DISCARICA DI BORGO MONTELLO: È ORA DI AFFRONTARE IL PROBLEMA

Mappa degli invasi della discarica di Borgo Montello a Latina
Mappa degli invasi della discarica di Borgo Montello a Latina

Riorganizzare una città è un’impresa difficile ma è attraverso questa metamorfosi che si sostanzia una società evoluta e, con essa, la maturità di ogni cittadino. 

Da cosa partire per rigenerare luoghi urbani ancora privi di qualsiasi logica di sostenibilità economica e ambientale? La risposta è solo una: affrontare una volta per tutte la vergogna ambientale più grande, il problema amministrativo più scandaloso che nessuno abbia mai davvero voluto risolvere, senza paure o timidezze fuori tempo massimo.

Con questa premessa, si dovrebbe partire senza dubbio alcuno dalla bonifica della discarica di Borgo Montello, Latina capofila con l’appoggio di tutte le città dell’Agro Pontino più Anzio e Nettuno, che lì hanno conferito per quarant’anni rifiuti solidi urbani. Insomma, risanare corpo e anima di quello che rappresenta un argomento che di solito viene selettivamente censurato e relegato nel dimenticatoio delle cose impossibili da dipanare. Questo sito, invece merita rispetto e considerazione perché è stato immolato per sopperire agli scarti dei consumi di massa, diventati oneri di pubblica responsabilità e, nel silenzio di chi non può scagliare la prima pietra, è diventato anche un ricettacolo camorristico di melme industriali altamente tossiche

Per decenni, le discariche sono servite a eliminare i rifiuti a costi minimi e ciò ha portato alla realizzazione di circa 150.000 – 500.000 siti di conferimento storici e attivi in tutta l’Unione Europea. Circa il 90% dei siti sorti prima della direttiva europea del 1999 sono, per di più, discariche sprovviste di sistemi adeguati di salvaguardia ambientale. Abbancamenti vecchi di decenni richiedono ampie operazioni di bonifica per evitare problemi ambientali e di salute pubblica, come, ad esempio, quelli che causerà la falda sottostante al sito di Montello che è risultata compromessa da inquinanti di vario genere provenienti da abbancamenti, leciti e non. Lì, a Borgo Montello e come in tutte le altre discariche, per anni sono state interrate come rifiuto anche risorse limitate e non rinnovabili, tra cui le materie prime secondarie (MPS), le materie prime critiche (MPC) e gli elementi costituiti da terre rare (REE – rare earth elements). Si stima che la quantità di rame interrato a livello mondiale nelle discariche sia equiparabile alle riserve attualmente disponibili. Queste risorse attualmente provengono da fuori l’Unione Europea, sono sottoposte a forte domanda e stanno diventando sempre più scarse. 

Esistono tecniche come il Landfil Mining che offrono l’opportunità di sfruttare questo bacino di risorse potenzialmente riutilizzabili che potrebbero essere recuperate e riproposte sul mercato in linea con l’economia circolare, l’economia del futuro che tratta l’ambiente come il primo partner aziendale. L’escavazione dei materiali smaltiti in discarica può anche essere integrata con misure di bonifica e di gestione post operativa per affrontare le conseguenze ambientali delle discariche, non come altre soluzioni spacciate per green che, in realtà, creano nuovi circuiti di aggravio del carico ambientale. La discarica di Montello è satura, chiusa e tale deve rimanere. Quello che si può fare per questa terra e tentare di sanarla e risarcire chi, vivendo nei pressi, è stato condannato a subire ingiustizie e intimidazioni e a perdere i propri cari con malattie autoimmuni che si diffondono come fossero, invece, raffreddori.

Si potrebbe iniziare con un progetto pilota di estrazione in discarica a partire dall’invaso denominato S0, la parte più vecchia del sito di Montello nella quale negli anni ‘90 erano state localizzate masse ferrose durante un’indagine aere dell’Enea, scarti dichiarati non assimilabili a rifiuti tossici. La bonifica di quella porzione di discarica insieme al recupero di materiale magari potrebbe generare ricavi dalla vendita di risorse in potenza ancora produttive per co-finanziare step differenziati di bonifica e messa in sicurezza degli invasi contenenti sostanze tossiche che percolano nella terra, nell’aria e nell’acqua.

È l’atteggiamento di accettazione supina degli eventi che va modificato, quella sensazione di aver perso già in partenza e che paralizza la società in un’ansia bloccante, la quale impedisce di fare programmi a lungo termine in favore delle generazioni future invece di inventare cronoprogrammi di facciata senza alcuna reale prospettiva di sostenibilità.

È tempo di sistemare, di recuperare, di progettare, e se qualcosa è stato fatto, come dicono i giovani a cui si sta rubando la stabilità climatica, allora non è ancora abbastanza.

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