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Antonio Bardellino, fondatore del Clan dei Casalesi

FORMIA IN MANO ALLA CAMORRA E I SINDACI HANNO AIUTATO, “BARDELLINO FORSE VIVO”

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“La famiglia Bardellino, negli anni ’80, alla fine di una guerra di camorra combattuta a Casal di Principe, e persa, si trasferisce a Formia, dove già aveva i propri interessi economici, come il riciclaggio e la compravendita immobiliare. Il personaggio più importante della famiglia, Antonio, secondo alcuni collaboratori di giustizia è morto, secondo altri no”. 

ANTONIO BARDELLINO, “È VIVO O È MORTO?” Questa affermazione è certamente tra i passaggi più interessanti di uno degli interventi del vicequestore di Latina Cristiano Tatarelli, intervenuto venerdì presso la Parrocchia di Santo Stefano Martire a Gaeta, in occasione di un incontro organizzato dalla locale sezione dell’associazione antimafia Libera del sudpontino. Il vicequestore, da tempo impegnato in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata tra il Lazio e la Campania, e già vicequestore proprio a Formia, ha ribadito ancora una volta l’incertezza circa la reale scomparsa di uno dei più efferati camorristi italiani e fondatore del sanguinario clan dei Casalesi, Antonio Bardellino. Anche perché sinora era stato un solo pentito del calibro di Tommaso Buscetta a dire che fosse ancora vivo e non anche degli altri. Ma la risposta fornita ad un persona dal pubblico presente, si è anche allargata fornendo con precisione e chiarezza alcuni altri passaggi, semmai ce ne fosse bisogno, circa la caratura criminale dei Bardellino e i loro rapporti con le istituzioni e la politica.

Cristiano Tatarelli

GLI AFFARI DEI BARDELLINO. “Il resto della famiglia – precisa il vicequestore – rimane tra Formia e Scauri e continua a operare in modo illecito con il traffico di droga, le estorsioni, l’usura e il riciclaggio. Alcune di queste attività sono state scoperte dalle forze dell’ordine e per questo sono stati arrestati e condannati, altre sono rimaste in sede di indagini preliminari ma tutti i soggetti della famiglia sono stati sottoposti a sorveglianza speciale di polizia e i beni sono stati sequestrati”. 

I SINDACI DI FORMIA E QUELLE STRANE “RESTITUZIONI”. E qui Tatarelli ci tiene a sottolineare anche un’altra circostanza sulla quale evidentemente lui stesso ritiene non si sia mai fatta abbastanza chiarezza. Perché proprio in riferimento ad alcuni di quei beni sequestrati, ricorda come “purtroppo qualche bene di questa famiglia, qualche vecchio sindaco di Formia ha pensato bene di riassegnarlo alla stessa famiglia, tanto per non farci mancare nulla di quello che succede nel nostro panorama”. Il riferimento è chiaramente a Sandro Bartolomeo e Michele Forte, che hanno governato per circa 25 anni negli ultimi 33.

ANGELO BARDELLINO, LA ROXYL MUSIC E UN LIBRO “IMPRESENTABILE”. “Hanno poi provato a ripulirsi e cercare nuove strade – prosegue Tatarelli – per mostrare una faccia pulita. Uno di questi (Angelo Bardellino, ndr) è diventato impresario in Romania – non ho capito perchè in Romania e non Italia, quindi qualcosa di strano c’è, ma sono sospetti e non voglio proseguire – e ora è finito in galera, e ci dovrà stare per sei anni, dopo una sentenza definitiva per estorsione (Formia Connection, ndr).

