“TORRE DI BABELE”, I FRATELLI CORNI RESPINGONO LE ACCUSE: IL PIÙ GIOVANE AVREBBE PATTEGGIATO PER GLI STESSI FATTI

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Spaccio di droga tra Sabaudia e Fondi. Conclusi gli interrogatori di garanzia per i coinvolti nell’operazione “Torre di Babele”

Luca Nardone e Gianluca Calisi, al momento, non potranno svolgere l’interrogatorio di garanzia, essendo l’uno a Dubai e l’altro negli Usa. Intanto, uno degli arrestati, il formiano Giovanni Centola, difeso dall’avvocato Pasquale Di Gabriele, si è avvalso della facoltà di non rispondere dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Paola Della Monica.

Ad affrontare l’interrogatorio di garanzia, assistiti dall’avvocato Verdiana Petrucci, anche i due fratelli di Sabaudia, Leonardo e Francesco Corni, accusati di aver messo in piedi negli anni un’associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di droga. I due fratelli, in particolare Leonardo, si presentano come imprenditori in vari rami: dal “food” alla manutenzione del verde. Ad ogni, al giudice per le indagini preliminari, hanno riferito, rispondendo alle domande, di essere estranei alle accuse di associazione per delinquere, oltreché alla circostanza per cui, per alcune accuse contestate, Francesco Corni ha già patteggiato la pena a 3 anni e 10 in distinto procedimento penale definito a ottobre 2023.

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Lunedì mattina, a Latina, San Felice Circeo, Sabaudia, Fondi, Pontinia e Torino, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Latina hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette persone, gravemente indiziate di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, nonché numerose ipotesi di detenzione ai fini di spaccio delle predette sostanze.

Destinatari dell’ordinanza sono in sette: i due fratelli di Sabaudia, Leonardo (classe (1983) e Francesco Corni (classe 1991); Gianluca Calisi (classe 1981); Giovanni Centola (classe 1987); Tiziano Tiziani (clsse 1992); il rumeno Gabriel Francu (classe 1985) e Luca Nardone (classe 1989), detto l’indiano, di Fondi.

L’indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Latina, svolta dal febbraio 2020 al settembre 2021, coordinata della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, è scaturita dai riscontri effettuati a seguito delle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia, Salvatore Iannicelli (già collaboratore, le cui dichiarazioni sono agli atti nel processo Jars) che hanno permesso di documentare l’operatività di due distinte e autonome associazioni finalizzate al traffico di stupefacenti, entrambe operanti sia nel territorio pontino che a Roma.

Nello specifico, è stato possibile riscontrare come il primo sodalizio fosse promosso, finanziato, diretto e organizzato da un soggetto originario di Fondi, Luca Nardone, il quale si occupava dell’acquisto della droga e destinava quote mensili fisse agli appartenenti all’associazione per l’attività stabilmente svolta, con compiti di commercializzare lo stupefacente. Tra essi figura un soggetto, Gabriel Francu, che, per lo scopo illecito, aveva messo a disposizione dell’associazione un suo immobile, adibito a base logistico- operativa, così occupandosi di vigilare sullo stupefacente stoccato. L’attività d’indagine, resa maggiormente complessa dall’utilizzo di telefoni criptati, ha permesso di documentare come la compagine criminale fosse particolarmente cauta nella conduzione delle attività illecite, facendo sistematico ricorso al predetto strumento di comunicazione, ad un linguaggio criptico e ad applicazioni di messaggistica istantanea dedicate.

Parallelamente, è stata documentata l’operatività di un’ulteriore organizzazione, a capo della quale vi erano, invece, i due fratelli originari di Sabaudia, Leonardo e Francesco Corni, i quali operavano, attraverso una strategia condivisa, acquistando lo stupefacente per il successivo smercio che avveniva per mezzo dei componenti dell’associazione e di ulteriori due indagati ad essa collegati, con funzioni di pusher stabilmente rivolte alla commercializzazione al dettaglio della droga, reinvestendo i proventi illeciti anche per il mantenimento in vita dell’associazione stessa. Nel corso delle investigazioni è stato possibile riscontrare come il sodalizio, per la conduzione delle attività illecite, avesse un’ampia disponibilità di mezzi e risorse economiche facenti capo ai due fratelli.

Nel corso dell’attività d’indagine, sono state arrestate sette persone in flagranza di reato e denunciati ulteriori cinque soggetti, tutti per detenzione ai fini di spaccio, nonché sono stati sequestrati ingenti quantitativi di droga, tra cui oltre 2 chilogrammi di cocaina, 3 chilogrammi di marijuana e 70 grammi di hashish, oltre alla somma di 7.200 euro in contanti, ritenuta essere probabile provento della commercializzazione dello stupefacente.

