ARRIVANO LE SARDINE ANTI-SALVINI E (FORSE) “AIUTANO” LA LEGA MADE IN LATINA

L'evento latinense delle Sardine e (di spalle) il consigliere regionale Angelo Tripodi con l'onorevole Claudio Durigon
L'evento latinense delle Sardine e (di spalle) il consigliere regionale Angelo Tripodi con l'onorevole Claudio Durigon
I quattro ideatori e fondatori delle Sardine

Anche a Latina arrivano le sardine. Dopo il successo ottenuto in numerose piazze italiane, sabato sette dicembre sarà la volta di Piazza del Popolo. In molti si interrogano su cosa sia esattamente questo movimento e su quello che potrebbe diventare.

È soltanto un fenomeno social?  Oppure in prospettiva può essere un movimento politico che cerca di avere una propria rappresentanza nelle Istituzioni? O forse vuole essere un grande movimento di opinione che non partecipa con un proprio simbolo alle elezioni, ma è comunque in grado di condizionare la politica? Ad oggi l’unica cosa certa è che la collocazione politica delle sardine è a sinistra.

LA REGIONE ROSSA

Non è certo un caso che la prima grande manifestazione sia avvenuta proprio a Bologna, il capoluogo della regione rossa per antonomasia. Così come non è un caso che ciò sia avvenuto esattamente in occasione della inaugurazione della campagna elettorale della Lega per le elezioni regionali in Emilia Romagna, che si terranno il 26 gennaio 2020.

matteo salviniPer la prima volta da quando si vota per le regioni (1970), la regione rossa per antonomasia potrebbe passare al centro-destra, che ha come candidata Governatrice proprio una leghista (Lucia Borgonzoni).

Nelle scorse elezioni europee (26 maggio 2019) la Lega è risultato il primo partito in Emilia Romagna con il 33,77% dei voti. Salvini, quindi, confortato anche dal trionfo in Umbria del 27 ottobre scorso, ha lanciato la sfida al centro-sinistra e al suo candidato del PD Stefano Bonaccini.

In un contesto del genere ha un forte senso politico che un gruppo di giovani di sinistra si inventi  attraverso i social una mobilitazione anti-Salvini a Bologna, proseguendo poi anche in altre città dell’Emilia Romagna.

Lucia Borgonzoni
Lucia Borgonzoni

Le prossime elezioni regionali in Emilia Romagna potrebbero essere epocali se vincesse il centro-destra. Per la sinistra sarebbe un grande smacco e, pertanto, qualsiasi iniziativa contro tale eventualità ha una significativa e specifica valenza politica per tutti coloro che sentono di appartenere al centro-sinistra.

Le sardine hanno però ora varcato i confini della regione rossa per antonomasia sia verso nord sia verso sud. Ciò induce a pensare che ritengano che il loro brand abbia una portata  politica nazionale, per cui sarebbe lecito attendersi contenuti un po’ più corposi del puro e semplice anti-salvinismo.

LE SARDINE: COSA C’È OLTRE L’ANTI-SALVINISMO? 

È bene tenere a mente alcune cose.

Le sardine nascono in un momento in cui al Governo c’è una coalizione nata, sia chiaro in maniera legittima, proprio per evitare le elezioni che avrebbero visto la Lega diventare il primo partito.

In sostanza il Governo e i partiti che lo sostengono sono anti-Salvini tanto quanto le sardine.

Governo-Conte-bis
Governo Conte bis

Al tempo stesso  le sardine non vogliono bandiere di partito ai loro flash mob. È evidente che il loro divieto riguarda proprio i partiti di governo (M5S, PD, Leu, Italia Viva), in quanto è scontato, trattandosi di manifestazioni contro la Lega, che queste ultime non possano essere fonte di attrazione per Fratelli d’Italia e Forza Italia.  

Da quanto premesso derivano delle semplici e inevitabili domande.

In cosa le sardine sono diverse rispetto ai partiti anti- Salvini presenti in Parlamento?

