CHIOSCHI MAFIOSI, A ZOF REVOCATI I DOMICILIARI: AVRÀ L’OBBLIGO DI DIMORA A LATINA

Alessandro Zof
Alessandro Zof

Processo “Chioschi mafiosi”, il Tribunale concede la misura meno afflittiva per il principale imputato, Alessandro Zof

Il primo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Sinigallia-Brenda-Naldi, ha concesso al 42enne di Latina, Alessandro Zof, assistito dall’avvocato Alessia Vita, la misura meno afflittiva dell’obbligo di dimora nel capoluogo di provincia, rispetto agli arresti domiciliari in ragione dell’ordinanza da cui è scaturito il processo che vede al centro le pressioni esercitate da lui e dalla sua famiglia sui gestori dei chioschi sul lungomare. Zof, oltreché a non poter muoversi da Latina, non potrà uscire da casa nelle ore notturne.

Ieri, 9 giugno, si sarebbe dovuta celebrare un’altra udienza del processo “chioschi”, scaturito dall’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e della Squadra Mobile di Latina, ma per via dell’astensione degli avvocati tutto è stato rinviato al prossimo 23 ottobre. Ad essere contestati nel processo la turbativa d’asta e vari episodi di estorsione aggravati dal metodo mafioso, oltreché allo spaccio di droga.

Solo lo scorso aprile, i Carabinieri hanno deferito in stato di libertà Zof, già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, ritenuto responsabile del reato di evasione. In particolare, durante un controllo presso la sua abitazione, l’uomo non era stato trovato all’interno, ma sulla rampa delle scale del condominio in cui risiede, senza giustificato motivo. Alessandro Zof, detto “Il Topo”, è personaggio noto negli ambienti criminali pontini. Il 42enne, a gennaio 2025, è stato assolto insieme agli altri imputati nel processo “Reset” dall’accusa di far parte di un’associazione mafiosa dedita allo spaccio di droga, controllata dal clan Travali.

A ottobre 2024, quando era ancora sotto processo per l’inchiesta “Reset”, l’aggravamento della misura dai domiciliari al carcere era scaturito da una perquisizione avvenuta sempre presso il domicilio di Zof. A eseguire la perquisizione erano stati gli agenti della Squadra Mobile di Latina. Gli investigatori si erano presentati a casa di Zof in cerca di armi, in particolare di una pistola, dopodiché avevano ritenuto che il quarantenne, nel corso della perquisizione, si sarebbe liberato di sostanza stupefacente.

Nel frattempo, Zof, a ottobre 2025, ha ottenuto dalla Corte d’Appello di Roma uno sconto di pena, a sei anni di reclusione, per il tentato omicidio all’American Bar di San Felice Circeo. Uno degli episodi, quello dei cosiddetti spari al Circeo, che ne hanno corroborato la “fama” criminale.

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