Alloggi popolari nel quartiere Pantanaccio: il caso delle case Ater continua a far discutere. Una delle escluse minaccia il ricorso
Vuole fare un ricorso al Tar di Latina, tramite l’avvocato Francesco Di Ciollo, ma è impossibilitata perché, a distanza di due mesi dall’emerge del caso, non è stata ancora resa disponibile la graduatoria che ha assegnato in Via Selene le abitazioni messe a disposizione dal Comune di Latina e realizzate dall’Ater. Si tratta di una donna, la quale sostiene di essere stata edotta a voce di risultare come prima classificata nella graduatoria del Comune di Latina. Fatto sta che, pur avendo tutti i requisti a posto, la donna è stata eslcusa.
Al momento la cittadina si appoggia in una struttura temporanea fornita dal Comune di Latina. Una soluzione di ripiego a cui la donna vuole porre rimedio impugnando l’atto del Comune con cui sono state assegnate le abitazioni. Per farlo, occorre conoscere la graduatoria dell’Ente, che al momento non si sa che fine abbia fatto. L’avvocato Di Ciollo, pronto a fare ricorso al Tar, ha già chiesto al Comune di Latina, non ricevendo risposte. La sua assistita è pronta a denunciare tutto penalmente, pur di avere trasparenza e provare a ricorrere al Tribunale amministrativo.
L’ultimo risvolto di questa vicenda si era avuto lo scorso 29 settembre quando si era svolta la comissione Servizi Sociali del Comune di Latina. Una discussione durata oltre due ore che aveva portato a chiedere dal consigliere comunale di Latina Bene Comune, Damiano Coletta, il ritiro della delibera di Giunta votata poiché non conforme a quanto votato dalla stessa Commissione a maggio. L’ordine del giorno era stato unico: “Alloggi Via Selene: puntualizzazioni ed approfondimenti in merito alla conferma delle categorie speciali, all’utilizzo della graduatoria ed alle attività di verifica dei requisiti svolte da parte degli uffici”. La seduta era stata indetta dal presidente di commissione e consigliere comunale di “Noi Moderati”, Nicola Catani, collega di partito dell’assessore ai servizi sociale, Maurizio Galardo, responsabile per competenza delle graduatorie che assegnano le case popolari a Latina.
Secondo i consiglieri comunali di Latina Bene Comune – Damiano Coletta, Floriana Coletta, Dario Bellini – la delibera di Giunta presenta, infatti, un inciso mai votato dalla commissione servizi sociali in quanto era stata votata l’assegnazione delle case popolari per persone con disabilità con più del 66%. Nella delibera, invece, viene aggiunta la locuzione “che possa deambulare senza ausili e accompagno”.
L’opposizione aveva chiesto all’assessore ai servizi sociali, Maurizio Galardo, se questo avesse comportato una fattore decisivo per l’assegnazione degli alloggi. Galardo aveva risposto che le persone con accompagno avevano fatto richiesta per appartamenti più grandi: non da 45 metri quadrati, ma 60 metri quadrati. Fatto sta che LBC aveva chiesto ufficialmente la revoca in autotutela della delibera di Giunta che stabilisce l’assegnazione delle case Ater in Via Selene.
Altro punto sollevato da LBC era riferibile a un soggetto che aveva rinunciato, senza che fosse stato pubblicato l’atto in comune. Le consigliere comunali Valeria Campagna (PD) e Maria Grazia Ciolfi (M5S) avevano stigmatizzato il fatto che in commissione, aperta dal presidente Nicola Catani il quale aveva spiegato di averla convocata per porre fine a una presunta “gogna mediatica”, non erano stati portati gli atti per capire se la modifica apportata dalla delibera avesse inciso sull’assegnazione degli alloggi ai disabili.
Anche il consigliere e capogruppo di Fratelli d’Italia, Cesare Bruni, aveva ribadito che ciò che si vota in Commissione deve essere riportato fedelmente in delibera.
