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MAXI SEQUESTRO PER L’IMPRENDITORE COINVOLTO NELL’INCHIESTA CHE COLPÌ 2 FINANZIERI DI LATINA

in Giudiziaria

Maxi sequestro nei confronti dell’imprenditore milanese Giancarlo Bolondi che nel giugno 2018 fu coinvolto in un riciclaggio di contributi non versati che vide, tra gli arrestati, anche due finanzieri di Latina.

Frode fiscale, riciclaggio e sfruttamento del lavoro, con una “specializzazione caporalato” nel ramo del facchinaggio. Già ai domiciliari, Giancarlo Bolondi, 63 anni, residente in Svizzera, finisce di nuovo nei guai a causa di un maxi sequestro, eseguito dalla Guardia di Finanza di Pavia, nei confronti della sua società Premium Net S.c.p.a: 120 immobili tra Milano, Lodi, Brescia, Torino, Genova; imposte evase per “14 milioni di euro”; conti correnti e una polizza assicurativa. A deciderlo è stata la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano, su richiesta dei pm Bruna Albertini e Paolo Storari.

Bolondi è stato contestato dai magistrati di Pavia di essere stato a capo, negi anni intercorsi tra il 2012 e il 2018, di un “network di consorzi e cooperative”, attraverso il quale avrebbe anche “reclutato manodopera in condizioni di sfruttamento”, approfittando dello “stato di bisogno dei lavoratori, tenuti costantemente sotto la minaccia di perdere il lavoro”. Operai che dovevano accettare condizioni diverse rispetto ai contratti collettivi nazionali su turni, ferie e gestione dei riposi.

L’indagine di Pavia, come spiegano nel decreto di sequestro i giudici Rispoli-Cernuto-Pontani, è collegata all’amministrazione giudiziaria che è stata disposta, a maggio, per Ceva Logistic Italia srl, ramo della multinazionale leader nel settore della logistica: commissariata per “sfruttamento di manodopera”. Ceva, che controlla ha la “Città del libro” pavese, un centro logistico per la distribuzione di materiale editoriale, era proprio “una delle clienti del “sistema BolondI” e impiegava “manodopera fornita dalla Premium Net”.

Secondo i giudici, il consorzio di Bolondi era in grado di interfacciarsi sul mercato dell’outsourcing con i principali attori economici pubblici e privati. Allo stesso tempo, almeno dal 2009, l’imprenditore avrebbe portato avanti, tra la Lombardia e il Lazio (un procedimento a suo carico anche dei magistrati di Velletri), “un sistema fraudolento di gestione delle attività economiche finalizzato ad evadere le imposte”, affiancato “da un’attività” di “occultamento della provenienza illecita dei profitti“, con ‘schermi’ societari e prestanome. Il tutto, tra cui anche proventi di “truffe ai danni del sistema previdenziale e del mancato pagamento ai dipendenti del tfr (gli operai venivano spesso licenziati e poi riassunti in altre cooperative)”, poi riciclato, secondo i giudici, “in investimenti immobiliari”. 

Come noto, la Procura della Repubblica di Velletri e i Finanzieri del Comando Provinciale di Roma diedero esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare e a un sequestro preventivo per equivalente nei confronti di Giancarlo Bolondi, e di altre 5 persone coinvolte, per un’altra frode che prevedeva un articolato sistema di riciclaggio dei proventi illecitamente accumulati.