Angelo Bardellino e Antonella D’Agostino

Questo personaggio, insieme a una sedicente scrittrice (Antonella D’Agostino, ndr), pregiudicata pure lei per reati legati alla camorra di Mondragone – e non per essere la moglie di un terrorista come Renato Vallanzasca, ma per reati suoi – ha scritto un libro non contro la camorra, ma con l’intento molto sottile, quello di sminuire il ruolo dei collaboratori di giustizia e quindi con una finalità ben precisa e lo ha fatto con soggetti che hanno tutto da perdere dalle dichiarazioni dei pentiti e quindi in pompa magna hanno organizzato la presentazione del libro. Con grosso coraggio del prefetto di Latina e con il supporto dell’onorevole Raffaele Trano (presente all’appuntamento) e il sindaco di Formia Paola Villa che su questa vicenda ci hanno dato manforte come forze dell’ordine e come Prefettura, è stata fatta una scelta molto difficile, quella di impedire a qualcuno di presentare un libro sulla base delle circostanze appena raccontate, ma ci si scontrava con la limitazione della libertà di espressione. Eppure su certi temi tutti possono parlare ma non si possono dire cavolate. Non si può permettere la diffusione di messaggi ambigui su certi temi. Ciò nonostante – come dei topi che cercano di nascondersi – questi soggetti hanno provato a sfidare lo Stato e presentare il libro in un altro luogo. Ma la cosa più grave è che capendo di aver sfidato le istituzioni – non si sa per quale motivo – quando noi siamo arrivati sul posto non hanno rivendicato la libertà di espressione, ma affermando che quella era una festa privata, quindi con la paura anche di dire alle istituzioni “noi vi vogliamo sfidare”, non hanno nemmeno questo coraggio questi soggetti, dobbiamo capirlo, loro di fronte alle persone oneste non hanno alcun coraggio, questa è la nostra forza”.

Cosmo MitranoE A GAETA? TUTTO TRANQUILLO “HA GLI ANTICORPI”. Un altro dato da registrare è l’ennesimo forfait del sindaco di Gaeta Cosmo Mitrano, già rumorosamente assente dalla commissione regionale antimafia. Al suo posto l’assessore Martone – ex maresciallo dei carabinieri – che quasi sembrava essere stato da tutt’altra parte fino a quel momento, e senza nemmeno soffermarsi su quanto appena raccontato da Tatarelli, circa la scelta di presentare un libro vietato proprio a Gaeta, ha ricordato come Gaeta “abbia vissuto le attività criminali dei Magliulo, ai quali sono poi stati confiscati degli immobili, ma la città ha trovato i suoi anticorpi. Gaeta è una città abbastanza pulita e ha gli anticorpi per evitare la criminalità organizzata”. Appena un minuto e venti di intervento e senza ricordare il porto commerciale, Vito Nicastri, l’eolico, Carmine Schiavone, Ilaria Alpi e le navi della Shifco, i rifiuti, le armi, la Ecocar, Acciona, o l’omicidio di camorra del 21enne Pasquale Piccolo avvenuto nel 1988 proprio per la sua vicinanza alla famiglia Bardellino.

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La sindaca di Formia Paola Villa

IL NUOVO BUSINESS DELLA CAMORRA, L’ANATOCISMO BANCARIO. L’ennesimo silenzio assordante quello di Gaeta, dal quale Paola Villa ha voluto marcare la distanza. “Io mi trovo sempre a fare la voce fuori dal coro, ma io questo cambiamento non lo trovo. Il 21 febbraio scorso siamo stati convocati in commissione regionale antimafia – nove sindaci – e ci siamo presentati in tre ma nessuno ha fatto i nomi di Bardellino, Bidognetti, Schiavone, Moccia, Mallardo. Si è parlato di videosorveglianza, le seconde case, i turisti, ma io a Formia ho altri problemi: a Formia la camorra non si è solo infiltrata ma si è stanziata e consolidata. Mi si accusa di allontanare gli investimenti e gli imprenditori, ma mi chiedo se Napoli o la Sicilia abbiano problemi di turismo perchè ci sono camorra e mafia. Oggi abbiamo nuovi business, l’anatocismo e l’usura bancaria: gli investitori vanno alle aste e comprano, trovo i locali di Formia comprati da società con capitali sociali di 10mila euro e fanno acquisti da 400mila euro. Prima era un commercio di abiti e scarpe, oggi fanno affari con le aste giudiziarie, aste importanti. Sui beni confiscati si fa molta fatica ad affrontare la gestione, perchè non è facile chiedere a una famiglia di andare a vivere al piano di sopra di Ernesto Bardellino. Sul Seven Up mi vengono i brividi, un bene preso, finanziamenti ottenuti, ma con amministrazioni disattente quei soldi li abbiamo persi e anzi dobbiamo restituire 90mila euro. Ma per qualcuno i problemi sono gli immigrati, i vucumprà e il commercio abusivo. Ma per noi restano i Bardellino, i Bidognetti e gli Ascione che per qualcuno sono una stimata famiglia di imprenditori, e io non ho sentito nemmeno una parola da una associazione di categoria che ha detto che gli imprenditori seri sono altri”.

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