GAETA CITTÀ DEI PRESEPI ALL’EX AVIR: AFFIDAMENTO CONTESTATO DA COMUNISTI E OPPOSIZIONE

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Comune di Gaeta

“Il Partito Comunista denuncia l’ennesimo tentativo di privatizzazione della Giunta Mitrano”: a finire nel mirino dei militanti l’affidamento di 3000 metri quadri dell’area ex Avir per il progetto “Gaeta città dei presepi”. Sull’affidamento, l’intervento dei consiglieri comunali Scinicariello e De Angelis

Grazie alla stampa, ormai sempre più trasparente e tempestiva dello stesso sito del Comune di Gaeta, si è appreso dell’intenzione di quest’ultimo di affidare in gestione 3000 mq dell’area ex Avir (ex vetreria) per un periodo di 5 anni, rinnovabili per altri 5, ad un soggetto privato per la realizzazione di un progetto già denominato “Gaeta città dei presepi”.

Tralasciamo per ora tempistiche della delibera di Giunta 238 del 18/12/20 che ha indetto tale bando finalizzato a tale concessione, avvenute con tale rapidità da aver prodotto quasi in segreto un testo con parti “copia e incolla” in greco senza neanche l’accortezza di rileggerlo“.

Da notare invece, che tale bando è evidentemente scritto in modo da restringere possibili soggetti che possano parteciparvi, visto che non crediamo ci siano molte le società cinematografiche con sede legale o operativa a Gaeta e con competenze in termini di presepi. Casualità vuole che una di queste, o soci d’essa, pare abbiano avuto a che fare con l’enorme spreco di denaro del presepe allestito e mai aperto a Gaeta medievale in piena pandemia e non ci sorprenderebbe ritrovarli fra i futuri concessionari in questione, sempre a norma di legge sia chiaro. Uno spreco consumatosi mentre la drammatica crisi in atto colpisce più duramente che mai classi popolari e piccole attività cittadine“.

Un aspetto denunciato anche dai consiglieri d’opposizione Emiliano Scinicariello (Una Nuova Stagione) e Franco De Angelis (Gruppo Misto): “Appare quantomeno anomalo il fatto che la Determina Dirigenziale che segue la Delibera di Giunta, veda approvata e pubblicata una manifestazione di interesse per “affidare la concessione di un suolo pubblico di metri quadri 3.000” senza indicare puntualmente l’area. Ci chiediamo – hanno concluso i due consiglieri comunali – quale privato manifesterebbe mai l’interesse per una iniziativa simile, della durata di 5 anni rinnovabili per altri 5, senza sapere prima dove verrà concesso il suolo pubblico. Certo spazi in centro città in grado di ospitare 3.000 metri quadri di esposizione non sembrano essercene molti, a maggior ragione se l’esposizione sarà permanente. Appare dunque ben più che sibillina “l’ipotesi” che viene fatta con la Delibera di Giunta, quella della “concessione di un’area all’interno dell’ex-Avir o in altro luogo concordato con gli uffici“.

Tuttavia, il Partito Comunista prova ad essere ancora più incalzante: “Avevamo già avvisato del rischio che un fatto epocale come l’esproprio dell’area ex Avir, fatto da sempre richiesto dal Partito Comunista, si risolvesse poi con questa Amministrazione in una privatizzazione. Chi trarrà profitti da tali concessioni? Quanta occupazione creerà e per chi? Quali entrate ci saranno per le casse comunali? Quale benessere collettivo e stabile ne conseguirà? Quali potrebbero essere invece le soluzioni per massimizzare gli effetti positivi per i cittadini gaetani? Sono queste le domande che dovrebbe porsi chi ha davvero a cuore l’interesse del suo popolo e non solo delle classi più agiate. All’ultima domanda noi comunisti abbiamo provato a dare risposta tramite una petizione popolare consegnata al Comune, quella per la costituzione di una Azienda speciale comunale per la gestione di vari servizi pubblici. Quest’ultima sarebbe in grado di operare anche nell’area della ex vetreria, creando posti di lavoro, generando entrate per le casse comunali e impedire alla penetrazione della criminalità organizzata“.

Davanti a queste soluzioni – ha concluso i militanti della Sezione Mandolesi di Gaeta – l’Amministrazione comunale preferisce continuare per la propria strada, qui però, va precisato che la logica di Mitrano non è tanto differente da quella che possiamo definire “opposizione comunale”. Questi ultimi sono accomunati dall’idea che a regolare la vita sociale sia la logica del mercato, mettendo in secondo, o anche ultimo piano, i bisogni primari della cittadinanza“.

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