I militari della Compagnia di Nettuno scoprirono che alcune ingenti somme di denaro, derivanti dalla frode fiscale milionaria, furono fatte confluire da Bolondi su conti correnti di alcuni soggetti di Anzio e Nettuno, i quali provvedevano, con la complicità di altri intermediari, a restituirle “in contanti” direttamente allo stesso Bolondi.
L’intero sistema di frode ruotava attorno alla Premium Net S.c.p.a., la società consortile oggetto del provvedimento di sequestro odierno, che forniva servizi di logistica (gestione di magazzini, imballaggio, allestimento spedizioni), trasporto e gestione di call center a note imprese nazionali e multinazionali, impiegando oltre 10.000 dipendenti in varie regioni d’Italia.
Tali dipendenti, secondo i Finanzieri, venivano utilizzati per le presunta e complessa frode che, tramite la creazione di cooperative fittizie (circa 28) e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti di oltre 150 milioni di euro, ha consentito l’indebita detrazione di Iva per oltre 33 milioni di euro e l’omesso versamento di contributi previdenziali ed assistenziali per oltre 5 milioni di euro.

Le cooperative, ritenute vere e proprie scatole vuote, furono individuate come responsabili del versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti all’I.N.P.S. e all’I.N.A.I.L., ma, essendo intestate a prestanome e rimanendo operative solo per un brevissimo lasso temporale, non hanno mai ottemperato, lasciando, in realtà, rilevanti debiti nei confronti dell’Erario e i lavoratori privi dei versamenti contributivi. 
Questo meccanismo fraudolento ha consentito alla Premium Net S.c.p.a. di proporsi sul mercato con prezzi estremamente vantaggiosi, operando così in danno dei soggetti economici rispettosi delle regole.

Le somme indebitamente accumulate erano indirizzate, in seguito, sui conti di un’unica cooperativa, la “Universo”, simulando anche in questo caso operazioni commerciali mai avvenute, al fine di giustificare i movimenti finanziari e ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa.
Dalla coop Universo, le somme venivano poi smistate su conti correnti appositamente accesi presso istituti di credito di Anzio e Nettuno, dai quali tre persone residenti nelle cittadine laziali effettuavano numerosi prelievi per piccoli importi, trasformando così l’intera somma ricevuta in denaro contante, che, infine, attraverso altri due intermediari, militari della Guardia di Finanza in servizio a Latina – Riccardo Tomei e Vincenzo Camerota, finanzieri in servizio presso il Nucleo operativo di Latina che furono arrestati dai colleghi delle Fiamme Gialle di Nettuno – veniva riconsegnato direttamente nelle mani dell’imprenditore milanese.  

Le Fiamme Gialle di Nettuno ricostruirono un riciclaggio di somme illecitamente accumulate per oltre 1,2 milioni di euro.
Inoltre, i Finanzieri scoprirono che un’ulteriore somma di 611mila euro è stata trasferita e impiegata in altre attività economiche direttamente da Bolondi, per tentare di occultarne la provenienza illecita.
Nel giugno 2018, i militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Nettuno ne arrestarono 6 (2 in carcere e 4 ai domiciliari, su 11 indagati complessivi), compresi Bolondi e i due finanzieri. I reati contestati all’epoca sono quelli che siamo ormai abituati a vedere in questo tipo di operazioni: riciclaggio, autoriciclaggio, corruzione e collusione.

Di particolare sconcerto fu quell’indagine, risalente a un anno e mezzo fa, proprio perché coinvolse due finanzieri operanti a Latina. Tomei (di Latina) e Camerota (di Minturno) avrebbero ricevuto da Bolondi denaro e altri favori – cene, biglietti per partite di calcio e promesse di impiego per i familiari – e in cambio gli avrebbero consegnato il denaro provento di riciclaggio ma anche fornito informazioni sulle modalità per compiere frodi erariali e su come evitare intercettazioni telefoniche nel corso di indagini di polizia tributaria.

Riccardo Tomei, inoltre, fu anche indagato nell’inchiesta Arpalo perché, secondo l’accusa si sarebbe proposto all’ex Presidente del Latina Calcio e deputato di Fratelli d’Italia, Pasquale Maietta, per fornire informazioni sull’inchiesta che lo vedeva coinvolto, in cambio di denaro dopo che altri due suoi colleghi, Ciro Pirone e Tarcisio Dell’Aversana, erano stati scoperti a fare la stessa cosa.

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