CONCORSOPOLI: IL PROCESSO SI INFIAMMA E SPUNTA L’AUTISTA LEGATO AI DI SILVIO

Concorsopoli: il processo a Latina entra nel vivo, ascoltati diversi testimoni tra cui l’attuale Direttore Generale dell’Asl Silvia Cavalli e l’ex Dg Giorgio Casati

Un’udienza fiume quella andata in scena quest’oggi presso il Tribunale di Latina nel Collegio presieduto dal Giudice Aldo Morgigni: dalla mattina fino alle 16. Il procedimento è quello che vede alla sbarra l’ex senatore del Partito Democratico Claudio Moscardelli, ancora agli arresti domiciliari e presente per la prima volta in Aula, l’ex direttore amministrativo facente funzioni dell’Asl Claudio Rainone e il funzionario della medesima azienda sanitaria locale Mario Graziano Esposito.

Claudio Moscardelli
Claudio Moscardelli

Non sono mancati gli spaccati caratteristici, soprattutto perché, al di là degli aspetti penali, è stato restituito un quadro, nelle testimonianze, di una Asl intrisa di dissapori, rivalità, ingerenze, con la presenza ingombrante di una politica che non riesce a stare la suo posto e che ha il dannato bisogno di interfacciarsi con i manager della sanità pubblica. Una sorta di feuilleton di incontri imbarazzanti e personaggi deputati alle varie funzioni che si muovevano in un ambiente su cui aleggiava la presenza forte di partiti. In realtà, di un partito in particolare: il Partito Democratico che esprime da anni la maggioranza in Regione Lazio e che, quindi, deputato ad amministrare il sistema sanitario regionale, si sente legittimato a interloquire con direttori e dipendenti dell’Asl. E a volte si cade, come il processo in essere dimostra.

Le indagini, come noto, sono state portate avanti dalla Squadra Mobile e dalla Guardia di Finanza di Latina. Due indagini separate, poi unite in un unico procedimento, che hanno messo sotto la lente altrettanti concorsi: quello da 23 posti come collaboratore amministrativo professionale cat. D indetto in forma aggregata tra Asl di Roma 3, Asl Latina (ente capofila), Asl Viterbo e Asl Frosinone e quello da 70 posti di assistente amministrativo-categoria C, indetto in forma aggregata tra Asl di Frosinone, Latina (ente capofila), Viterbo e Roma 3.

In particolare, all’ex senatore dei Dem Moscardelli, nonché ex membro della Commissione parlamentare Antimafia, vengono contestate le ingerenze per far sì che due candidati al concorso da 23 posti – l’ex Presidente del Consiglio Comunale di Minturno Giuseppe Tomao e il figlio dell’attuale Presidente del Consiglio Comunale di Gaeta (Pina Rosato), Matteo Di Domenico – fossero agevolati nel superamento delle prove d’esame, con tanto di domande concordate con uno degli altri tre imputati: Claudio Rainone all’epoca Presidente della Commissione d’esame ed ex Direttore amministrativo facente funzione dell’Asl di Latina (oltreché a direttore Uoc Reclutamento, funzione da cui il manager della sanità è stato sospeso).

Rainone ed Esposito (anche loro due, oggi, entrambi presenti in Aula), devono rispondere di falsità ideologica in atti pubblici rivelazione di segreti di ufficio. Moscardelli, invece, è accusato di rivelazione di segreto d’ufficio e corruzione.

Il clou dell’udienza odierna è stato sicuramente l‘escussione di una testimone eccellente: il Direttore Generale dell’Asl Silvia Cavalli, catapultata nell’Azienda sanitaria di Latina a pochi mesi dal palesarsi dello scandalo, sebbene il clima fosse già avvelenato e la preoccupazione di taluni risultasse a livelli massimi. I rumors sui concorsi erano stati pubblicati dall’informazione già da gennaio 2021.

