Michele Cuomo
Michele Cuomo

GOMORRA NEL FUTURO: DAI “NUOVI” CASALESI A MINTURNO AL CLAN CUOMO A FORMIA

in Focus/Giudiziaria

Formia, il Golfo di Gaeta, il sudpontino, il Basso Lazio e oltre, dopo l’annessione camorrista del passato, disvelano oggi sempre più spudoratamente i piani e gli interessi della camorra del futuro. Accade qui, dove abbondanti pezzi delle istituzioni sul territorio, si defilano, tacciono e continuano a fare finta di nulla, e in trincea non restano che in pochi, a mani nude e cercano di fare con quel che hanno. Come ieri. Poliziotti coraggiosi (forse sempre gli stessi), che con i propri visi, le proprie mani, nel giorno in cui viene ammazzato un carabiniere in Provincia di Foggia, nella trasversale indignazione di facciata e della speculazione opportunista, a Formia affrontano sfrontati e violenti camorristi che ancora una volta hanno scelto proprio Formia e questo territorio per i loro affari. Lo dirà la Questura di Latina con un comunicato poco dopo il lancio della nostra notizia. Ma si legge nei titoli di siti e giornali che trattasi “solo” di pregiudicati arrestati a Formia, trattati come semplici teppistelli direbbe qualcuno, a cui non dare troppa importanza. Il Golfo di Casal di Principe, invece, non è solo un dato acquisito. Le istituzioni, la politica, le attività commerciali, i cittadini, la stampa, lo sanno e ci convivono, silenti e sottomessi, mentre è in atto una vera e propria diaspora spazio-temporale iniziata molti anni fa: dopo i nonni e i padri, sono ora i figli a subentrare con relativa facilità, a uno Stato troppo assente in riva al Golfo, dove il terreno di conquista è già stato battuto e preparato negli anni e ora non resta che portare avanti e rilanciare “le imprese di famiglia”

Ieri, per chi non lo avesse capito, è arrivata la conferma che il futuro di Gomorra è qui: i film, le fiction, i libri e le relazioni della Dia, ricostruiscono cosa è stato il Golfo di Gaeta e cosa è oggi, raccontano la mutata identità residenziale e domiciliare di questa terra di mezzo tra la criminalità organizzata e quei pezzi di Stato collusi, ma non – ancora – quale sia il futuro della camorra campana e dei casalesi in particolare. Ieri sono stati fermati, identificati e arrestati, dopo un lungo periodo di pedinamenti, tre esponenti di un clan storicamente appartenente all’area a cavallo tra le province di Napoli e Salerno, il Clan Cuomo. Una new entry sul già affollatissimo palcoscenico formiano. La lotta non sta funzionando, non c’è nessuna lotta, qui le presenze aumentano, i gruppi camorristici sbarcano come nemmeno i disperati sulle coste lampedusane. I Cuomo arrivano da Nocera, e i tre fermati di ieri, nonostante non abbiano più di 26 anni, contano nel loro curriculum già precedenti da boss affermati: omicidi, rapine, traffico di droga, associazione a delinquere. Ecco, le nuove leve. Lo abbiamo già visto poche settimane fa a Minturno, con l’arresto di Mario Fazzone e Francesco Pugliese per estorsione aggravata dalle modalità mafiose (416 bis). Originari rispettivamente di Capua (Caserta) e Mugnano (Napoli), entrambi con interessi nel territorio di Minturno nel settore lattiero-caseario.

massimo perrone
Massimo Perrone

Un’ampia attività investigativa, realizzata grazie anche a due collaboratori di giustizia, arrivata nei confronti del gruppo criminale denominato “nuova gerarchia del clan dei casalesi” guidata da Massimo Perrone, detto ‘o Parente, fratello di Pasquale Perrone affiliato alla fazione Bidognetti (la figlia del boss arrestata a Formia)Secondo gli inquirenti, già nel marzo del 2018 (da dove si originano gli arresti dei nuovi casalesi trapiantati a Minturno) la struttura della Nuova Gerarchia del Clan dei Casalesi poteva essere ricondotta, oltre che alla figura di Perrone, a Michele Bidognetti, fratello di Francesco alias Cicciotto ‘e Mezzanotte, ora collaboratore di giustizia, ma un tempo boss di primissimo piano e braccio destro di Francesco “Sandokan” Schiavone”.

