migliare verdi

MI RICORDO MIGLIARE VERDI

in Attualità/Politica

Al tempo della pianificazione fascista, furono pensate e costituite, attraverso la selva e la palude, una serie di strade, le cosiddette “Migliare” tra i due estremi dell’Appia e della Litoranea.

Al tempo della Lega di Salvini, le Migliare rimangono ancora molto importanti alla maniera di vettori politici con cui i vari personaggi che la animano stanno raggiungendo il cuore della politica pontina e non solo. Una serie di Migliare, ormai avare dei frangivento, ma colorate incredibilmente di verde (visti i consensi leghisti in provincia), da cui partono i desideri di donne e uomini politici ansiosi di salire a bordo del vascello del Capitano Matteo Salvini.

Glenn Close e Michael Douglas
Glenn Close e Michael Douglas in una scena del film “Attrazione fatale” (1987).

Ultima ma non ultima per importanza, la sindaca di Sabaudia Giada Gervasi, imbibita dall’ampolla ricolma d’acqua del Po – lei, nel caso aderisse, dovrà accontentarsi del canale romano del Lago di Paola – è data in procinto di colorarsi green anche lei, a ruota del sindaco di Latina Damiano Coletta che, nel campo opposto, ha sposato da tempo il partito “Italia in Comune” di Federico Pizzarotti. Adesioni che pare abbiano messo in testa a qualche ricercatore universitario di scienze politiche un nuovo saggio sulle voglie matte che prendono alla testa quelli che, eletti in liste civiche – sia Coletta che Gervasi -, e diventati primi cittadini, sono fatalmente attratti, manco fossero delle redivive Glenn Close, da partiti con ambizioni nazionali ed europee.

C’È CHI DICE NO…MA SE C’ERA DORMIVA E SE DORMIVA SOGNAVA

La Lega di Salvini, si sa, è il partito che nei sondaggi riscuote il maggior consenso popolare. Anche nella provincia pontina, come in tutto il centro-sud e il sud, il partito sta costruendo una classe dirigente che ha il concreto obiettivo di occupare le amministrazioni locali.
A differenza del nord dove la classe dirigente è radicata da anni, al sud e al centro-sud, un tempo trattati dalla Lega come ricettacolo di terroni e bufali, le caselle della dirigenza politica erano vuote. Ecco perché da tempo sono tutti lampi di folgorazioni sulla via Bellerio, un collocamento e un ricollocamento di politici all’interno del partito.
Sembra cresca anche la militanza con parole d’ordine come partecipazione e gazebo che, almeno fino a poco tempo fa, non solo erano ad appannaggio sostanzialmente del Movimento 5 Stelle ma, per di più, erano dileggiate dalle forze politiche tradizionali, inclusa la Lega pre-Salvini.

Report, puntata del 10 dicembre sulla Lega
Un’immagine di Matteo Salvini da Report, la trasmissione di approfondimento giornalistico in onda su RaiTre che, nella puntata del 10 dicembre 2018, dedicata alla Lega, raccontava una serie di personaggi più o meno improbabili, alcuni dei quali coinvolti in processi della magistratura (persino uno per narcotraffico), che il partito di Salvini sta ingaggiando nel sud Italia.

Insomma, il Capitano Matteo Salvini, guida sicura dei militanti, avrebbe portato un vento di rinnovamento nel partito un tempo di Umberto Bossi e Bobo Maroni sebbene, nella provincia pontina, c’è qualcuno che non la pensa così.

Ci opponiamo con decisione a questa campagna acquisti forsennata che la Lega sta attuando in tutto il territorio provinciale ed ovviamente anche a Santi Cosma e Damiano…Esiste il tentativo di un restauro forzato della Dc, formazione politica che andava per la maggiore durante la prima Repubblica e che, ora, alle soglie della terza Repubblica risulta in evidente difficoltà…Fino a oggi la Lega è in continua crescita proprio perché ha saputo e sa parlare al cuore degli italiani…Ma se ci stiamo riuscendo è proprio perché abbiamo saputo tener fuori quei personaggi di lungo corso che, invece, vorrebbero ricostruirsi una improbabile verginità politica. L’ingresso di queste persone e la poca chiarezza politica, non solo ci farebbe perdere quella credibilità che ormai abbiamo acquisito agli occhi dei cittadini che ci vedono come un vero punto di riferimento, ma ci farebbe crollare anche dal punto di vista elettorale. I cittadini anche di Santi Cosma e Damiano e Castelforte non capirebbero giustamente l’ingresso di queste persone che sulla politica hanno basato le loro carriere personali e ci punirebbero al momento delle votazioni”.