Leggi anche:
ASL DI LATINA: PARENTI E “FIGLI DI” TRA I PRIMI NEL CONCORSO. INDAGINE DELLA FINANZA

La Dg Asl di Latina Cavalli ha spiegato di aver parlato, poco prima dell’insediamento avvenuto il 22 marzo 2021, con il direttore amministrativo facente funzioni Rainone (che non aveva mai conosciuto) e il direttore sanitario Visconti. Incontri naturali per apprendere della situazione dell’azienda sanitaria locale. Così come l’incontro avuto con il suo precedessore, ossia il Direttore Generale (fino a gennaio 2021) Giorgio Casati, tramite il quale seppe del concorso da 70 posti già finito all’attenzione mediatica con l’emergere di vari parenti, figli di e persone legate alla politica che vi avevano partecipato. Insomma, si lumeggiava già una situazione calda, con la circostanza che erano state inviate due note dalla Regione Lazio con le quali si chiedeva la sospensione del concorso.

“Io chiedo l’acquisizione degli atti del concorso nel mezzo della terza ondata Covid – ha dichiarato il Dg Cavalli – e studiando gli atti ho compreso a fondo la situazione“. Atti richiesti da Cavalli che in realtà arrivarono alla spicciolata e non integralmente. Almeno non subito.

Silvia Cavalli nuovo Direttore Generale dell'Asl di Latina (foto da abruzzo24ore.it)
Silvia Cavalli nuovo Direttore Generale dell’Asl di Latina (foto da abruzzo24ore.it)

“La documentazione – ha detto in Aula Cavalli interrogata dal Pubblico Ministero Valerio De Luca – la chiedo a Rainone in qualità di direttore amministrativo facente funzione e direttore Uoc Reclutamento. Ottengo tutto con difficoltà e mi consulto con un avvocato esterno, Vincenza Di Martino del Foro di Roma”. Il direttore generale, sin da subito, nota che nelle carte del concorso risultavano alcune difformità rispetto alle normative, come ad esempio la sostituzione di un componente della Commissione d’esame che si insediò il giorno stesso della prova, nonostante vi siano a monte alcuni step che devono essere compiuti in precedenza. Il parere fornito a lei dall’avvocato Di Martino fu di natura fiduciaria e rafforzò i dubbi già esistenti nella manager.

“Sui rapporti di parentela di alcuni partecipanti al concorso da 70 posti arrivavano molte lettere anonime, io evidenziai che c’erano almeno 5 incompatibilità ma non escludo che ci fossero altre parentele. Inoltre, notai che le persone con parenti partecipanti al concorso non furono allontanate dalla sede di esame svolto alla fine di dicembre 2020″.

Ecco perché, ha spiegato il Dg Cavalli, “ho revocato il concorso, si trattava di interesse pubblico dell’amministrazione”. Il concorso fu annullato per questioni procedurali: la prova di informatica non era sta espletata e anche la prova orale era stata annullata. Tuttavia, nel provvedimento di revoca del concorso furono riportati, o quantomeno accennate, le incompatibilità parentali e l’evidenza mediatica data dagli organi d’informazione sugli accertamenti in corso da parte della Procura di Latina.

Conobbi Moscardelli in un incontro in Regione poco prima del mio insediamento – ha detto Cavalli – Ci trovavamo nell’ufficio dell’assessorato alla Sanità dove erano presenti Alessio D’Amato, i consiglieri regionali Salvatore La Penna ed Enrico Forte (ndr: attualmente in carica, entrambi del Partito Democratico), più il responsabile della segreteria Schiavetti”.

“Ero stata nominata ma non ero ancora insediata all’Asl di Latina. Moscardelli mi parlò bene dei manager Asl Rainone e Visconti. Anche La Penna e Forte erano concordi nell’opinione positiva rispetto ai due direttori Asl”.

In seguito, l’ex senatore Moscardelli, all’epoca segretario provinciale del PD di Latina, venne a parlare con Cavalli direttamente alla Asl e proprio in relazione al clamore mediatico originato dal concorso da 70 posti. In quel frangente, nessuno sapeva che vi erano due procedimenti aperti dalla Procura: non solo il concorso da 70 posti, ma anche il primo da cui è partita l’indagine poi riunita, ossia quello da 23 posti. Cavalli ha ribadito che era già a conoscenza dell’accesso agli uffici dell’Asl da parte della Guardia di Finanza di Latina e del sequestro dei cellulari eseguito a carico di Esposito, Rainone e della funzionaria Specchio.

