DISCARICA PONTINA: NUOVO TAVOLO PER DECIDERE, MA MANCANO I TECNICI DI LATINA

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Discarica nella provincia di Latina: l’Ente di Via Costa ratifica la costituzione di un nuovo tavolo tecnico per l’individuazione del sito, ma non ci sono i tecnici indicati dal Comune del capoluogo

La questione “discarica pontina” era andata in sonno praticamente dalla primavera scorsa quando, dopo che la conferenza dei sindaci aveva designato, a inizio anno, i siti di Fondi e Borgo San Michele (Latina), i consigli comunali di Latina e della città della Piana avevano respinto le ipotesi di “impianti della monnezza” sui rispettivi territori.

Decisive le rimostranze dei cittadini a Latina, dove si sono formati comitati sul territorio che hanno protestato e si sono impegnati contro la possibilità di realizzare un impianto di inerti a Borgo San Michele vicino allo stabilimento industriale della Heinz/Plasmon; decisiva, a Fondi, la marcia indietro dell’amministrazione che si è vista materializzare sin da subito il vicolo cieco in cui si era cacciata, con il conseguente pressing delle opposizioni e le eventuali rimostranze per il sito di Via Pantanello.

A Latina, peraltro, il Comune, per esprimere contrarietà al sito di Borgo San Michele, ha persino nominato due tecnici – il geometra Giorgio Libralato e il geologo Massimo Amodio – la cui perizia ha affossato la scelta vaticinata dalla conferenza dei sindaci di fine gennaio.

Insomma, sia a Fondi che a Latina, entrambe le amministrazioni, pur tra contraddizioni e balbettamenti iniziali, sono riuscite a mettere una toppa a una situazione che sarebbe stata esplosiva se fosse passata così come creata dalla conferenza dei sindaci della provincia nel quadro della strategia decisionale messa in atto, un anno prima (ci si trovava in era pre-pandemica), dal Presidente della Provincia Carlo Medici, chiamato dalla Regione Lazio a dover far fronte a un piano provinciale dei rifiuti dove quest’ultimi devono essere smaltiti nello stesso ambito territoriale (a proposito: degli Ato dei rifiuti ancora nessuna traccia, né a Latina né belle altre province laziali). Poco importa se, ad oggi, nonostante piani regionali e provinciali, la prossimità territoriale del rifiuto, nel Lazio, è un mito di cui si favoleggia e basta.

Il 10 agosto scorso, però, il Settore Ecologia e Tutela del Territorio dell’ente provinciale di Via Costa ha disposto una determina che ha ratificato un tavolo tecnico incaricato di individuare “siti idonei allo stoccaggio della frazione inerte non suscettibile di riutilizzo derivante dalla lavorazione del rifiuto urbano indifferenziato per la Provincia di Latina e attivazione procedure per selezione professionisti a supporto delle attività dello stesso”.

Tradotto: si torna a bomba sull’individuazione di una discarica o più discariche che consentano di chiudere il ciclo dei rifiuti nella provincia, ossia ciò che chiede anche da tempo un privato come Rida srl il cui impianto Tmb, ad Aprilia, ha necessità di stoccare lo scarto di lavorazione: ecco perché si battaglia, in una apposita conferenza dei servizi, per realizzare il progetto di discarica proposto da una società gemella. Altra storia, seppur connessa ed esemplificativa per comprendere a che punto è collassato il sistema dei rifiuti pontini.

Tornando all’individuazione della discarica pontina non poteva essere altrimenti, d’altra parte il piano regionale dei rifiuti, più quello provinciale, parlano chiaro e la provincia di Latina ha assoluta necessità di una discarica, stante il sistema dei rifiuti e del loro smaltimento così come è stato strutturato e (mal)disposto da decadi.

Il sonnifero di mesi, somministrato collateralmente anche da un ricorso al Tar da parte dell’amministrazione capitolina Raggi contro l’ultimatum regionale indirizzato a Roma e alla Provincia di Latina, non poteva avere effetti perenni. La scelta delle discariche sia a Latina che nelle altre province deve essere compiuta, secondo la politica laziale, pena il drammatico scontro che sta avvenendo in queste settimane a Roncigliano dopo la decisione del Sindaco romano Virginia Raggi di riaprire la discarica di Albano chiusa dal 2018.

Ecco perché la Provincia di Latina ha ratificato questo nuovo tavolo che dovrà valutare secondo i criteri tecnici il sito o i siti dove realizzare la discarica o le discariche pontina/e.

Il nuovo “simposio” decisionale si rifà alla decisione della Provincia di dare mandato al Settore Ecologia di chiedere ai 33 Comuni pontini alcuni nominativi di tecnici “che potessero implementare il gruppo di lavoro provinciale” del Tavolo Permanente dei Sindaci, ossia quel gruppo che a gennaio scorso stilò un documento che conteneva tutti i siti possibili e idonei a ospitare in provincia le discariche e gli impianti compost a controllo pubblico. Da quel documento uscirono dal mazzo proprio le due opzioni, poi rivelatisi fallimentari, di Latina e Fondi.

A rispondere alla chiamata della Provincia solo tre comuni su trentatré: il Comune di Fondi che ha proposto l’architetto dipendente dell’ente comunale Bonaventura Pianese; il Comune di Cisterna che ha indicato l’architetto Luca De Vincenti e l’ingegner Gian Pietro De Biaggio (entrambi dipendenti del Comune); il Comune di Latina, l’unico a individuare due tecnici esterni all’Ente: i liberi professionisti Massimo Amodio (geologo) e Giorgio Libralato (geometra). Vale a dire, come accennato, i due tecnici che hanno fornito al Comune di Latina il documento tecnico che ha definitivamente abortito l’idea della discarica a Borgo San Michele.

Una individuazione dei siti o del sito che pare si sposti nell’ambito delle cave, almeno a leggere un carteggio intercorso tra Regione e Provincia di Latina inserito per sommi capi della determina provinciale, ma che di sicuro costa qualche soldino considerato il via libera dato, il 14 giugno 2021, dalla suddetta Regione alla succitata Provincia di “poter utilizzare parte delle somme di conto corrente accantonate e destinate a programmi di intervento“; oltreché alla regolarità contabile certificata dal Dirigente Settore Bilancio della Provincia di Latina.

Fin qui, suppergiù, niente di inconoscibile e non prevedibile. Fatto sta che al nuovo tavolo tecnico c’è un convitato di pietra. Il gruppo di lavoro sarà infatti composto dai tre tecnici provinciali – l’ingegner Antonio Nardone (Dirigente Settore Ecologia e Tutela del Territorio della Provincia di Latina), il geologo Luigi Matteoli e l’agronomo Armando Di Biasio (entrambi dipendenti dello stesso settore “Ecologia”) – più i tre tecnici indicati dai Comuni di Fondi (uno) e Cisterna (due). Dei liberi professionisti – Amodio e Libralato – scelti dal Comune di Latina non vi è traccia.

E sì che Latina rimane il capoluogo di provincia e il territorio sui quali ancora non è escluso possa essere realizzata la discarica che chiuderà il ciclo dei rifiuti pontini.

Ragionamento concordato e/o calcolato? Svista? Chissà, di sicuro c’è che Latina non avrà nessun tecnico al tavolo delle decisioni, senza contare che altri Comuni, piuttosto rilevanti della provincia per demografia e importanza, neanche ci hanno provato a indicare tecnici utili alla causa.

Sarà che ognuno vede lontano il problema discariche e rifiuti, almeno, si capisce, fino alla prossima emergenza. Chiedere consigli ai Comuni dell’area di Roncigliano per sapere.

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