Le parole pronunciate da Nicola Perrino, giovane esponente della Lega di Salvini nel lembo più a sud della provincia, Santi Cosma e Damiano, non lasciano molto spazio ai dubbi sul senso di frustrazione che molti militanti come lui hanno nel constatare che la Lega, nel territorio pontino, sta dando spazio a catenacci di epoche perdute (addirittura viene citata la Democrazia Cristiana). Per di più, come riportato più volte in molti articoli di Latina Tu, alcuni dei maggiori protagonisti della Lega locale sono stati attori di amministrazioni precedenti e disastrose, e coinvolti in vicende inopportune e, persino, evocate da personaggi che risultano arrestati in ragione di Alba Pontina, l’inchiesta che ha terremotato un pezzo del clan Di Silvio a Latina.

Lega ai Giardinetti di Latina
Dal Parco Falcone e Borsellino, l’allestimento della festa della Lega a Latina con Matteo Salvini nel settembre scorso.

Il quadro che descrive Perrino conferma le perplessità di Latina Tu e delinea la girandola di personaggi che con delle vere e proprie piroette torcicollo sono saltabeccati di partito in partito fino ad approdare al lido che, più di tutti, promette di riscuotere dividendi elettorali alle amministrative dei comuni pontini negli anni a venire.

Peccato che lo stesso Perrino ha tenuto a smentire qualsiasi polemica contro qualcuno in particolare, nega assolutamente che fosse rivolta ai personaggi che con Latina Tu abbiamo raccontato, anzi precisa, per di più, che non si rivolgeva proprio a nessuno in carne e ossa. Eppure, tolto lo Spirito Santo, le sue parole sembrano dire il contrario.

Dunque, non sappiamo a quali nomi pensasse nello specifico Perrino, anche perché lui non ne fa nel suo j’accuse. Considerato che il giovane militante leghista sostiene incredibilmente di non riferirsi a nessuno, Latina Tu, interpretando il suo pensiero inequivocabile, e lontana dal credere agli esorcismi, ha deciso di dargli una pacca sulla spalla d’incoraggiamento. Anche perché tutti i cittadini che votino o non votino la Lega hanno ascoltato le sue parole e sono ben fiduciosi quando dice che i militanti leghisti vogliono opporsi “con decisione a questa campagna acquisti forsennata che la Lega sta attuando in tutto il territorio provinciale”.
Orbene, di chi parlava il Perrino quando nomina personaggi che “vorrebbero ricostruirsi una improbabile verginità politica”? Proviamo a indovinare.

I QUATTRO LUOGOTENENTI PONTINI DEL CAPITANO SALVINI

Tra i politici passati da più partiti che, seguendo il paradigma di Perrino, sono quelle “persone che sulla politica hanno basato le loro carriere personali” il pensiero è andato ai 4 maggiori esponenti del territorio che, pur il Perrino giurando che non rimandasse a loro, hanno tutte le caratteristiche evidenziate nel suo j’accuse.

Angelo Tripodi
Angelo Tripodi

Angelo Tripodi, attualmente consigliere regionale della Lega, dopo un passato a destra ha collezionato più partiti che un accanito filatelico di francobolli, oltreché ad annoverare nel curriculum un assessorato nell’amministrazione Di Giorgi-Maietta. Negli anni: Alleanza Nazionale (poi Pdl), Forza Nuova, poi civico (lista “Noi siamo Latina), pirozziano (quando l’ex sindaco di Amatrice, Pirozzi, in ragione del terremoto, stava in televisione più di Pippo Baudo negli anni ottanta), fino a trovare la casella dell’oca d’oro e approdare l’anno scorso al Salvinismo che gli ha consentito di ottenere la poltrona della Pisana. Latina Tu si è concentrata su Tripodi in merito ad un altro particolare di non poco conto: il suo nome, da non indagato, si può ritrovare nelle carte di Alba Pontina che ha contestato ad alcuni appartenenti del clan Di Silvio di Latina l’associazione mafiosa (dopo almeno un ventennio che la Direzione Distrettuale Antimafia si teneva lontano dal capoluogo di provincia per criminali autoctoni). Vengono citati lui e alcuni suoi sodali politici per numerosi fatti circostanziati dal pentito più noto della recente storia giudiziaria pontina: Renato Pugliese, il figlio di Cha Cha Di Silvio, riconosciuto credibile dalla DDA romana, così come ampiamente descritto in Bastarda Pontina parte III.

Sicuramente, saremo noi di Latina Tu ad essere maligni, e allora l’indignazione di Perrino non si sarà rivolta neanche al deputato e coordinatore regionale della Lega Francesco Zicchieri, ex AN (poi Pdl), e infine salviniano. 

