Endometriosi, la Rete Regionale è ufficiale. Lama: “Dietro questo risultato ci sono le storie di migliaia di donne. Alcune battaglie non le scegli. Ti scelgono”
La pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio n. 55 del Piano della Rete Regionale per la gestione delle pazienti affette da endometriosi diventa l’occasione per una riflessione di Federica Lama, consigliere comunale di Sezze, che intreccia un risultato istituzionale con una storia personale vissuta sulla propria pelle.
“Per me tutto è iniziato dieci anni fa, dopo anni di dolore ai quali nessuno riusciva a dare un nome. Un intervento d’urgenza per una sospetta appendicite sembrava finalmente poter spiegare tutto. Ma l’appendicite non c’era. Fu l’inizio di un lungo percorso di esami e viaggi in tutta Italia. Dopo sette anni arrivò finalmente una prima diagnosi e, dopo altri tre anni, anche la seconda: endometriosi e adenomiosi.
Una storia che non appartiene solo a me, ma a migliaia di donne che convivono dapprima con dolori che non si riescono ad identificare e poi con la diagnosi di una patologia spesso invisibile, sottovalutata e diagnosticata troppo tardi”.
Nel 2023, dopo aver ricevuto la prima diagnosi, Federica Lama ha scelto di raccontare sui social la propria esperienza, trasformando una vicenda personale in un’occasione di sensibilizzazione. “Speravo che quella testimonianza potesse aiutare altre donne a riconoscersi in quei sintomi e a non smettere di cercare risposte. Ed è stato proprio così. Perché il silenzio, troppo spesso, pesa quanto la patologia stessa”.
Da quella testimonianza è nato anche un percorso di confronto istituzionale.
“Sentivo che raccontare sui social non bastava. Ho trovato nel consigliere regionale Angelo Tripodi un interlocutore che ha creduto nell’importanza di questo tema, promuovendo in Regione Lazio un momento di confronto con professionisti sanitari, associazioni e rappresentanti delle istituzioni e altre iniziative. Da lì ho riconosciuto una crescita di attenzione della Regione verso questa patologia”.
Il Piano della Rete Regionale rappresenta un passaggio importante perché introduce un modello organizzativo unico per tutto il Lazio. Fino ad oggi i percorsi di diagnosi, cura e presa in carico potevano variare da ospedale a ospedale e da una provincia all’altra. Con il nuovo provvedimento la Regione definisce ufficialmente i centri della rete, stabilisce come devono collaborare tra loro e quando una paziente deve essere indirizzata a una struttura di livello superiore. Viene inoltre adottato un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) valido per tutto il territorio regionale, affinché ogni donna possa accedere agli stessi standard di assistenza. La presa in carico sarà realmente multidisciplinare, coinvolgendo in modo strutturato ginecologi, radiologi, chirurghi, terapisti del dolore, specialisti della fertilità e tutte le professionalità necessarie. Il Piano prevede anche un sistema regionale di coordinamento e monitoraggio, con la raccolta di dati per verificare tempi di diagnosi, qualità delle cure ed efficacia dei percorsi assistenziali.
“Per molti potrà sembrare semplicemente un provvedimento amministrativo. Per chi convive con questa malattia significa invece sapere che quel dolore, viene finalmente riconosciuto e che il sistema sanitario sta costruendo strumenti sempre più efficaci affinché nessuna donna debba sentirsi sola davanti a un percorso fatto di incertezze, attese e sofferenza.» Lama sottolinea come questo traguardo sia il risultato dell’impegno condiviso di tante persone: donne, associazioni, professionisti sanitari e istituzioni.
Per il consigliere comunale di Sezze, la pubblicazione del provvedimento sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio rappresenta una soddisfazione collettiva. «C’è sempre tanto da fare. Ma se domani anche una sola ragazza riceverà una diagnosi prima di quanto sia accaduto a tante di noi, se si sentirà ascoltata invece che ignorata, se troverà un percorso di cura più semplice, più umano e più vicino ai suoi bisogni, allora sapremo che questa battaglia è valsa davvero la pena. Perché alcune battaglie non le scegli. Ti scelgono”.
