“I PUBBLICANI”, VIOLENZE E PESTAGGI A LATINA: ARTUSA CONDANNATO A 6 ANNI DI RECLUSIONE

legge

Operazione “I Pubblicani” a Latina: si è concluso il processo che vedeva sul banco degli imputati il pluri-pregiudicato pontino Alessandro Artusa

Il 60enne di Latina, originario di Messina, Alessandro Artusa, pluri-pregiudicato, tuttora agli arresti domiciliari, doveva rispondere di estorsione, lesioni aggravate dall’aver agito in più persone e detenzione di un coltello.

Oggi, 11 luglio, il suo processo davanti al III collegio del Tribunale composto dalla terna di giudici La Rosa-Sergio-Romano, si è concluda. Al termine di una camera di consiglio durata circa tre quarti d’ora, il Tribunale di Latina ha condannato Artusa alla pena di 6 anni di reclusione e 500 euro di multa. Concesse le attenuanti generiche, Artusa ha rimediato anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la sospensione del cosiddetto pre-sofferto (Artusa, ai domiciliari, sta scontando la sua pena) nei prossimi 90 giorni, al termine dei quali sarà pubblicata la sentenza.

Alessandro-Artusa
Alessandro Artusa

Artusa, difeso dall’avvocato Maurizio Fote, è stato anche assolto per il reato di lesioni, dal momento che la vittima, nonché co-imputato, Gianluca Pezzano, non ha presentato querela. Assoluzione anche per aver portato fuori di casa un coltello e una pistola. La condanna, quindi, è conseguenza del reato di estorsione aggravata commessa in concorso con Roberto Ciarelli e Giuseppino Pes, entrambi già condannati in due gradi giudizio per gli stessi fatti.

Una pena minore rispetto a quanto richiesto dal pubblico ministero Martina Taglione che, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto una pena complessiva di 11 anni di reclusione più 8mila euro di multa. Secondo l’accusa, Artusa fu complica della spedizione punitiva contro il calabrese Pezzano, che viveva al Circeo, il quale fu vittima di un brutale pestaggio perché non pagava la droga a Roberto Ciarelli e Giuseppino Pes.

Per il pm Taglione è Artusa a riconoscere Pezzano e a dire a Pes di averlo individuato, tanto da assicurargli la possibilità di aggredirlo insieme a Roberto Ciarelli. È vero, ammette il pm, che Artusa interviene per fermare il pestaggio, ma lo avrebbe fatto solo per convenienza, in quanto se fosse morto sarebbe stato forse incriminato. Lo stesso Artusa, secondo il sostituto procuratore, sarebbe stato cosciente del debito di droga di Pezzano con Pes.

L’avvocato Forte, invece, nella sua arringa, aveva reiterato la richiesta di inutilizzabilità delle intercettazioni ambientali che avevano praticamente ritratto un presa diretta il pestaggio di Pezzano. Il difensore ha chiesto l’assoluzione per il reato più grave o quantomeno la derubricazione dello stesso a tentata estorsione. Al contrario, sull’inutilizzabilità delle intercettazioni, il pm Taglione ha ribattuto che fanno parte di un procedimento della DDA non ancora in discovery e quindi protetto dal segreto.

A giugno, nell’ultima udienza di dibattimento del processo, era stato interrogato, proprio il 41enne di Siderno (Reggio Calabria), Gianluca Pezzano, come persona offesa. Pezzano è un personaggio chiave dell’intero processo derivante dall’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina denominata “I Pubblicani”.

Gli altri imputati del processo hanno scelto di essere giudicati col rito abbreviato e sono stati condannati anche in Appello. Artusa, destinatario di un provvedimento di sorveglianza speciale, invece, è l’unico ad aver scelto il rito ordinario e, nel corso del suo processo, esaminato dal sostituto procuratore Martina Taglione e dall’avvocato difensore, ha praticamente spiegato di sentirsi un perseguitato e di non aver mai né picchiato né minacciato Gianluca Pezzano.