“Dissi che non era positivo per l’Asl che Rainone fosse sui giornali – ha dichiarato in Aula Cavalli -. Successivamente Il 16 aprile 2021 ricevo un sms da Moscardelli per un incontro e ci vedemmo lunedì 19 aprile. Prima ci eravamo rivisti sempre all’Asl alla presenza anche di La Penna e Forte. Lunedì 19 aprile arrivò Moscardelli e mi chiese di ricevere prima di lui Rainone ma io non ho voluto cambiare la mia agenda. Rifiutai“. Rainone avrebbe consegnato le sue dimissioni da direttore amminsitrativo facente funzioni in ragione dell’inchiesta in corso, eppure l’ex senatore aveva una puntualizzazione da fare, pur non avendo in quel momento nessuna carica o funzione che potesse consentirgli di mettere il becco.

Feci accomodare Moscardelli e lui mi disse di soprassedere dall’individuare il nuovo direttore amministrativo. Mi disse che avrei dovuto nominare il direttore della Uoc Accreditamento Marciano“. In sostanza, Moscardelli avrebbe voluto – come ha poi spiegato lui stesso in Aula, in un breve intervento dopo la testimonianza di Cavalli – che la manager non concretizzasse la nomina di un direttore amministrativo definitivo, ma optasse per una soluzione temporanea: nominare un tecnico del territorio come Marciano per il ruolo di direttore amministrativo facente funzioni nell’attesa che Rainone fosse scagionato da qualsiasi indagine in corso. Un prospettazione che Cavalli non tenne minimamente in conto.

“Voleva che non nominassi un nuovo direttore perché Rainone sarebbe uscito presto dai ogni tipo di indagine. All’inizio nominali come facente funzioni la dottoressa Pannunzio, in seguito ricevetti attacchi per supposte incompatibilità perché il figlio di Pannunzio era fidanzato con la vincitrice di un concorso. Registravo una pesantezza del clima. Allora ho deciso di nominare come direttore amministrativo Sabrina Cenciarelli che attualmente ricopre l’incarico”. Una scelta che non andò giù a Moscardelli che criticò Cavalli a mezzo stampa tramite un’intervista su un quotidiano locale sostenendo che la manager Asl avrebbe dovuto aspettare l’esito penale che coinvolgeva Rainone, il quale dal racconto di Cavalli sembra al centro dei pensieri dell’ex senatore.

Sede-Direzione-ASL-480x339
Sede Direzione ASL di Latina

Chiusa la prima parte dell’intervento, la circostanza inaspettata nel processo è arrivata da una domanda rivolta alla manager Asl dall’avvocato Benedetti che difende gli interessi della medesima Asl di Latina, parte civile nel procedimento. L’avvocato – sfidando alcune obiezioni del collegio difensivo di Rainone, Moscardelli ed Esposito – ha domandato a Cavalli chi si fosse trovata come autista una volta insediata all’Asl. “Si chiamava Stefano Vita*, fu il dottor Rainone ad averlo individuato. Si trovava in comando. L’autista aveva avuto problemi con la legge per via di precedenti penali”. Una scelta, quella di Rainone, per una persona che come lui veniva dall’Ares 118.

E alla fine dell’escussione, Cavalli tiene a precisare: “La madre dell’autista – che poi fu sostituito – appartiene alla famiglia Di Silvio“.

Prima della manager che ha dimostrato di rispondere puntualmente e con precisione alle domande che le venivano rivolte da Pm e collegio difensivo, è stato ascoltato il testimone Claudio Flamini, responsabile commerciale della Net4Market, ossia la società che per l’Asl fornì la piattaforma informatica dei due concorsi finiti come protagonisti al processo: due affidamenti sotto soglia che non hanno avuto necessità di una gara d’appalto.

