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LEGA DI LATINA: COMPAGNO TRIPODI SCARICA SALVINI E INNEGGIA A MAO TSE TUNG

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Non vorremmo occuparci in continuazione di rappresentanti pontini della Lega di Salvini, primo perché il troppo stroppia, secondo perché la politica e il territorio hanno bisogno anche di altroEppure, nonostante i nostri sforzi, i luogotenenti del Capitano Matteo Salvini nella provincia di Latina ci offrono sempre di più spunti per una riflessione, prima che politica, antropologica.

Abbiamo parlato diffusamente dei problemi della Lega nell’Agro, descrivendo con dovizia di particolari gli assalti all’armata Branca che in tanti stanno cercando di compiere per salire sul vascello del Capitano il quale promette, in futuro, poltrone nei vari consigli comunali pontiniSenza contare i prodotti politici già sfornati che possiamo ammirare in Parlamento e Regione Lazio. E quelli del futuro più prossimo nel Parlamento europeo, Salvini e “natiche extrapontine da piazzare” permettendo.

Non possiamo non occuparci, di nuovo, del consigliere leghista in Regione Lazio Tripodi, al secolo Angelo Orlando Tripodi, di cui già abbiamo sviscerato le gesta per questioni più serie mentre, oggi, vogliamo affrontare quelle che sicuramente ci divertono di più.

Angelo Orlando Tripodi
Dopo il tormentone dei bambini della Bauli, sicuramente l’augurio più gradito a Natale è stato quello di Angelo Orlando Tripodi (nell’immagine).

Ultima gemma di rara unicità Tripodi ce la offre tramite Facebook, uno dei social più utilizzati dai politici rampanti a ogni latitudine.
In realtà dobbiamo chiedere scusa al consigliere regionale perché ci eravamo permessi di ricordare tutta la trafila di partiti politici in cui aveva militato, da An al Pdl passando per Forza Nuova e una lista civica, per arrivare alla breve fuitina con Pirozzi e sposare per l’eternità che dona una poltrona la Lega di Matteo Salvini.

E dobbiamo chiedergli scusa anche perché avevamo menzionato il suo assessorato nell’amministrazione Di Giorgi-Maietta che, se non fossimo in un Paese smemorato di contemporanei, costituirebbe per chiunque ne abbia fatto parte (e Tripodi è in buonissima compagnia tra coloro che ancora hanno o aspirano a ruoli politici) una cartella di Equitalia inestinguibile.

Tuttavia, come detto, le scuse erano doverose perché non avevamo ancora capito la vera natura di Tripodi e siamo pronti ad aiutarlo per alleviare il suo travaglio interiore. Scopriamo, infatti, che, malgrado la sua volontà, è e deve essere stato costretto da forze magnetiche, che si sprigionano dalle poltrone delle assisi istituzionali, a una trafila nella destra. A giudicare da quanto ha scritto in uno degli ultimi post su Facebook, il consigliere ha un’irrisolta questione di identità ideologica in sé, quasi esistenziale tanto che il protagonista diviso per antonomasia di “Uno Nessuno e Centomila” al confronto pare l’unidimensionale John Wayne cappello a tesa larga, cavallo e stivalone.

Tripodi a destra
Quando Tripodi era ancora di destra, prima della svolta maoista

Forzato, dunque, a una carriera da camerata, un po’ di qua e un po’ di là, lo ritroviamo, sorpresa delle sorprese, compagno. E rossissimo, per di più. Ieri in uno sfogo alla Braveheart, Tripodi confessava la sua passionaccia da falce e martello niente di meno che per Mao Tse Tung di cui citava in un post, in un delirio da Libretto Rosso, uno dei più celebri aforismi del protagonista indiscusso della Rivoluzione culturale cinese.

All’inizio del breve post vergato sulla sua bacheca Facebook, in realtà Tripodi è il ragazzo di sempre, interpella con un tag i suoi amici di lotte verdi, la consigliera regionale Laura Corrotti e il deputato Francesco Zicchieri, ed entra nel ruolo di trascinatore politico da curva che riversa il suo carisma in sciarpa ultrà: “Spesso è più facile indignarsi per una ingiustizia commessa dall’altra parte del mondo che per una oppressione e discriminazione a mezzo isolato da casa…. è proprio quello che succede da noi nella nostra Latina nella nostra regione Lazio nella nostra beneamata Italia”. A parte lo sperimentalismo linguistico alla William S. Burroughs (le virgole potrà farsele rimborsare in Regione, così magari le userà) e l’incipit da Robin Hood di Via dei Pub, un contenuto piuttosto condivisibile.
Ad intermezzo di cotanto accorato epilogo, arriva l’amara riflessione con domandona alla film 300 modello credere obbedire combattere a Sparta: “Ci occupiamo di Trump Merkel Putin e chi più ne ha più ne metta, ma non prestiamo attenzione a tutto quello che ci succede intorno a tutte le problematiche….Siamo realmente pronti a combattere?

Tripodi post
Il post di Tripodi sulla sua bacheca Facebook dove ha richiamato il sol dell’avvenire comunista

Con sintassi da mandare in solluchero i linguisti, Tripodi sferza la folla e, ingrossata la giugulare alla De Rossi pre-derby, si carica sulle spalle la squadra.

Poi, all’improvviso quello che non ti aspetti. Il Tripodi trainer si tinge di vermiglio da Prima della Rivoluzione e scodella il rimando, con citazione testuale, al Grande Timoniere Mao: “La rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un’opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La rivoluzione è un’insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un’altra”.

Compagno Tripodi in pura trans leninista inneggia alla rivoluzione con l’eskimo pontino a intabarrarlo. E noi che credevamo di aver a che fare con uno in cerca di poltrone. Adesso sappiamo che il cuore è rosso, è solo la poltrona ad essere verde.

E alla fine, quando ormai convinti di non averci capito niente, Compagno Tripodi chiosa il suo post e ritorna meno rosso e più pop, con un verso degno di Laura Pausini, Gigi D’Alessio e Maria De Filippi messi insieme: Lottare e combattere finché c’è fiato, finché il cuore ha la forza di battere”.

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