CLAN TRAVALI: È INIZIATO IL PROCESSO ANTIMAFIA “RESET” IN CORTE D’ASSISE

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Da sinistra: Alessandro Zof, Gianluca Ciprian, Costantino “Cha Cha” Di Silvio, Angelo “Palletta” Travali e Francesco Viola. Sono tutti accusati dalla DDA di far parte del medesimo Clan Travali

Operazione Reset: seconda tranche dell’udienza preliminare con al centro il Clan Travali, accusato di associazione mafiosa

Prima udienza presso la Corte d’Assise del Tribunale di Latina per il processo che vede alla sbarra i fratelli Travali, Costantino “Cha Cha” Di Silvio, Luigi Ciarelli, Alessandro Zof e tutti gli altri imputati.

I reati contestati, a vario titolo, sono diversi: associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso, numerose  estorsioni aggravate anch’esse dal metodo mafioso ed un omicidio, aggravato dalla finalità di agevolazione mafiosa, oltreché a ipotesi di corruzione.

Giudicati separatamente, sebbene coinvolto nell’inchiesta “Reset” della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e Squadra Mobile di Latina, il broker del narcotraffico Gianluca Ciprian (citato non solo dai collaboratori di giustizia Pugliese e Riccardo, ma anche dal “pentito” più recente, Andrea Pradissitto, come fornitore di droga del clan rom), oltreché a Giovanni Ciaravino e Francesco Viola che verranno esaminati col rito abbreviato il prossimo 14 aprile.

Lo scorso 17 gennaio, il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma Monica Ciancio aveva deciso di rinviare tutti gli altri indagati a giudizio. E, oggi 1 marzo, è iniziato il processo davanti al Collegio presieduto dal Giudice Gian Luca Soana (che si era già occupato del processo “Alba Pontina) contro un altro clan rom di Latina, i Di Silvio di Armando detto “Lallà”) e alla giuria popolare poiché, tra i capi d’accusa, è compreso anche l’episodio dell’omicidio del rumeno Nicolas Adrian Giuroiu avvenuto nel 2014. Secondo gli investigatori, Angelo Travali e il fratello Salvatore, comunque già coinvolti a suo tempo in quanto ritenuti i sequestratori del rumeno poi ucciso da Mirko Ranieri in concorso col fratello Manuel Ranieri e con l’altro rumeno Adrian Ginga, volevano ostentare la loro forza sul territorio, dimostrando di avere armi e munizioni a disposizione così da dimostrare di avere il controllo sulle attività criminali su Latina. Per Squadra Mobile e magistratura si trattò di omicidio mafioso.

Nel processo, in tutto, sono ventinove le parti offese tra imprenditori, professionisti, commercianti e anche avvocati.

Quest’oggi, il Collegio si è limitato a verificare che le notifiche agli imputati fossero pervenute. Molti di loro, come i Travali, Cha Cha e altri, erano collegati in video conferenza dagli istituti penitenziari dove sono reclusi. Le notifiche sia gli imputati che alle parti offese sono andate a buon fine, tranne quella per la sorella dei Travali, Vera Travali. Ecco perché l’udienza è stata rinviata al prossimo 4 aprile 2022.

Gli imputati del processi, tolti Ciprian, Viole e Ciaravino, sono: Angelo Travali detto “Palletta”, classe 1986, Salvatore Travali detto “Bula”, classe 1990, Francesco Viola, classe 1981, Vera Travali moglie di quest’ultimo, Alessandro Zof detto “il topo” classe 1984, George Valeriu Cornici, classe 1974, Luigi Ciarelli, classe 1970, Davide Alicastro, classe 1992, Ermes Pellerani, classe 1984, Cristian Battello, detto “Schizzo”, classe 1988, Fabio Benedetti, classe 1975, Costantino “Cha Cha” Di Silvio classe 1967, Antonio Giovannelli, classe 1978, Giovanni Ciaravino , classe 1983; Silvio Mascetti classe 1971, Alessandro Anzovino detto “Ciba”, classe 1993, Antonio Peluso, classe 1980, Valentina Travali, classe 1987, Antonio Neroni detto Caniggia, Dario Grabrielli detto “Rame”, Mirko Albertini, Angelo Morelli, Matteo Gervasi, Manuel Ranieri, Shara Travali (sorella di Angelo e Salvatore), Giorgia Cervoni, Francesca De Santis, Denis Cristofoli, Franco Della Magna detto Ciccio, Corrado Giuliani, Tonino Bidone, Riccardo Pasini e il poliziotto Carlo Ninnolino.

Sia per Ninnolino che per Pasini, gli avvocati difensori Marino e Siciliano avevano provato a far valere il principio del ne bis in idem, secondo il quale un giudice non può esprimersi due volte sulla stessa azione se questa è già stata giudicata. Entrambi, infatti, vengono accusati della stessa dinamica dei fatti che li portò a processo nel procedimento denominato “Don’t Touch” (processo che ha già emesso condanne passate in giudicato per i principali imputati del processo odierno denominato “Reset”: su tutti i fratelli Travali e “Cha Cha”), ossia quelle di informatori rispetto alle indagini del Clan. In quel caso, entrambi furono assolti.

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