Era la prima volta che davamo supporto – ha spiega Flamini visibilmente scosso dalla vicenda, nonostante non sia né indagato né imputato – Il dottor Di Maggio mi presentò Rainone per la nostra piattaforma. Rainone mi disse che aveva bisogno del supporto informatico per gestire i concorsi. Non lo avevamo mai fatto e ci rivolgemmo a una società che poteva creare le domande e occuparsi dei test”. Si tratta della Fata informatica che, infatti, ha fornito il software e il servizio all’Asl via Net4Market. Così la catena: la formulazione delle domande del concorso fu realizzata da Fata informatica, la quale ha inserito i quiz sulla piattaforma di Net4Market che successivamente ha fornito il servizio alla Asl.

Il concorso da 70 posti – ha ricordato Flamini interrogato in Aula – si svolse il 28, 29, 30 dicembre 2020 per un totale di 5 sessioni. Sulla piattaforma erano stati caricati tutti i quiz che poi avrebbero rappresentato il concorso da 70 posti. “Creammo i profili per far accedere alla Asl e mi riferisco a Rainone, Esposito e Molinari. Noi per le sessioni dovevano fornire le domande, ma per il primo concorso c’era una sola sessione. Per quello da 70 posti c’erano 400 domande su cui creare le batterie di testo. A inizio di dicembre 2020 comunico che c’erano le 400 domande fornite dalla Fata informatica. Esposito accede alla piattaforma e dice che andavano bene e poi mi dice che avevano creato le batterie“.

Il concorso, come noto, si svolse con tutte le conseguenze del caso. Chiaramente a fine dicembre nessuno sapeva ancora che sarebbe stato l’inizio della cosiddetta concorsopoli. È lo stesso Flamini ad ammettere di aver avuto almeno due incontri con Rainone dopo lo svolgimento del concorso, già finito all’attenzione dell’informazione e quindi chiacchierato. “Ho cancellato alcune mail di interlocuzione con Rainone perché mi disse che c’era stata una campagna stampa contro questo concorso. Le mail se fossero compromettenti non lo ricordo. Rainone mi incontrò, andai nel suo ufficio all’Asl e mi disse che c’era una campagna stampa“. Secondo quanto raccontato da Flamini, Raninone gli chiese di cancellare le comunicazioni, di non dare elementi: “Facciamo in modo che si smonti e mi chiese di cancellare le mail“. Successivamente, “incontrai Rainone a Roma all’Eur, al bar Palombini. Era a gennaio 2021. In questa seconda occasione mi dice che c’era di mezzo la magistratura e la cosa aveva preso una piega pesante, ma siamo tranquilli mi disse. Mi aveva chiesto di cancellare mail e anche i file dalla piattaforma”.

“Io – ha continuato Flamini – mi interfacciai con i miei superiori”. Poi, come ha spiegato Flamini, pur essendo in atto una bufera sui concorsi, lo stesso Rainone gli spiegò che avrebbe potuto proseguire il suo rapporto con la Asl, anche se ormai non vi erano con l’Azienda sanitaria altri lavori. “Si mi disse così, ma una cosa light“. Senza impegno.

Ad essere ascoltato, anche l’ex Direttore Generale dell’Asl di Latina Giorgio Casati, al momento, con lo stesso ruolo, presso l’Asl Roma 2. Insediatosi a Latina nel dicembre 2015, Rainone arrivò dopo di lui provenendo dall’Ares 118. La testimonianza di Casati in Aula è sembrata essere mal digerita da Rainone che più volte ha mostrato segni di insofferenza. Eppure, come ha ricordato l’avvocato di Rainone, Stefano Mancini, fu Casati a nominare per ben quattro volte, in quegli anni, lo stesso Rainone in ruoli di responsabilità. E fu sempre Casati a scegliere Rainone come direttore amministrativo facente funzioni dopo che la direttrice dell’epoca, Eleonora Di Giulio, che le carte dell’inchiesta hanno dimostrato essere invisa al PD, aveva scelto a dicembre 2020 di andare via e insediarsi all’Asl di Frosinone.