Francesco Zicchieri
Francesco Zicchieri

Meno girovago di Tripodi il cui record di partiti e simboli resiste come il record di Mennea sui 200 metri, anche Zicchieri è citato (non indagato) nella carte dell’inchiesta Alba Pontina, in quanto gli uomini che hanno condotto l’operazione ritrovarono sull’auto su cui viaggiava l’altro pentito di Alba Pontina, Agostino Riccardo, e due suoi sodali, alcuni manifesti del deputato leghista di Terracina: un fatto che, insieme ad altri dello stesso tenore, ha attirato le attenzioni della Polizia in merito alla propaganda elettorale e al mercato delle affissioni che i clan di Latina e provincia praticavano a favore di alcuni politici del territorio pontino. In realtà Zicchieri, ormai lanciato in orbita anche dalle scuole pontine, è probabilmente guardato con molta ammirazione da Perrino perché, a differenza sua, nel luglio scorso, è stato piuttosto esplicito respingendo al mittente gli ammiccamenti di Stefano Galetto, ex consigliere regionale, fedelissimo dell’ex sindaco Vincenzo Zaccheo, coinvolto nello scandalo delle spese pazze alla Regione Lazio con guai sia penali che erariali (Corte dei Conti), il quale qualche mese fa, visto l’andirivieni in casa Lega, aveva sentito l’esigenza di provare anche lui un suo discorso di adesione a Salvini, proponendo ai possibili nuovi sodali leghisti la figura di Zaccheo. Che per un partito che vuole rinnovare, la figura dell’ex sindaco calza a pennello quanto Albano ad un concerto di Sfera Ebbasta.

Ma Zicchieri fu stentoreo: “Zaccheo ha fatto il suo tempo e oggi la Lega guarda ad altro”, bocciando senza appello sia l’ex sindaco di Latina che Galetto e ammonendo con monito: “la Lega oggi non va considerata assolutamente un semplice approdo per gli ex di An”. Parole nette che chiaramente, se applicate, dovrebbero valere anche per Zicchieri stesso che proprio da An proviene. Ma in casa Lega pontina, a giudicare da ciò che dicono e che un minuto dopo smentiscono, sembra che il “paradosso” sia pratica abituale. Quindi, meglio non farci troppo caso.

E, allora, siamo ancora più certi, che non si rivolgeva, il Perrino, neanche a Massimiliano Carnevale, poiché le dichiarazioni di Zicchieri erano dirette agli ex di An ma non a chi ha militato in altri partiti, persino nella vituperata Democrazia Cristiana che il giovane sancosimese utilizza come riferimento in negativo da cui stare alla larga.
E sarà ancora più destabilizzante il risveglio del militante Perrino nel sapere che proprio Carnevale è stato delegato provinciale della Democrazia Cristiana giovanile nel 1989 per poi proseguire la sua carriera politica, negli anni, per le varie declinazioni dello Scudo Crociato (CDU, UDC).

Lega a Latina
Carnevale al momento della presentazione nelle fila della Lega

Politico di lungo corso, passato dall’UdC ai tempi del regno di Michele Forte, poi folgorato dal PD, insieme al padre Aristide (consigliere nella scorsa amministrazione Di Giorgi di cui si ricorda l’afasia nell’assise comunale), Carnevale è infine approdato pochi mesi fa, rimanendo serio, alla Lega. In questi passaggi, l’ex giovane democristiano Carnevale non si è fatto mancare anche lui qualche grana con la giustizia: un processo per una storia di estorsione e turbativa d’asta.
Il pm Monsurrò della Procura di Latina aveva chiesto la sua reclusione per un anno e otto mesi ma il Tribunale di Latina lo assolse. Al di là della vicenda processuale, quello che saltò agli occhi è che, come coimputati, Carnevale non aveva Lord Brummel e Messer Giovanni della Casa ma personaggi che hanno scritto la storia criminale di Latina nell’ultimo ventennio: Costantino Cha Cha Di Silvio e Gianluca Tuma, altro pezzo da novanta del crimine pontino e condannato per intestazione fittizia di beni, uno dei reati con cui i colletti bianchi si rifanno, come direbbe Perrino, una verginità.

E allora siamo certi di poter escludere che Perrino si rivolgesse al sottosegretario del Ministero del Lavoro, Claudio Durigon, venetopontino di Latina che, nella sua carriera sindacal-politica, ha inanellato più di qualche tacca: dopo un vita al sindacato dell’Ugl e un incarico ben remunerato all’Assessorato del Lavoro nella Regione Lazio di sora Renata Polverini, ecco l’attracco in Città Nuove (la fu lista-partito della Polverini) e un altro salto con Storace per cui fu candidato alle Regionali nel 2013. Infine, esausto, è giunto anche lui dal Capitano Salvini in tempo per farsi eleggere, nel marzo 2018, alla Camera dei Deputati.

