BIOGAS A BORGO CARSO, M5S: “IL COMUNE TRA SILENZI, ANNULLAMENTI E RICORSI ABBANDONATI”

Ciolfi (M5S): “Prima il silenzio-assenso, poi l’annullamento, il ricorso al Consiglio di Stato e la rinuncia all’appello. Poi si ricomincia da capo. Ai cittadini va detta la verità: cosa è stato realmente fatto per fermare l’impianto oltre la narrazione politica?”

In questo agosto rovente, tra tante notizie che rischiano di passare inosservate, ce n’è una che merita invece di essere riportata all’attenzione dei cittadini di Latina e, soprattutto, dei residenti di Borgo Carso. È la vicenda dell’impianto per la produzione di biometano, sulla quale l’Amministrazione Celentano ha costruito per mesi una narrazione fatta di rassicurazioni, incontri pubblici e dichiarazioni di fermezza, assicurando ai cittadini di avere individuato la strada per impedire la realizzazione dell’impianto. Oggi, però, alla luce della sequenza degli atti amministrativi e giudiziari, quella narrazione presenta più di una crepa.

La società Neoagroenergie aveva presentato l’istanza per la realizzazione dell’impianto e il Comune, nei termini previsti dalla procedura, non aveva formulato contestazioni. Da quel silenzio si era quindi formato il titolo favorevole alla realizzazione dell’intervento. Se l’Amministrazione riteneva che esistessero criticità tali da impedire la realizzazione dell’impianto, avrebbe dovuto farle emergere nei tempi e nelle forme previste dalla legge. Non lo ha fatto.

Successivamente, anche a seguito delle proteste dei cittadini di strada Casal delle Palme, il Comune è tornato sui propri passi, adottando un provvedimento di annullamento in autotutela. La società ha impugnato il provvedimento davanti al TAR, che ha accolto il ricorso.

A quel punto il Comune ha impugnato la sentenza davanti al Consiglio di Stato, chiedendo anche la sospensione degli effetti della decisione del TAR. Salvo poi rinunciare prima alla richiesta di sospensione e successivamente anche all’appello. Una scelta legittima, certamente, ma che merita di essere spiegata ai cittadini: quale strategia processuale aveva adottato il Comune e cosa ha determinato il successivo cambio di rotta?

La vicenda, però, riparte da capo. L’Amministrazione adotta un nuovo provvedimento di annullamento in autotutela presentato con grande enfasi dalla stessa Sindaca, assessori e consiglieri di maggioranza; la società subentrata a Neoagroenergie, Retina OP.11 S.r.l., lo impugna davanti al TAR e il TAR, ancora una volta, accoglie il ricorso. Il Comune ricorre nuovamente al Consiglio di Stato, chiedendo la sospensione della sentenza e anche un provvedimento cautelare urgente del Presidente. Quest’ultima richiesta non viene accolta e la decisione sulla sospensiva viene rimessa al Collegio, attesa entro la fine di agosto secondo quanto emerso dalla stampa.

Una sequenza che racconta un dato politico preciso: il Comune prima non contesta nei termini, poi annulla, ricorre, rinuncia all’appello, torna ad annullare e oggi è nuovamente davanti al Consiglio di Stato. Nel frattempo, molte rassicurazioni politiche ai cittadini, ma nessun risultato concreto nel fermare l’impianto. Nessun intervento della Sindaca o dell’assessore competente dopo l’ennesima bocciatura. Ad esprimersi pubblicamente è solo il Direttore generale del gruppo Retina che ringrazia la Sindaca e all’amministrazione per un “dialogo che prosegue nella ricerca del più ampio spazio di condivisione”.

Abbiamo assistito ad una girandola di atti amministrativi e giudiziari che ha prodotto, finora, molta comunicazione politica e nessun risultato concreto nel fermare l’impianto. Eppure le ragioni dell’opposizione al progetto erano state chiaramente rappresentate dai residenti: l’impatto sulla viabilità, il traffico pesante, le emissioni odorigene, la qualità della vita e il possibile deprezzamento degli immobili. Ma soprattutto il tema della sostenibilità di ulteriori impianti in unterritorio che già ospita numerose strutture per il trattamento delle matrici organiche e la produzione di biogas e biometano.

Il Movimento 5 Stelle, va chiarito, non è contro la tecnologia del biogas o del biometano. Al contrario, ne riconosce la valenza ambientale e il ruolo che può avere nella transizione energetica: lo dimostra anche il fatto che nei 209 miliardi di PNRR portato dal Governo Conte, erano previste importanti risorse per lo sviluppo del biometano e dell’economia circolare.

