Latina, concluso il processo a due cosiddetti “maranza” pontini. Accusati di aver rapinato e picchiato due cittadini del Bangladesh
Pene più basse rispetto alle richieste del pubblico ministero di Latina, Martina Taglione, che aveva invocato due condanne per due giovani di origine tunisina, dell’età di 23 e 30 anni, accusati di aver rapinato due cittadini del Bangladesh, di cui uno di questi abitante nella stessa casa condivisa insieme a Latina. Il pm aveva chiesto per il Yosiri Garshallaoui, difeso dall’avvocato Emanuele Farelli, e per il 23enne Yasser Ammary, assistito dall’avvocato Marco Reale, le condanne rispettivamente a 4 anni e 3 mesi e 4 anni, oltreché a 1500 euro di multa a testa. I due devono rispondere di di lesioni e tentata rapina in concorso, violenza e resistenza a Pubblico Ufficiale.
Gli avvocati, nelle loro arringhe difensive, avevano chiesto l’assoluzione per i due imputati, insistendo sulla scarsa tenuta probatoria dell’accusa. Al termine della camera di consiglio di circa 40 minuti, il primo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Sinigallia-Brenda-Naldi, ha condannato Garshallaoui a 3 anni e 3 mesi più 1200 euro di multa e Yasser Ammary a 3 anni più 1000 euro di sanzione. Disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Prima della sentenza finale, nell’udienza odierna erano stati esaminati uno dei due imputati e il coinquilino vittima dei comportamenti violenti.
Il caso risale alla serata del 13 aprile 2025, quando i Carabinieri della Sezione Radiomobile di Latina avevano tratto in arresto i due giovani di origine tunisina, già noti alle forze di polizia.
Nello specifico, i Carabinieri, su richiesta pervenuta al 112, erano intervenuti in Piazza del Popolo, a Latina, dove i due cosiddetti “maranza” avrebbero aggredito la vittima, un uomo di 34 anni, originario del Bangladesh e di professione bracciante agricolo, nel tentativo di sottrargli il cellulare. I due tunisini, accompagnati da un terzo connazionale, estraneo ai fatti, si sarebbero scagliati anche con un amico della vittima.
Durante il controllo, il 30enne, Yosiri Garshallaoui, cercando di eludere il controllo da parte dei militari dell’Arma, aveva tentato di allontanarsi ed inoltre aveva aggredito ed offeso i Carabinieri. Gli arrestati, espletate le formalità di rito, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, erano stati condotti presso le camere di sicurezza.
Nell’udienza del 10 febbraio, era stato esaminato uno dei due uomini vittima dei due imputati, ossia il cittadino del Bangladesh, il quale, con l’aiuto di un interprete, aveva raccontato cosa sarebbe accaduto. Secondo la sua versione, Ammary, che si trova ai domiciliari, gli avrebbe chiesto una sigaretta. Una volta allontanatosi, sarebbe tornato in compagnia di Garshallaoui che, in pochi istanti, avrebbe detto alla persona offesa: “Se non hai le sigarette, dammi il cellulare”. Al diniego del bangladese, il 30enne gli avrebbe sferrato un pugno e gli avrebbe sottratto il cellulare. Un gesto repentino a cui sarebbe seguita la reazione della vittima che immediatamente si era ripreso il cellulare.
Dopodiché, il bangladese e l’amico sarebbero stati colpiti con più pugni sia dal 30enne che dal 23enne, entrambi imputati. Il tutto successo intorno alle ore 20,30 di domenica sera, davanti ad altre persone presenti in piazza.
Una ricostruzione confermata solo in parte dal 23enne imputato, il quale, dopo aver chiesto di poter rilasciare dichiarazioni spontanee, aveva spiegato che sì si sono picchiati, ma che mai e poi aveva avuto intenzione di rubare il cellulare: “Lo giuro su mia madre”, aveva detto il maranza.
Oggi, a distanza di circa un anno, la condanna, seppur più lieve rispetto alle richieste della pubblica accusa.
