Scavano per la fibra ottica sull’Appia e si appropriano di basoli dell’età repubblica: alla sbarra due operai di una ditta di Terracina
Sono finiti davanti al giudice monocratico del Tribunale di Latina, Francesca Zani, l’amministratrice della società Sietec srl e il direttore dei lavori accusati di essersi appropriati di due basoli di età repubblicana romana trovati mentre scavavano sull’Appia, all’altezza del Comune di Fondi, per l’installazione della fibra ottica.
I fatti di cui dovevano rispondere i due – A.L. (le sue iniziali), amministratrice della ditta, e N.L.S., direttore dei lavori – sarebbero accaduti a Fondi il primo settembre 2023. Entrambi dovevano rispondere del reato di distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici.
Secondo l’accusa, i due imputati, in assenza di assistenza archeologica, mentre erano intenti nello scavo ai fini della posa telefonica in fibra ottica, avrebbero danneggiato il bene culturale trovato in Viale della Libertà e Via Marco, sull’Appia antica. Inoltre, entrambi doveva rispondere di aver omesso la denuncia della scoperta dei preziosi basoli di età repubblicana, successivamente scoperti dalla Soprintendenza in quanto erano stati ammassati con altri inerti e materiale di risulta.
Parti offese del processo sia il Comune di Fondi che il Ministero della Cultura.
Oggi, 28 ottobre, si è concluso il processo in sede di udienza pre-dibattimentale nel corso della quale l’avvocato difensore di entrambi, Nocolò Giglio, ha chiesto l’assoluzione di entrambi, non avendo loro contezza di quanto ritrovato. La donna è stata giudicata col rito abbreviato, mentre l’uomo ha rischiato il rinvio a giudizio. Il pubblico ministero ha chiesto per quest’ultimo il processo, mentre per l’amministratrice la pena di 1 anno e 2 mesi.
Alla fine della camera di consiglio, il giudice Zani ha assolto la donna e prosciolto il direttore di lavori.
