24 alloggi popolari nel quartiere Pantanaccio: dietro la “photo opportunity” fornita da Comune di Latina e Ater, l’assegnazione che non passa inosservata
C’era anche la sorella dei boss Carmine e Ferdinando “Furt” Ciarelli, il primo deceduto un anno fa e il secondo detenuto in carcere, alla consegna dei 24 alloggi popolari in Via Selene, nel quartiere Pantanaccio. Entrambi – Carmine e “Furt” -, insieme ai fratelli Luigi e Antoniogiorgio, sono stati protagonisti nell’ultimo quarantennio criminale di Latina, applicandosi soprattutto nei “core business” del clan Ciarelli: usura ed estorsioni, senza tralasciare il narcotraffico e almeno un omicidio eccellente. Non hanno bisogno di presentazioni. La roccaforte del loro potere criminale è proprio il quartiere Pantanaccio.
Lo scorso 18 settembre, la sindaca di Latina, Matilde Celentano, insieme a consiglieri regionali, come Mitrano e Tripodi, al presidente dell’Ater, Enrico Della Pietà e all’assessore ai servizi sociali, Maurizio Galardo, hanno celebrato, con l’immancabile taglio di nastro, la consegna di 24 alloggi per categorie speciali tra cui 4 dotati di domotica avanzata. Una celebrazione avvenuta per l’appunto in Via Selene dove è sorto ex novo, tramite vecchi fondi, il complesso condominiale all’avanguardia per categorie protette quali persone con invalidità al 100%.

A risaltare, naturalmente, la presenza della sorella dei Ciarelli che, dopo aver stretto la mano alla Sindaca di Latina e alle altre autorità, ha preso possesso del suo appartamento, immortalando l’evento anche con un video su Tik Tok.
Secondo quanto emerge, l’assegnazione delle case popolari sarebbe stata realizzata con lo scorrimento di una graduatoria risalente al 2025, dunque non aggiornata a quest’anno. Ma la sindaca Celentano, nelle sue dichiarazioni, fiutando forse il pericolo dell’inopportunità di un’assegnazione “eccellente”, ha specificato : “Abbiamo assegnato gli alloggi con lo scorrimento delle graduatorie. Sembra un passaggio scontato, e invece è un’operazione molto delicata, che richiede un’attenzione particolare al fine di garantire la massima trasparenza”. E speriamo che abbiano veramente riservato questa attenzione per garantire la trasparenza.
Di certo ci sono alcuni punti fermi e un messaggio non proprio edificante per la città che vive, in questi giorni, il fatto grave, modello Castelvolturno, dell’esecuzione a colpi di pistola di un piccolo spacciatore avvenuta sulla circonvallazione. Un delitto devastante per l’immagine del capoluogo, già fiaccato da episodi di bombe, spari, intimidazioni e scarcerazioni tra i componenti di diversi sodalizi cittadini.
Innanzitutto, è molto curioso che la sorella dei boss Ciarelli abbia ottenuto la casa dove lo Stato ha agito contro il medesimo clan, confiscando un immobile. A settembre 2023, una delibera del Commissario del Comune, Carmine Valente, con i poteri del Consiglio Comunale, aveva disposto che una casa in via Selene 20, confiscata al clan Ciarelli, fosse destinata a ricovero temporaneo, per far fronte a specifiche e gravissime situazioni di emergenza alloggiativa. Il villino doveva essere occupato da chi aveva realmente bisogno, sotto la direzione dei Servizi Sociali del Comune, cioè “a soggetti che, a parere dei competenti uffici, dovessero presentare necessità di aiuto immediato”. Da una parte il clan Ciarelli viene sgomberato ed esce dalla porta, dall’altro lo si fa rientrare dalla finestra.
Altra circostanza inopportuna, causata a monte dalla nomina come assessore di un “brontosauro” della politica cittadina, è che l’assessore ai servizi sociali, Maurizio Galardo, nella nota inchiesta che poi finì affossata e che coinvolse anche l’allora sindaco Vincenzo Zaccheo, fu protagonista di una circostanza imbarazzante. In qualità di medico, infatti, Galardo fu indagato perché responsabile di aver agito al fine di far ottenere pensioni d’invalidità. Tra i beneficiari Antonio Ciarelli, ossia il capostipite della famiglia/clan deceduto quattro anni fa, nonché padre dei succitati fratelli, compresa la sorella assegnataria della casa popolare all’avanguardia.
Un caso, quello della pensione d’invalidità al vecchio Ciarelli, finito anche in commissione antimafia, soprattutto perché quando Galardo, secondo le indagini di Procura e Carabinieri di Latina, gliela fece ottenere, tramite attestazioni false, ricopriva la carica di vice-sindaco dell’allora Giunta Zaccheo (2007-2010).
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A distanza di quasi venti anni, dopo confische di diversi immobili che hanno colpito il clan Ciarelli nella loro zona roccaforte, una parente di boss violenti e spietati ritorna nel quartiere Pantanaccio, stringendo le mani a sindaco, consiglieri e assessori regionali (sull’assegnazione delle case è intervenuto trionfante anche Alessandro Calvi, assessore all’urbanistica in Regione) e autorità. Torna da vincitrice con una casa a sua disposizione. Non proprio una bella immagine per la città. Un’immagine ingiusta che testimonia ancora una volta che non bastano i comunicati stampa e le convocazioni dei comitati in Prefettura da parte della Sindaca. Trasparenza e legalità si coltivano con l’esempio e non con gli spot. Soprattutto con la conoscenza del territorio che la prima cittadina dimostra di non avere o di far finta di non avere.
