Via della Luna 7, Latina (Quartiere Pantanaccio)
Via della Luna 7, Latina (Quartiere Pantanaccio)

GIUNTA COLETTA: IL FREDDO CALCOLO DIVENTA SCUSA PER MORTIFICARE LA BUONA POLITICA

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Venerdì scorso, la Giunta LBC del Sindaco Coletta ha rinunciato a portare avanti due progetti previsti in relazione a due terreni confiscati dallo Stato rispettivamente ai Ciarelli e ai Di Silvio, e precisamente: a) un terreno sito in Via della Luna nel quartiere Pantanaccio; b) un terreno sito in Via Moncenisio nel quartiere Gionchetto.

Alla delibera del 22 novembre 2018, con la quale si acquisivano al patrimonio comunale i due terreni per destinarli a progetti di interesse generale (e quindi, sarebbe da dire, per il bene comune) è seguita ora la delibera del 29 maggio scorso di disinteresse.

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LE FREDDE RAGIONI DELLA RINUNCIA

Viene spiegato, con riferimento al terreno di Via Moncenisio, che nel corso delle verifiche propedeutiche alla predisposizione di un progetto di inclusione sociale è stata accerta la presenza sul terreno agricolo di un immobile abusivo, la cui consistenza impedirebbe di poter utilizzare  il terreno stesso per le finalità alle quali l’Amministrazione intendeva destinarlo.

Via Moncenisio
Via Moncenisio, Latina (Quartiere Gionchetto)

Viene poi fatto presente, con riferimento al terreno di Via della Luna, che lo stesso è stato confiscato solo per la metà.

È evidente che le motivazioni esposte contengono, al di là della loro fredda enunciazione, un elemento a dir poco grottesco: l’amministrazione comunale ha impiegato un anno e mezzo per rendersi conto che su un terreno insisteva un immobile abusivo e che l’altro era stato confiscato al 50%.   

Non intendiamo spendere ulteriori parole su tale circostanza, perché riteniamo molto più opportuno svolgere le nostre considerazioni sull’aspetto sostanziale della delibera che, a nostro avviso, rappresenta una scelta estremamente sbagliata da parte dell’attuale amministrazione.  

LA BUONA POLITICA MORTIFICATA

In linea di principio il fatto che un’amministrazione rinunci ad acquisire dei beni quando la loro utilizzazione può comportare il sostenimento di costi almeno inizialmente non previsti è una scelta che ci può anche stare.

Perché sobbarcarsi gli oneri di una demolizione (visto anche che magari ce ne sarebbero pure altre da fare sul territorio comunale)? Perché andarsi ad impelagare in una trattativa con l’altro proprietario al 50%?

Insomma, l’amministrazione della res publica è di per sé difficile e quindi è meglio evitare di complicarsi la vita. 

Damiano Coletta, sindaco di Latina
Damiano Coletta, sindaco di Latina

Nella fattispecie in esame, però, tale scelta sarebbe accettabile solo se gli attuali amministratori fossero degli extra-terrestri catapultati a Latina da un altro pianeta.  

Sappiamo bene che non è così ed è quindi molto grave che Coletta e i suoi assessori non abbiano capito l’importante significato simbolico, da un punto di vista della buona politica e dell’affermazione della legalità, che avrebbe avuto l’utilizzazione da parte dell’amministrazione comunale di quei terreni.

L’OCCASIONE SPRECATA

Dalla guerra criminale del 2010 a tutte le altre successive clamorose vicende giudiziarie ci siamo resi conto di come a Latina la criminalità organizzata si fosse inserita all’interno del tessuto sociale, economico e politico.

Proprio per tale ragione l’amministrazione comunale di Latina avrebbe dovuto cogliere l’occasione dei beni confiscati ai Ciarelli e ai Di Silvio per affermare la buona politica e sancire con atti concreti, e non soltanto a parole, il ritorno della legittimità. 

Demolire l’immobile abusivo insistente sul terreno dei Di Silvio doveva essere una priorità, così come affrontare il problema non certo insormontabile dell’altro 50% del terreno confiscato ai Ciarelli.

Ancor più l’attuale amministrazione avrebbe dovuto portare avanti i due progetti e non rinunciarvi alla luce di quanto emerso dalle dichiarazione dei due collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Agostino Riccardo, che gettano ancora ombre su certa politica latinense.

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I politici citati (appartenenti alla Lega e a Fratelli d’Italia, ma non solo) dai due collaboratori di giustizia si sono rifugiati, per difendersi, in dati di natura prettamente giudiziaria e tutto ciò che è successo prima che l’inchiesta venisse a conoscenza di tutti, nonché il contesto sociale e politico in cui si sono sviluppate certe dinamiche, viene da loro considerato assolutamente irrilevante.

Agostino Riccardo
Agostino Riccardo

In realtà il politico batte e vive il territorio, è a contatto con la gente e con le Istituzioni, per cui è logico ritenere che abbia il sentore delle cose, il polso della situazione.   

C’è da aspettarsi quindi che sappia fare delle valutazioni senza aspettare l’intervento della Magistratura e delle forze dell’ordine e che abbia la capacità di scegliere compagni di viaggio dotati di buona reputazione e sappia tenere ben distanti, invece, personaggi chiacchierati.

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Insomma, la delibera del 29 maggio scorso rappresenta la grande occasione sprecata da Coletta e da LBC e, al tempo stesso, una cocente sconfitta per la nostra città.

Da sinistra tre membri della Giunta del capoluogo pontino: l'assessore Emilio Ranieri, l'assessore Francesco Castaldo e il sindaco Coletta (un'immagine d'archivio)
Da sinistra tre membri della Giunta Municipale del capoluogo pontino: l’assessore al Patrimonio e Lavori Pubblici Emilio Ranieri, l’assessore all’Urbanistica Francesco Castaldo e il sindaco Damiano Coletta (immagine d’archivio)

L’utilizzazione di quei terreni per fini sociali/istituzionali sarebbe stato un segnale importantissimo non tanto e non solo nei confronti della criminalità organizzata che ha imperversato sul nostro territorio, ma soprattutto nei confronti del tessuto sociale/economico/politico di Latina, che negli anni passati non ha avuto gli anticorpi per essere impermeabile a certe infiltrazioni.

Purtroppo la scelta di Coletta e LBC ci lascia un bruttissimo messaggio, chiaro e inequivocabile: quei terreni o appartengono ai Ciarelli e ai Di Silvio oppure è come se non esistessero.

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