Come noto, il caso di Via Selene riguarda 14 alloggi di competenza comunale e 4 appartamenti legati al progetto Pnrr “Dopo di Noi”. Ad essere presenti in commissione anche i dirigenti comunali Alessandro Pacifico (con delega per le Case) e Teresa Ruggieri, le quali avevano spiegato tecnicamente come funzionano le graduatorie. Gli appartamenti erano stati assegnati con la graduatoria del 2025 e, secondo le dirigenti, tutto era stato fatto a rigor di legge, in quanto il regolamento regionale prevede l’aggiornamento delle graduatorie due volte all’anno e gli alloggi in Via Selene erano stati assegnati con l’aggiornamento vigente del 30 novembre 2025, valevole al 31 maggio 2026. L’Ater aveva trasmesso la disponibilità degli alloggi al Comune esattamente il 19 maggio 2026 a 12 giorni dalla scadenza della graduatoria vigente, ecco perché era stata utilizzata quella vigente dal 30 novembre 2025. Campagna e Ciolfi avevano chiesto se non si poteva aspettare per rinnovare la graduatoria, mancando una decina di giorni. Le dirigenti avevano spiegato che vi era un diritto consolidato e aspettare avrebbe potuto significare di esser tacciati di voler favorire qualcuno. Dopodiché era arrivata la delibera di Giunta del 14 luglio, di cui LBC ha chiesto la revoca.
IL CASO CIARELLI – Come noto, ci sono stati accertamenti da parte delle forze investigative sul caso dell’alloggio Ater assegnata alla sorella dei boss Carmine e Ferdinando Ciarelli. Gli approfondimenti della Guardia di Finanza erano indirizzati a comprendere sulle modalità di assegnazione a un personaggio legato ad una famiglia, a cui lo Stato, anni prima, ha confiscato diversi immobili, tra cui un villino proprio in via Selene.
Al vaglio la stessa graduatoria per capire se siano state rispettate tutte le procedure e approfondire anche su altri assegnatari. Le rassicurazioni dell’assessore ai servizi sociali Maurizio Galardo, peraltro in una posizione scomoda avendo anni fa agevolato tramite attestato la pensione d’invalidità ad Antonio Ciarelli, padre dell’assegnataria di Via Selene, non hanno mai convinto, soprattutto quando ha detto che la graduatoria utilizzata lo è stata perché un dipendente era in malattia e non si poteva rinnovvare.
Un caso ancora aperto e non poteva essere altrimenti considerato che Via Selene si trova nel quartiere roccaforte e simbolo del potere criminale dei Ciarelli i quali, negli anni passati, tra estorsioni, usura e droga hanno accumulato ricchezze esorbitanti.
Lo scorso 18 settembre, la sindaca di Latina, Matilde Celentano, insieme a consiglieri regionali, come Mitrano e Tripodi, al presidente dell’Ater, Enrico Della Pietà e all’assessore ai servizi sociali, Maurizio Galardo, hanno celebrato, con l’immancabile taglio di nastro, la consegna dei 24 alloggi per categorie speciali tra cui 4 dotati di domotica avanzata. Una celebrazione avvenuta per l’appunto in Via Selene dove è sorto ex novo, tramite vecchi fondi, il complesso condominiale all’avanguardia per categorie protette quali persone con invalidità al 100%.
A risaltare, naturalmente, la presenza della sorella dei Ciarelli che, dopo aver stretto la mano alla Sindaca di Latina e alle altre autorità, ha preso possesso del suo appartamento, immortalando l’evento anche con un video su Tik Tok.
Da subito, è stato molto curioso che la sorella dei boss Ciarelli avesse ottenuto la casa dove lo Stato aveva agito contro il medesimo clan, confiscando un immobile. A settembre 2023, una delibera del Commissario del Comune, Carmine Valente, con i poteri del Consiglio Comunale, aveva disposto che una casa in via Selene 20, confiscata al clan Ciarelli, fosse destinata a ricovero temporaneo, per far fronte a specifiche e gravissime situazioni di emergenza alloggiativa. Il villino doveva essere occupato da chi aveva realmente bisogno, sotto la direzione dei Servizi Sociali del Comune, cioè “a soggetti che, a parere dei competenti uffici, dovessero presentare necessità di aiuto immediato”.
Come accennato, risulta imbarazzante, alla luce di questa assegnazione, il caso della pensione d’invalidità al vecchio Ciarelli, finito all’epoca anche in commissione antimafia, quando Galardo, secondo le indagini di Procura e Carabinieri di Latina, gliela fece ottenere, tramite attestazioni false, ricoprendo la carica di vice-sindaco dell’allora Giunta Zaccheo (2007-2010).
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A distanza di quasi venti anni, dopo confische di diversi immobili che hanno colpito il clan Ciarelli nella loro zona roccaforte, una parente di boss violenti e spietati ritorna nel quartiere Pantanaccio, stringendo le mani a sindaco, consiglieri e assessori regionali. Torna da vincitrice con una casa a sua disposizione. Ora, la cittadina esclusa che vuole provare a fare chiarezza, trovando un muro di dinieghi dall’Ente comunale.
