettamente, di un compendio di beni il cui valore è risultato decisamente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.

Le tesi investigative trovavano, inoltre, ampio e pieno riscontro nelle dichiarazioni rese da taluni collaboratori di giustizia i quali confermavano che Sergio Gangemi, al fine di tenere sotto traccia i propri affari, si avvaleva di 8 prestanomi incensurati apparentemente operanti nella legalità.

Il provvedimento ablativo costituisce l’epilogo di complesse indagini economico-patrimoniali condotte, ai sensi del cd. “Codice Antimafia”, e si fonda sul riconoscimento, a carico del proposto, di una qualificata e permanente pericolosità sociale che si è manifestata con gravi episodi delittuosi commessi anche nel periodo in cui il medesimo era sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale.

L’odierna attivitàà rappresenta un’ulteriore azione della Guardia di Finanza a contrasto dei patrimoni illecitamente accumulati dalle organizzazioni criminali le quali, operando al di fuori della legge, inquinano il mercato danneggiando l’economia legale e gli imprenditori onesti.

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