Durigon è molto rispettato e ascoltato dal Capitano tanto è che, oltre ad essere voce e prezzemolo frequente del Governo nei talk show televisivi nazionali, viene intervistato anche dai cosiddetti giornaloni, dal Corriere della Sera in giù, al fine di dirimere i dubbi su quota cento, pensioni, crisi aziendali ecc., arrivando persino a rassicurare, nel caldo settembre 2018 in cui dalle parti del Governo si discuteva degli elementi portanti della manovra di Bilancio, il Ministro dell’Economia Giovanni Tria sul fatto che, politicamente, non rischiava niente.

Claudio Durigon
Claudio Durigon

Al che Tria, ascoltata la trasmissione Coffee Break su La7 da dove Durigon aveva proclamato l’assoluzione, siamo certi avrà tirato un sospiro di sollievo.
Non saremmo giudicati troppo cinici se ricordassimo ai giovani militanti della Lega che Durigon è stato descritto con parole di fuoco dai suoi stessi ex compagni di Ugl, dove è stato vice segretario generale.
Così pennellava il quadro durigonesco, nel gennaio 2018, Massimo Visconti, esperto di sindacato e relazioni sindacali, amministratore di vari consigli in società pubbliche, nonché Presidente del Conservatorio di Santa Cecilia a Roma: “Erano gli anni d’oro del sindacato che poi cambierà nome in Ugl e forse proprio questo cambiamento di nome, voluto dall’allora segretario generale della Cisnal Mauro Nobilia, deve aver aperto la strada ad ambizioni, legittime, ma non certo rispondenti alle logiche vocazionali di un sindacalista. Infatti iniziò Nobilia nel 1999 ad utilizzare l’incarico di segretario generale del sindacato per farsi eleggere al parlamento europeo, poi la tradizione continuò con Renata Polverini, anch’essa catapultata dalla poltrona di vertice del sindacato, prima alla presidenza della regione Lazio e poi in parlamento. Insomma tutti a criticare, prima, i sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil che, a detta dei puri e duri della Cisnal/Ugl, utilizzavano il sindacato come trampolino di lancio per gettarsi in politica per poi scimmiottare loro stessi i colleghi della triplice. Quanto è avvenuto in Ugl con la Polverini ci dice, invece, come i tempi siano cambiati ma come certi “vizietti” rimangono nel dna di certi sindacalisti come dimostra l’accordo tra la Lega e l’Ugl annunciato da Matteo Salvini…il buon Salvini strombazza un accordo operativo con Ugl prendendo come referente interno il vice segretario generale Claudio Durigon che da ieri però, a seguito non si capisce bene di quale incarico avuto all’interno della Lega, si è dimesso dall’incarico di vice (ndr: vice segretario generale dell’Ugl). Ribadiamo che è legittimo da parte di un sindacalista cambiare lavoro per fare il politico ma non riteniamo consono il fatto che per raggiungere obiettivi politici e partitici (personali) si utilizzi il sindacato e quindi la buona fede degli associati al sindacato stesso. Le posizioni poi assunte nel tempo da Claudio Durigon fanno invidia ai migliori ballerini che riescono a saltare da un lato all’altro del palcoscenico senza mai cadere e sempre con quel sorrisetto di ghiaccio stampato in faccia. Infatti Durigon, dal punto di vista umano risulta anche simpatico con il suo bel faccione e la sua stazza fisica e debbo dire, per averlo incontrato due volte, molto arguto e nello stesso tempo molto spregiudicato”. Parole che, nel descrivere Durigon come il Nureyev dei voltagabbana, sembrano molto affini a quelle di Perrino solo che, diversamente dal giovane leghista, fanno nomi e cognomi.

Ma allora, si dirà, a chi si rivolgeva il giovane Perrino? Non è dato sapere, magari a qualche cacicco locale del sud pontino che vuole rubargli la scena tra un gazebo e l’altro. O al consigliere comunale di Castelforte Michele Saltarelli che, come ha dichiarato Olivia Costanzo, altra giovane esponente della Lega come Perrino, si “ostinerebbe a mantenere due piedi in una scarpa, in quanto restio a staccare il cordone ombelicale che lo lega al suo ex schieramento civico”. Chissà. Certo, il povero Saltarelli confrontato ai quattro pesi massimi del leghismo pontino sembra più la pastorella Bernadette che “quei personaggi di lungo corso che, invece, vorrebbero ricostruirsi una improbabile verginità politica”. Oppure, come alternative: Antonio Di Rocco, candidato in Regione Lazio con Pirozzi nel 2018, già uomo di Michele Forte nell’UDC, e ad oggi consigliere comunale leghista a Formia, e Nicola Riccardelli, consigliere comunale formiano in quota Salvini, ma storico esponente dell’UDC.
In attesa che come a Bernadette, anche al giovane Werther Perrino appaia una visione così che abbia più chiara la questione su chi siano questi personaggi che cercano di rifarsi una verginità politica, siamo certi che qualche dritta gliel’abbiamo data.

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