Casati ha spiegato in Aula che Rainone aveva una forte ambizione e aveva espresso più volte il desiderio di ricoprire incarichi come quello da direttore amministrativo. “Fu lui a proporsi per essere presidente della commissione dei concorsi“. È stato il manager originario di Broni, Casati, a ribadire che tra Rainone e Di Giulio i rapporti non erano idilliaci. Un rapporto lavorativo complesso, in seguito confermato in Aula dalla stessa Di Giulio ascoltata come testimone. Lo scontro era sugli atti amministrativi che Rainone avrebbe voluto in un modo, mentre Di Giulio in un altro. Frizioni e dissapori che Casati ha rimarcato. E proprio su questo rapporto complicato, Casati ha detto di Rainone: “Il mio giudizio è che dietro c’era il disegno di Rainone di creare dissidio con l’allora direttore amministrativo“. Tuttavia, nella sua escussione, Di Giulio, pur ammettendo i rapporti di contrasto con Rainone, ha spiegato di essere andata via perché non sapeva chi sarebbe venuto dopo Casati ed era consapevole che a Frosinone avrebbe trovato una situazione lavorativa ideale. Una circostanza già emersa durante gli interrogatori resi dalla manager alla polizia giudiziaria.

Giorgio Casati
Giorgio Casati

Casati ha, poi, spiegato di aver interloquito più volte con Moscardelli e altri politici, incontri che avevano come oggetto i servizi sanitari ma anche singole persone interne all’azienda. “Parlai decine di volte di dirigenti con i politici, è una cosa frequente ma ero irritato quando veniva il politico“.

Sul concorso da 70 posti e alcune parentele scomode, Casati non ha dubbi: “Parlai a Rainone dell’incompatibilità di alcuni addetti alla sorveglianza dei concorsi con qualcuno dei partecipanti, tra di loro c’erano parenti. Rainone rispose che questi controllavano solo i documenti. Io dissi a Rainone di pensare di annullare il concorso per il clamore mediatico, ma lui non aveva nessuna intenzione“. E ancora: “Moscardelli mi disse che Rainone poteva essere valorizzato se la di Giulio avesse accettato di andare a fare il direttore amministrativo all’Asl di Frosinone. Mi chiedeva cosa pensavo di fare sul direttore amministrativo e mi suggerì Rainone. La Di Giulio voleva andare via perché sarei andato via io e non voleva fare guerre. Le divergenze con Rainone hanno contribuito a far sì che Di Giulio andasse via”.

L’ultimo ad essere ascoltato in aula è stato Marco Molinari, dipendente Asl Ufficio Reclutamento che fu nella commissione per il concorso da 70 posti dove partecipò la sorella. Molinari, che è indagato ma non imputato nel processo odierno, ha scelto di testimoniare pur avendo la facoltà di non farlo. Ha ribadito di non aver mai consultato le domande del concorso prima che fosse espletato dai partecipanti. Una testimonianza breve la sua che non ha aggiunto molto all’udienza.

Alla fine i due avvocati difensori di Moscardelli e Rainone – Renato Archidiacono e Leone Zeppieri – hanno chiesto al Tribunale, tramite istanza, la revoca della misura cautelare dei domiciliari per i loro assistiti. Secondo l’avvocato Archidiacono, essendosi compiute oggi le testimonianze cardine del processo, non vi è più il pericolo dell’inquinamento probatorio da parte di Moscardelli, ossia la circostanza che lo tiene da luglio 2021 ai domiciliari. Per la richiesta, il Pm De Luca non ha eccepito dichiarandosi d’accordo: per Moscardelli nessuna misura cautelare, per Rainone “solo” un’interdittiva. Sul destino dei due imputati, il Collegio presieduto dal Giudice Aldo Morgigni si è riservato ma poi ha deciso per la liberazione di tutti e due gli imputati.

La prossima udienza di un processo che, oggi, ha visto sfilare i testimoni probabilmente più importanti, è stata fissata l’8 aprile 2022: altro testimone eccellente, l’Assessore alla Sanità regionale Alessio D’Amato.

*AGGIORNAMENTO – Il dipendente sanitario Stefano Vita nega con forza qualsiasi legame suo e della madre con il clan Di Silvio, avendo denunciato per diffamazione aggravata il Direttore Generale dell’Asl Silvia Cavalli. Di seguito, la nota diffusa da Stefano Vita e inviata a “Latina Tu”.