Intendono formare una nuova formazione politica che superi tutti gli attuali partiti anti-Salvini e si presenti con facce nuove e forze fresche agli elettori?

In tal caso, oltre ad essere contro Salvini, hanno delle idee in ordine alla persistente crisi economica dell’Italia (chiusura di fabbriche, licenziamenti, disoccupazione giovanile) e in merito alla organizzazione dello Stato (giustizia, scuola, sanità)?

Report, puntata del 10 dicembre sulla Lega
Un’immagine di Matteo Salvini da Report, la trasmissione di approfondimento giornalistico che, nella puntata del 10 dicembre sulla Lega, metteva in luce una serie di personaggi più o meno improbabili che il partito di Salvini sta raccogliendo nel sud Italia

Francamente ad oggi sembrerebbe che l’unico collante sia l’anti-salvinismo.

Insomma, il fenomeno sardine potrebbe rischiare di diventare una sorta di sfogatoio di piazza per la sinistra che odia (politicamente, e forse non solo) Salvini, e, al tempo stesso, non è sufficientemente appagata dall’anti-salvinismo parlamentare.

Non solo, la fissazione anti-Salvini e il vuoto di idee concrete che la accompagna potrebbe rilevarsi controproducente.

Ogni volta che le sardine vanno in piazza non fanno altro che mettere al centro della scena politica proprio Matteo Salvini, il quale già di per sé impazza sui social e sugli organi di informazione. Un esempio di ciò è probabilmente proprio Latina.

LE SARDINE A LATINA: UN’ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA

Lega a Latina
Massimiliano Carnevale al momento della presentazione nelle fila della Lega, insieme al sottosegretario del Lavoro Durigon, il consigliere comunale di Latina Adinolfi e al consigliere regionale del Lazio Tripodi

In questo momento la manifestazione delle sardine a Latina è una straordinaria arma di distrazione di massa rispetto a tutti i problemi che riguardano la Lega made in Latina e i suoi maggiori esponenti, di cui abbiamo parlato in numerose occasioni, in particolare:

È evidente che se si tiene una manifestazione anti-Salvini il proscenio è tutto del “Capitano”, per cui gli scottanti temi locali passano in secondo piano, proprio quando dovrebbe invece essere molto desta l’attenzione sugli stessi.

ANGELO ORLANDO TRIPODI

Proprio poco tempo fa è stata depositata la sentenza emessa nel luglio scorso (rito abbreviato) dal gup di Roma Annalisa Marzano, con la quale sono stati inflitti 74 anni di carcere complessivi a buona parte degli esponenti del clan Di Silvio messi alla sbarra nel processo Alba Pontina. L’altro troncone del processo, con rito ordinario, si sta svolgendo al Tribunale di Latina.

Salvini, Zicchieri e Tripodi
Matteo Salvini, Francesco Zicchieri e Angelo Tripodi

Stiamo parlando dei seguenti reati: associazione mafiosa, estorsioni, narcotraffico, intestazione fittizia di beni.

Nel corpo della sentenza viene specificato quanto segue:

  • il clan Di Silvio attaccava i manifesti per la Lega;
  • alle elezioni comunali di Latina del 2016 gli uomini del clan Di Silvio raccoglievano voti (30 euro a voto) per il candidato sindaco di un gruppo di liste civiche Angelo Orando Tripodi, che a febbraio 2018 sarebbe poi stato eletto consigliere regionale con la Lega.

I suddetti fatti che, come detto, fanno parte del corpo di una sentenza che condanna il clan Di Silvio per associazione mafiosa, estorsioni, narcotraffico, intestazione fittizia, sono molto gravi dal punto di vista politico e la città tutta meriterebbe delle risposte da parte della Lega made in Latina e del consigliere regionale Tripodi Angelo.

Angelo Tripodi
Angelo Tripodi

Quest’ultimo ha pensato di cavarsela ricorrendo al proverbio della nonna: “Male non fare paura non avere”. Non ci sembra granché come risposta, soprattutto se consideriamo che Tripodi non ha mai speso mezza parola sull’ingombrante presenza della criminalità organizzata sul nostro territorio.