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Leonardo e Francesco Corni sono stati coinvolti in indagini per spaccio di sostanze stupefacenti. In particolare Leonardo Corni, diventato sorvegliato speciale a marzo 2024, in qualità di imprenditore con la società Rapida, è a processo anche per il pesticida pericoloso utilizzato nelle scuole di Sabaudia. Corni è stato rinviato a giudizio per il reato di delitto colposo contro l’ambiente, in quanto la sua ditta fece la disinfezione negli 11 plessi scolastici di Sabaudia del Cencelli e del Giulio Cesare a settembre del 2019. Molti giorni dopo, grazie ai rilevamenti dell’Arpa, sarebbero state trovate tracce del pesticida organofosfato del Clorpifiros metile (CPS), notoriamente utilizzato in agricoltura contro vermi e parassiti.

I due fratelli Corni, insieme a Gianluca Calisi, di San Felice Circeo, Giovanni Centola e Alessandro Dell’Uomo (quest’ultimo solo indagato) sono i componenti, secondo la DDA, del gruppo dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti. I Corni sono considerati i promotori e i capi dell’associazione e si avvalgono degli altri tre con ruoli di corrieri, custodi e pusher. Lo spaccio si sarebbe concretizzato tra Sabaudia, San Felice, Terracina e Fondi.

I Corni, per consentire ai suoi sodali di spacciare, avrebbero messo a disposizione anche un furgone della sua società, Rapida sas. Erano loro a gestire il businness come quando inviano Calisi a compare droga per 12mila euro a Genzano. È l’aprile 2020, in piena emergenza Covid. Calisi avrebbe messo a disposizione, peraltro, anche un quantitativo imprecisato di droga custodito all’interno di un box a Mostacciano (Roma). Lo stesso Calisi, in un caso, avrebbe venduto a un soggetto dosi di cocaina prelevata da un ristorante dove venivano custoditi: il Loud Restaurant&Drink di Terracina. Tale attività è gestita dalla società Kleos srl, il cui amministratore è Giovanni Centola, ossia uno due prinicipali sodali dei Corni. Dopodiché, a dicembre 2020, dopo essere stata chiusa, l’attività passava alla società Madison 2020 di Francesco Corni. Tra gli acquirenti anche il noto pregiudicato di Sabaudia, Ben Salah Samir, rapper tunisino più volte coinvolto in indagini anti-droga.

Tra le dichiarazioni più rilevanti vengono inserite quelle di Fabio Serrapiglio, arrestato dalla Squadra Mobile di Latina a febbraio 2021 (poi condannato a 5 anni per spaccio), la cui famiglia fu citata dal collaboratore di giustizia, Agostino Riccardo, come referente a Sabaudia per i clan della provincia.

Serrapiglio, in una memoria scritta trasmessa alla Procura di Latina, avrebbe inquadrato i Corni, suoi ex sodali, spiegando che Francesco Corni era in possesso di una pistola. Entrambi i fratelli, secondo Serrapiglio, hanno a loro disposizione box, si riforniscono a Fondi e da sedicenti calabresi a Roma, oltreché ad avere dalla loro parte un carabiniere e un poliziotto infedele. Per quanto riferito da Serrapiglio, i Corni nasconderebbero la droga nei magazzini di legna sulla Litoranea a Sabaudia e hanno acquistato lo stabilimento balneare Lido Sporting e un bar tabacchi. I soldi, invece, sarebbero custoditi nel camino al piano interrato di una casa a loro disposizione. Gli affari dei Corni, tramite un sodali, si spingerebbero persino a Porto Cervo in Sardegna. Il loro trasportatore sarebbe un certo Alessandro Zizzi che, se fosse stato preso, avrebbe dovuto incolpare Gianluca Calisi, pagato per questo. Le società di pulizia e manutenzione del verde dei Corni hanno appalti anche con Provincia di Latina e Regione Lazio. Due le attività gestite dai Corni con la Rapida sas e la onlus Gloro Società Cooperativa: nel 2017, sarebbero stato 17 le commesse. Il volume d’affari nel 2020 era superiore ai 500mila euro, tuttavia le società, secondo gli inquirenti, servirebbero per impiegare il denaro contante, fondamentale per pagare in nero i dipendenti. A suggerire a Francesco Corni di fornire liquidità al fratello Leonardo sarebbe l’altro fratello, Vincenzo, appartenente all’Arma dei Carabinieri e non indagato. Chi indaga è convinto: i soldi dei Corni, di cui non è chiaro se il fratello Carabiniere ne sia a conoscenza, derivano dall’attività di spaccio.

Francesco Corni, inoltre, in una delle pieghe dell’indagine, si sarebbe rivolto a uno dei consumatori di droga per ottenere un’arma così da intimidire un pusher, successivamente arrestato. Il pusher, alla fine, sarebbe stato intimidito e picchiato da un pugile contattato dallo stesso Corni.

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