Leggi anche:
“I PUBBLICANI”, SPACCIO E PESTAGGI A LATINA, TUTTI CONDANNATI: PER QUATTRO DI LORO RIDUZIONI DI PENA

Artusa, infatti, deve essere giudicato in ragione delle violenze che avrebbe messo in atto, in concorso, contro Gianluca Pezzano. Nel quadro investigativo e processuale, Pezzano ha sì ceduto droga (è stato condannato a 4 anni e 6 mesi), ma risulta anche vittima di pestaggio e violenza a causa di debiti per la sostanza stupefacente. Una doppia punizione in due distinte occasioni: l’una che, secondo l’accusa, sarebbe stata compiuta dal trio Giuseppino Pes, Roberto Ciarelli e Alessandro Artusa, l’altra da Amine Harrada, l’uomo di origine marocchina condannato per essere stato l’esecutore della violenza ai danni del medesimo Pezzano.

In merito al pestaggio di Pezzano, sia Pes che Ciarelli sono stati già condannati in Appello: la loro pena complessiva (non solo per l’episodio di Pezzano) è stata rispettivamente di 7 anni e 4 mesi e 6 anni e 4 mesi.

In una precedente udienza, uno dei militari dell’Arma che ha condotto le indagini aveva spiegato che gli investigatori erano sulle tracce di Artusa e di Ciarelli per ipotesi di atti intimidatori e affari intorno allo spaccio di droga. Il 25 maggio 2021, così come ha riportato un Carabiniere, Artusa avrebbe parlato con Roberto Ciarelli su questioni che molto probabilmente avevano a che fare con affari di sostanze stupefacenti, in riferimento a un calabrese, ossia Gianluca Pezzano, che avrebbe acquistato la droga. A fare da tramite un’altra co-imputata e co-condannata, Cristina Giudici.

Peraltro, Artusa e Pes sono personaggi molto noti nel crimine pontino, essendo già stati condannati a 26 anni di carcere, insieme ad Antonello Tozzi, per l’omicidio del beneventano Francesco Saccone freddato nel 1998 in Piazza Moro a Latina. Artusa ha scontato 22 anni di reclusione per quei fatti.

Leggi anche:
“I PUBBLICANI”, SPACCIO E PESTAGGI A LATINA, TUTTI CONDANNATI: PER QUATTRO DI LORO RIDUZIONI DI PENA

Tornando al processo, è stato lo stesso Pezzano a confermare quanto detto da Artusa a inizio maggio. Secondo il testimone, lui non conosceva Artusa al momento del pestaggio. È solo salito nella sua Bmw Station Wagon (intercettata ambientalmente con una cimice dai Carabinieri) dove, all’interno, c’erano Roberto Ciarelli e Giuseppino Pes, più naturalmente Artusa che guidava e che si diresse verso il terreno a Campo Boario, la cui proprietà è riferibile a Candido Santucci, altro personaggio noto alle cronache giudiziarie pontine.

Senza contare, che, secondo quanto dichiarato da Pezzano, lo stesso Artusa non avrebbe mai partecipato alle minacce e alle botte che il 41enne calabrese ha rimediato nella serata del 25 maggio di tre anni fa quando si incontrò nei pressi del Comando Dei Vigili del Fuoco in Piazzale Carturan, a Latina, con il trio Pes-Ciarelli-Artusa. Pezzano ha confermato di essere andato all’appuntamento con la sua auto, nella quale c’era anche Cristina Giudici, ma ha spiegato di come Artusa non solo non lo ha picchiato né minacciato, ma gli avrebbe anche evitato conseguenza peggiori, avendo detto agli altri due – Pes e Ciarelli – di smetterla con il pestaggio. “Devo anche dirgli grazie“, ha detto il testimone in aula.

Dopo i 22 anni di carcere scontati e, appena uscito dalle patrie galere, una condanna a 5 anni di reclusione per detenzione di chili di droga insieme ad altri coimputati, Artusa ha rimediato un’altra condanna. Il 60enne rimarrà ai domicilairi.

Leggi anche:
DEBITI DI DROGA, PESTAGGI E GLI OMICIDI SULLO SFONDO: LA VECCHIA E NUOVA MALA NELL’INDAGINE DEI CARABINIERI

Articolo precedente

RACCOLTA DIFFERENZIATA AL 55%, SPL SEZZE: “NOI SODDISFATTI”

Articolo successivo

BALNEARI, DI COCCO REPLICA A CIOLFI (M5S): “AZZARDA SPERICOLATE EQUAZIONI”

Ultime da Giudiziaria