Non solo, Tripodi ha pubblicamente manifestato la sua solidarietà a Pasquale Maietta il 15 novembre 2017.

È il giorno in cui l’allora deputato di Fratelli d’Italia pubblica su Facebook un lungo post di commiato da Latina. Il clamore legato alle sue vicissitudini giudiziarie (inchieste Olimpia e Starter), in relazione alle quali si è salvato dall’arresto solo grazie alla immunità parlamentare di cui godeva lo ha indotto a lasciare Latina. Ovviamente Maietta, nel post, ripercorre la storia a suo modo, quasi atteggiandosi a martire.

A distanza di cinque mesi da quel post scatta l’operazione “Arpalo”, che vede nuovamente coinvolto Maietta, il quale, non più protetto dall’immunità parlamentare, viene arrestato. L’inchiesta riguarda i reati di associazione per delinquere, frode fiscale, riciclaggio, trasferimento di valori all’estero e bancarotta. Nonostante il clamore della vicenda e la circostanza che sia coinvolto un personaggio di Latina che è stato consigliere comunale, assessore comunale e deputato, il consigliere regionale leghista Tripodi rimane in silenzio come, del resto, tutto il suo partito.

CLAUDIO DURIGON

Claudio Durigon
Claudio Durigon

Anche Claudio Durigon si è distinto per aver solidarizzato con Pasquale Maietta in occasione del succitato post del 15 novembre 2017 e per aver osservato un rigoroso silenzio quando successivamente è stato arrestato. Anche lui non ha mai proferito mezza parola sulle collusioni tra criminalità organizzata locale e pezzi della politica.

Si è aggiunta ultimamente un’ultima perla.  

Nell’ambito dell’inchiesta su Gangemi, in odore di ndrangheta, e del correlato sequestro milionario di beni è venuto fuori che tra i presunti prestanome ci fosse il (ex) dirigente dell’Ugl Simone Di Marcantonio, nominato nel sindacato proprio dal deputato leghista Claudio Durigon.

Mentre Tripodi ha tirato fuori il proverbio della nonna, Durigon è rimasto in silenzio.

Sergio Gangemi e Simone Di Marcantonio
Sergio Gangemi e Simone Di Marcantonio

Nel frattempo però l’Ugl, con un colpo di magia degno di Silvan, ha tirato fuori dal cilindro un bel coniglio bianco: Simone Di Marcantonio era stato rimosso dall’incarico il 5 giugno perché i risultati offerti non sarebbero stati ritenuti soddisfacenti.  

Ecco il classico caso in cui la pezza è peggiore del buco.

Insomma, il problema politico di un deputato che nomina nel sindacato del proprio partito un personaggio già chiacchierato per il suo inspiegabile tenore di vita e che poi finirà dentro un’inchiesta per reati molto gravi, viene risolto con la supposta e non dimostrata precedente rimozione dall’incarico per scarso rendimento (ndr: secondo una nota inviata dall’avvocato di Di Marcantonio inviata a Monitor-Lazio TV, lo stesso non sarebbe più in UGL perché sono cambiate alcune prerogative gestionali del sindacato).

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A sinistra il segretario della Lega di Latina e segretario regionale Ugl Armando Valiani e Simone Di Marcantonio

In effetti, a pensarci bene, la versione dell’Ugl è credibile. È risaputo che specialmente nei sindacati c’è una forte meritocrazia ed il rendimento di chi ci lavora viene accuratamente controllato, tanto che sono frequenti i licenziamenti per scarso rendimento.

Ancora più credibile è la versione dell’Ugl se si prende in considerazione il settore che era stato affidato a Simone Di Marcantonio, e cioè quello dei lavoratori a partita Iva. Anche in questo caso è risaputo infatti che la prima cosa a cui pensa uno che apre la partita Iva è trovarsi un sindacato.

Ecco, parlare di queste cose, forse sarebbe la vera rivoluzione per Latina.

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