MOL DI LATINA, CHIESTO L’ANNULLAMENTO DELLA VARIANTE URBANISTICA: “IRREGOLARE E ILLECITA”

Il complesso del Mol di Latina
Il complesso del Mol di Latina

Mercato ortofrutticolo di Latina: una delle società chiede al commissario l’annullamento della variante urbanistica

Continua la stagione di veleni all’interno del mercato ortofrutticolo di Latina che, come noto, è stato commissariato mesi fa dal Ministero della Imprese e del Made in Italy a causa di un gestione complicata e irregolare sia dal punto di vista finanziario che prettamente amministrativo.

Ad ogni modo, per comprendere ci cosa consta il nuovo capitolo della saga interna ai soci del mercato ortofrutticolo latinense, basterebbe riprendere la durissima relazione del tecnico incaricato dal Ministero che, già nella scorsa primavera, chiedendo il commissariamento poi avvenuto con la dottoressa nominata, Sara Agostini, aveva fatto menzione, tra le altre cose, della variante urbanistica.

Le critiche da parte della rilevazione ministeriale erano arrivate, infatti, anche alla variante che ha trasformato l’area del Mol, con un cambio di destinazione d’uso, da zona agricola a servizi generali. Un cambio urbanistico al Piano Regolatore del Comune di Latina, avvenuto a settembre 2021 poco prima delle elezioni che videro la seconda vittoria come sindaco di Damiano Coletta. Tale variante prevede la realizzazione per circa 8950 metri quadri di aree a parcheggio e verde, nonché muove strutture edilizie, demolizioni, un’isola ecologica ecc.

Ebbene, secondo il Ministero, il progetto apre a scenari definiti non prevedibili con possibili ricadute sull’assetto giuridico della società e sulle finalità statutarie. Il progetto ha un impatto rilevante sull’assetto finanziario del Mol che ha già registrato perdite significative nei due ultimi esercizi e che è comunque esposta a perdite. I costi per le opere di urbanizzazione ammontato, al momento, a quasi 800mila euro, oltreché ai costi degli oneri straordinari di variante.

Tra le storture rilevate dal Ministero c’era anche un quadro di litigiosità interna, per cui vi è stata una enorme mole di contenziosi sia civili che penali che sono maturati tra il Mol e soci o ex soci. Situazioni che hanno posto a rischio l’equilibrio finanziario. Tra i contenziosi è stata citata la nota controversia giudiziaria avente ad oggetto la cessione di quote da parte della Apple 95 srl a favore della Sa.Gi srl conclusasi con la nullità dell’atto di cessione stesso, così come certificato da due sentenze di primo e secondo grado del Tribunale e della Corte d’Appello di Roma.

Ed è proprio uno dei soci del Mol, Apple 95, che, dopo accesso agli atti, avanza al Commissario governativo, Sara Agostini, la richiesta di annullamento della variante urbanistica, allegando la documentazione presso l’amministrazione comunale e informando che è presente una informativa dei Carabinieri del Nipaaf di Latina.

Alla Commissaria, il socio chiede di accertare l’assenza dei poteri di legittimazione del Presidente del Mol, Paolo Ghedin, e di informare tutta l’assemblea dei soci circa l’adozione degli atti necessari per la nullità della variante urbanistica. Inoltre, la Apple 95, che si dichiara pronta a costituirsi parte civile in ogni eventuale processo penale o contenzioso, ricorda alla commissaria di sottoporre all’assemblea dei soci l’azione di responsabilità dell’organo amministrativo e del collegio dei revisori “per aver assunto decisioni e prodotto atti illegittimi in assenza di poteri, producendo danni economici rilevanti passati, presenti e futuri”.

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C’è da dire che, per quanto riguarda la variante urbanistica, se è vero che attribuita all’amministrazione Coletta, è altrettanto chiaro che non ha trovato, almeno al momento, un grande interessamento da parte dell’amministrazione di centrodestra, a guida Matilde Celentanto.

Tramite un corposo esposto presentato ai Carabinieri del Nipaaf, a cui fa riferimento la Apple 95, viene scritto a chiare lettere che l’area di pertinenza dell’impianto Mol ricade in zona H rurale del PRG vigente e non in zona E di PRG destinata ad “attrezzatura di servizio” (che non prevede la realizzazione di edifici artigianali) come invece è riportato, erroneamente, nella tavole grafiche e in più passaggi della delibera comunale risalente al 2021.

Secondo l’esposto, la determinazione della consistenza esistente viene effettuata dai progettisti, validata dall’ufficio, accettata dalla Regione e deliberata con la delibera del consiglio comunale nel 2021, in contrasto con le prescrizioni regionali in materia di calcolo del volume. L’errore, inoltre, avrebbe fatto sì che siano stati sbagliati anche i calcoli per la dotazione degli standards urbanistici.

Messo in discussione anche un passaggio amministrativo in quanto, all’esito della conferenza di servizi sulla variante, conclusa a luglio 2021, il verbale avrebbe dovuto essere trasmesso al Sindaco ovvero al Presidente del Consiglio comunale che lo sottopone alla votazione del Consiglio nella prima seduta utile. Ciò non sarebbe avvenuto, in quanto il medesimo verbale sarebbe stato depositato in Segreteria Generale del Comune di Latina. Tale passaggio avrebbe leso le garanzie di trasparenza, tanto che il l’ufficio delle attività produttive del Comune di Latina (Suap) avrebbe impropriamente e surrettiziamente proposto la pubblicazione del progetto del piano generale ma non le varianti al Piano regolatore generale. La procedura utilizzata dal SUAP avrebbe impedito la osservazione degli atti della variante e la presentazione di osservazioni avverso il provvedimento di adozione.

Ecco perché la delibera di consiglio comunale, nel 2021, sarebbe stata approvata in assenza di preventiva adozione e in contrasto con la normativa. A finire sotto la lente dell’esposto, quindi, la determinazione di non assoggettabilità al Vas; il parere unico regionale, emesso sulla base di falsi presupposti; come detto, la delibera del consiglio comunale nel 2021, votata dalla maggioranza Coletta.

Il problema urbanistico della variante, però, se non volutamente, è stato tralasciato e nessuno della maggioranza di centrodestra ha portato finora all’attenzione, quantomeno di una commissione urbanistica ad hoc, il tema, invece imputato un tempo dal centrodestra stesso all’amministrazione guidata da Latina Bene Comune. D’altra parte, le questioni urbanistiche nella città hanno un minimo comun denominatore: tante pressioni ricevute da interessi privati verso tutte le parti politiche cittadine che, per non sapere né leggere né scrivere, rinunciano ad affrontare temi spinosi e poco convenienti.

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