FURBETTI DEL CARTELLINO ALL’ARES 118, IL TESTIMONE: “NEL PERIODO COVID ERANO SALTATE LE TIMBRATURE”

Furbetti del cartellino in azione all’Ares 118 di Latina: prosegue il processo a cinque dipendenti dell’Ares

È ripreso il processo che prosegue a passi sostenuti verso la sentenza finale per gli operatori dell’Ares 118 della provincia di Latina accusati di truffa. Oggi, 2 novembre, dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Latina, Francesca Ribotta, sono stati ascoltati altri tre testimoni: uno per la difesa dell’imputato Parisella, due per la difesa dell’imputato Pannozzo. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Giorgio Cernesi, Pietro Iannitti, Giulio Mastrobattista, Silvia Borrelli e Adelindo Marangoni. L’Ares 118 si è costituita parte civle. Il processo, come detto, vede alla sbarra per truffa cinque dipendenti dell’Ares 118 pontino.

A testimoniare, chiamato dall’avvocato Cernesi, un dirigente medico dell’Ares 118 con competenze per la provincia di Latina. Il medico è stato chiamato a spiegare i meccanismi all’interno dell’Ares e, in particolare, per il periodo oggetto del processo: dal dicembre 2020 al gennaio 2021, in piena emergenza Covid. Lo stesso medico ha confermato che Parisella fosse un tuttofare dell’Ares, anche per controllare che i vari presidi pontini fossero a posto. “In quel periodo erano saltati i protocolli”. Il medico ha spiegato che, all’epoca, essendo a partita Iva, non aveva la necessità di timbrare il cartellino: “Non so a che ora timbrano i dipendenti”.

La seconda testimone di giornata è stata una dottoressa che lavora nella centrale operativa, chiamata a relazionare sulle attività di Pannozzo: “Lavorava sia in centrale, ma si occupava anche del rifornimento del materiale: presidi di sicurezza necessari in quel momenti di emergenza. Dovevamo essere continuamente riforniti”. Il territorio che copre l’Ares 118 in provincia di Latina copre un’area molto vasta, da Aprilia fino a Castelforte. L’unico coordinatore era Mario Parisella. La dottoressa ricorda che Pannozzo aveva subito un incidente molto grave e per molto tempo non poteva rimanere seduto. All’epoca dei fatti, la dottoressa conferma che vi era una situazione da “guerra”.

L’ultimo testimone è stato un infermiere dell’Ares che, all’epoca dei fatti, lavorava alla postazione di Formia. “Pannozzo, all’epoca dei fatti, in pieno Covid, manteneva dei turni in centrale e aveva compiti che rientravano nel rifornimento di presidi di sicurezza e farmaci. Lo vedevo spesso”. Anche questo testimone conferma che, nel periodo Covid, era cambiato tutto: “Quel periodo ci ha preso in contropiede ed eravamo impreparati al Covid. Molti protocolli venivano sviluppati con l’emergere della pandemia. Molte cose veniva tralasciate e sono saltate alcune formalità burocratiche come le timbrature dei cartellini. In quei momenti c’era concitazione. Si preferiva di limitare il contagio tra gli operatori e si gestiva la situazione”. Il dottore, però, precisa che “mai mi è capitato di lasciare il mio cartellino così da farlo timbrare ad altri colleghi

Il processo riprenderà il prossimo 9 novembre con l’esaurimento de testimoni della difesa. Dopodiché verrà calendarizzata l’udienza in cui saranno chiamati a discutere accusa e difesa.

IL PROCESSO E LE INDAGINI – A ottobre 2022, la Corte d’Appello di Roma aveva assolto uno degli imputati: Luca Porcelli, originario di Sezze, vale a dire uno degli infermieri coinvolti nell’indagine svolta dai Carabinieri Nas di Latina e sfociata in un’ordinanza eseguita a marzo 2021 che contestava agli imputati diversi episodi di assenteismo dai luoghi di lavoro presso l’Ares 118. A gennaio dello stesso anno, il Giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Cario aveva rinviato a giudizio i cinque imputati.

Al contempo il Gip Cario aveva condannato alla pena di otto mesi più una multa pecunaria l’infermiere, poi assolto nel secondo grado di giudizio, in relazione al ricorso presentato dalla difesa dopo l’esito negativo del rito abbreviato. Come lui, gli altri imputati devono rispondere di truffa aggravata ai danni dello Stato per un processo che, iniziato il 28 febbraio 2022, davanti al Giudice monocratico Laura Morselli, ha subito diversi rinvii.

L’indagine dei Carabinieri del NAS di Latina, coadiuvati dai militari della Compagnia di Terracina, si concretizzò nell’esecuzione a un’ordinanza – emessa dal Gip del Tribunale di Latina – di applicazione della misura cautelare interdittiva della sospensione dal pubblico servizio, per la durata di 10 mesi e del sequestro preventivo finalizzato alla confisca della somma complessiva di 1.533,32 euro, nei confronti di 2 dipendenti dell’A.R.E.S. (Azienda Regionale Emergenza Sanitaria) 118 di Latina, in possesso della qualifica di infermiere ma in servizio quali operatori presso la centrale operativa. In realtà, la sospensione del servizio è durata, a parte per due degli imputati (tra cui Porcelli assolto) reintegrati, fino a dicembre 2025.

Tre degli imputati sono rimasti per circa quattro anni in questa condizione di sospensione, con mezzo stipendio senza poter lavorare. Se si esclude Paola Mastrogirolamo in pensione, gli altri tre – Marco Pannozzo, Mario Parisella e Gianluca Nacchia – hanno visto il reintegro solo il mese di dicembre scorso. A gennaio 2023, fu invece reintegrata dall’Ares solo Monica Vittiglio.

L’attività d’indagine – denominata “Trincea” – fu avviata a seguito di specifica delega dell’allora Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Latina Giuseppe De Falco, mirata ad accertare fenomeni di assenteismo dal lavoro commessi da alcuni dipendenti dell’ARES 118.

A carico dei due maggiori indagati erano stati contestati 58 episodi di abusiva timbratura del badge nei soli 2 mesi monitorati, con conseguente indebita retribuzione di ore di lavoro (sia ordinario che straordinario) non effettuate e di buoni pasto non maturati, calcolati complessivamente in 1.533,32 euro.

Secondo gli investigatori, nel breve periodo attenzionato, si servivano anche della complicità di altri colleghi a cui consegnavano il badge da passare. In particolare, uno dei due destinatari delle misure cautelari, sebbene rivestisse l’incarico di responsabile di posizione organizzativa, con funzione di controllo sugli altri dipendenti della Centrale Operativa dell’A.R.E.S., ha certificato, consapevolmente, le timbrature irregolari dell’altro dipendente indagato.

I Carabinieri del NAS avrebbero documentato come uno dei due, in numerose circostanze, anziché sul luogo di lavoro si trovasse al bar, altre volte a fare la spesa e addirittura in alcune occasioni al mare per fotografare il panorama per poi postare sui social le foto scattate. Ad ogni modo, la difesa degli imputati sta cercando di dimostrare che, in realtà, i loro assistiti non si sarebbero mai assentati dal lavoro, ma vieppiù avrebbero salvaguardato la salute degli altri colleghi, considerando che questi episodi si sono verificati in piena pandemia. Una versione dei fatti che fa dire a loro di “essere processati per aver lavorato”.

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