“Non c’entro nulla con Di Silvio, ho querelato la Cavalli”. Così inizia la lettera aperta di Stefano Vita. “lo sottoscritto Stefano Vita nato a Roma il 25.07.1976, dipendente del Servizio Sanitario Nazionale presso la ASL NAPOLI 1 con qualifica Operatore Tecnico Specializzato Autista Ambulanza a tempo indeterminato, mi vedo costretto a ricondurre nell’alveo della verità i contenuti della vicenda descritta che riprende le dichiarazioni del Direttore Generale della ASL di Latina, Dott.ssa Cavalli Silvia, resa nella udienza dello scorso febbraio, chiamata quale testimone nel processo penale a carico di altri presso il Tribunale di Latina, rispetto al quale lo scrivente è del tutto estraneo. Ci sono tre assolute verità che vanno ribadite con forza. La prima: sono giunto alla ASL di Latina in forza dell’istituto del comando, autorizzato prima ed eseguito dopo con Deliberazione n. 255/2021 del Direttore Generale pro tempore, stante la presenza in organico di una sola unità di personale con qualifica di Autista. Sebbene il sottoscritto abbia avuto in un passato molto remoto, oltre un ventennio fa, problemi con la giustizia, mi preme sottolineare che questi eventi non gli hanno impedito di partecipare a concorsi pubblici, in alcuni dei quali è risultato vincitore, vedi ASL Monza, ASL Caserta, ASUR Marche e ASL Napoli, dove attualmente presta servizio con la qualifica di Operatore Tecnico Specializzato Autista Ambulanza e dove è rientrato per motivi personali a seguito della richiesta di revoca del comando indirizzata, tra gli altri, alla Dott. Cavalli Silvia con nota del 22 aprile 2021. La seconda: con l’assunzione in servizio vengo inizialmente assegnato alla Direzione Amministrativa, ma mi ritrovo a prestare servizio per il Direttore Generale, a seguito dell’assenza, ribadisco, dell’unico autista in organico. Da quel momento in poi, vengo contattato dalla Segreteria della Direzione Generale attraverso SMS, di cui conservo ancora i testi, per assolvere incarichi istituzionali, afferenti la mia qualifica, in favore del Direttore Generale e questo.
La terza: L’aspetto pin.grave della vicenda. È I’appartenenza mia e di mia madre alla famiglia Di Silvio: nulla di più infamante, falso e lesivo della dignità morale mia e di mia madre. Sono proprio queste accuse, che ritengo del tutto calunniose, mortificanti, denigratorie ed infamanti, che mi hanno portato, il 21 febbraio 2022, a sporgere querela al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, nei confronti della Dott.ssa Cavalli Silvia, Direttore Generale della ASL Latina, per diffamazione ed eventuali altri reati che dovessero emergere dall’indagine. Mia madre appartiene ad una famiglia rispettabile di origini sarde, si chiama Anna Valentini, figlia di Boi Nerina e Valentini Armando. Famiglia estranea del tutto alla famiglia Di Silvio. Pertanto, è immaginabile I’impatto lesivo, a livello psicologico, che una notizia di questo tipo può avere su una persona ultra settantenne, che si ritrova “sbattuta” sulle pagine dei quotidiani. Ho presentato, a carico della Dott.ssa Cavalli Silvia ed altri, una integrazione alla iniziale querela, non comprendendo, peraltro, le ragioni di un mio coinvolgimento in un processo interessante altri. Ritengo al solo fine di verità che queste notizie prive di fondamento e gravemente “infamanti” debbano trovare un altrettanto chiara rettifica. Quanto pubblicato sulla mia persona e su mia madre e quindi su legami con ambienti criminali è del tutto privo di fondamento.

Articolo precedente

NASCE CONSORZIO HORECA A LATINA, DI COCCO: VOGLIAMO RADICARCI NEL TERRITORIO

Articolo successivo

LATINA, BELLINI: PROGETTI ABC PRONTI, 13 COMUNI SONO INTERESSATI

Ultime da Giudiziaria