Alcuni esponenti del clan Cuomo, coinvolti nell’inchiesta “Un’altra storia”

Ora arrivano i Cuomo: a Formia cercavano tranquillità, si trovavano a pianificare i propri affari, il futuro del clan e come conferma la Questura, infatti, “era in corso un summit”. Perchè il traffico di sostanze stupefacenti ha bisogno di sempre nuovi mercati e rotte e i Cuomo hanno nella droga la loro principale attività o, come disse il maggiore del Ros dei carabinieri, Gabriele Mambor, nell’ambito del processo “Un’altra storia”, il clan è dedito “semplicemente” a questo. E infatti quel processo non a caso viene ribattezzato “Un’altra storia”, come a raccontare le nuove strutture che prendono forma nella dinamica camorrista, i nuovi business e pure i nuovi territori d’affari. Il processo vede imputate 33 persone, protagoniste tra la fine del 2015 e la fine del 2016, di una resa dei conti andata in scena a Nocera tra le fazioni facenti capo da una parte ai fratelli Francesco e Mario D’Elia, con personaggi quali Marco Iannone, Mario Tortora Camillo Fedele a fare da sodali, e operativi nella periferia, e dall’altra a Michele Cuomo, considerato vertice del proprio gruppo, e operante al centro. Con un terzo gruppo pronto alla contesa, quello riferibile a Giuseppe Bergaminelli e Giuseppe Abate. Pestaggi, intimidazioni e riscossione crediti, ovviamente con la modalità mafiosa.

Michele Cuomo

Una faida scandita da agguati e stese, con il coinvolgimento di killer del clan D’Amico di San Giovanni a Teduccio, per la contesa delle piazze di spaccio a Nocera Inferiore, una piccola cittadina come Formia, ma in Provincia di Salerno, da 45mila abitanti, e forse diventata troppo piccola per gli affari dei tre gruppi camorristici. Michele Cuomo, che si era fatto le ossa nel clan di Sandro Contaldo, impose le sue competenze violente e criminali: fu accusato pure di aver gestito per due anni i parcheggi nella Fiera dell’Agro, con un’offerta che l’organizzatore non poté rifiutare, perché la sua presenza significava “lavorare tranquillamente”. E ancora il pestaggio di un capoverdiano, accusato di aver rubato il cellulare al figlio piccolo di Luigi Cuomo, e pestato a sangue una sera, fin dentro casa.

Non conosciamo per ora molto di più delle operazioni di polizia condotte congiuntamente dagli uomini della Questura di Salerno e da quelli della Questura di Latina, eppure tutto lascia pensare che la faida, gli arresti e i processi abbiano condotto i clan a cercare nuovi mercati floridi ma più tranquilli. E forse il sudpontino sotto questo punto di vista ha ottime referenze da chi ci è approdato prima di loro. Un ampio bacino, ottimi appoggi, storiche conoscenze, molta omertà, parecchi negazionisti. E poi per chi commercia quasi esclusivamente droga, un porto commerciale come quello di Gaeta e la vicinanza del Mof (dove simbolicamente e non a caso la polizia festeggia solo qualche giorno fa il suo compleanno) sono ottime piattaforme. D’altra parte sono proprio le risultanze del processo appena citato a raccontarci dell’ascesa criminale di Michele Cuomo e della sua spregiudicata ricerca di nuove piazze, più soldi, più potere. E dove se non a Formia, aggiungiamo noi. D’altra parte qui si può trovare la pace, una certa storia camorrista di tutto rispetto, istituzioni molli e forze dell’ordine ridotte all’osso. E non a caso ieri, la sindaca di Formia, Paola Villa, ha ringraziato gli uomini della polizia del commissariato formiano e rilanciato l’urgenza di uomini e attività di contrasto: “Un ringraziamento a tutti gli agenti di polizia del commissariato di Formia per l’azione portata a termine quest’oggi contro affiliati di clan criminali. Notizie come questa sottolineano ancora di più la necessità di rafforzare la squadra mobile del Commissariato di Formia, che oggi ancora più di ieri, si trova a dover presidiare un’intera area di confine. Siamo certi che il nuovo Questore di Latina, dottoressa Amato, ascolterà i molteplici appelli, perché questi uomini e donne delle forze dell’ordine, non vanno lasciati soli! Un caloroso augurio di pronta guarigione per i poliziotti che oggi hanno avuto bisogno di cure mediche. I cittadini di Formia ringraziano per il lavoro svolto e per non abbassare mai la guardia”.

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