Il punto è un altro: ogni tecnologia deve essere contestualizzata e valutata sulla base dell’utilità per il territorio, della sostenibilità e del reale fabbisogno della comunità. E qui la domanda è inevitabile: qual è oggi il fabbisogno della provincia di Latina?

Latina e molti altri Comuni della provincia vedono già la presenza, e in alcuni casi la proliferazione, di impianti di biogas e biometano. Il nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti 2026-2031 contiene dati e valutazioni che impongono una riflessione complessiva sulla capacità impiantistica, sui fabbisogni e sulla distribuzione territoriale degli impianti. Lo stesso Piano evidenzia, per esempio, che sul piano regionale la capacità prevista per il trattamento della frazione organica potrà superare ampiamente il fabbisogno stimato e su questo piano abbiamo presentato numerosi emendamenti a firma M5S.

E il problema non è soltanto quanti impianti abbiamo, ma con quali matrici verranno alimentati. Se la capacità impiantistica cresce oltre il fabbisogno delle comunità locali, bisogna chiedersi inevitabilmente da dove arriveranno le biomasse e le altre matrici necessarie al loro funzionamento.

È qui che entra in gioco un principio per noi fondamentale: quello della prossimità. I rifiuti e i materiali destinati al trattamento dovrebbero essere gestiti, per quanto possibile, vicino ai luoghi in cui vengono prodotti, proprio per ridurre gli spostamenti e gli impatti sul territorio. È un principio riconosciuto anche dalla pianificazione regionale dei rifiuti.

Il rischio, altrimenti, è che Latina e gli altri Comuni della provincia diventino una piattaforma di raccolta e trattamento di biomasse e matrici provenienti da altre province o addirittura da altre regioni d’Italia, con un conseguente aumento del traffico pesante e degli impatti ambientali e territoriali. Non è questo il modello di sviluppo che immaginiamo per il nostro territorio.

Anche la presenza di ulteriori impianti in corso di realizzazione nella provincia, alcuni sempre dalla Retina OP 11, quali quelli di Pontinia e Terracina, oltre ai numerosi impianti in fase di autorizzazione o altri ancora già realizzati e funzionanti, rende ancora più urgente una valutazione complessiva. Non siamo contro il biogas: siamo per una pianificazione seria, basata sui fabbisogni reali, sul principio di prossimità, sulla sostenibilità ambientale e sull’interesse delle comunità locali.

Tornando a Casal delle Palme, chiediamo all’Amministrazione di spiegare ai cittadini, atti alla mano, quale sia stata concretamente la strategia adottata per fermare l’impianto e perché quella strategia sia cambiata più volte nel corso della vicenda giudiziaria.

“Quello che contestiamo – dichiara Maria Grazia Ciolfi, capogruppo del Movimento 5 Stelle e consigliera comunale di Latina – è proprio questo: non basta dire ai cittadini ‘avete ragione’. Bisogna dimostrarlo nelle sedi amministrative e giudiziarie, con atti tempestivi, motivazioni solide e una strategia coerente. Abbiamo sempre ascoltato e sostenuto le preoccupazioni dei cittadini di Borgo Carso e comprendiamo le ragioni della loro opposizione all’impianto. Ma proprio per questo non servivano annunci: serviva un’Amministrazione capace di intervenire nel momento giusto e con gli strumenti giusti”.

“E invece – prosegue Ciolfi – ci troviamo davanti a una sequenza di scelte che l’Amministrazione ha il dovere di spiegare ai cittadini, così come deve spiegare i costi sostenuti dall’Ente per questa complessa vicenda amministrativa e giudiziaria”.

“Adesso attendiamo la decisione del Consiglio di Stato – conclude Ciolfi –ma una cosa è certa: la politica degli annunci non può sostituire la buona amministrazione. E a Borgo Carso, finora, il divario tra le due è diventato davvero troppo grande”.

Il Movimento 5 Stelle continuerà a seguire la vicenda e chiede all’Amministrazione Celentano di riferire pubblicamente sulla strategia amministrativa e giudiziaria adottata, sui costi sostenuti dall’Ente, sulle ragioni delle rinunce intervenute nel primo giudizio e sulle concrete possibilità di tutela oggi rimaste in capo al Comune e ai cittadini di Borgo Carso”.

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