SPACCIO TRA SABAUDIA E FONDI: DAL SISTEMA DI NARDONE AGLI AFFARI DEI CORNI

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Spaccio di droga: dal sodalizio di Luca Nardone a Fondi a quello dei Corni di Sabaudia che diventano imprenditori

Un’operazione anti-droga denominata “Torre di Babele” che ha coinvolto Latina, San Felice Circeo, Sabaudia, Fondi, Pontinia e Torino, quella dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina che hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, Paola Della Monica, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia capitolina, nei confronti di sette persone, gravemente indiziate di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, nonché numerose ipotesi di detenzione ai fini di spaccio delle predette sostanze. A finire in carcere i due fratelli di Sabaudia, Leonardo (classe (1983) e Francesco Corni (classe 1991); Gianluca Calisi (classe 1981), di San Felice Circeo; Giovanni Centola (classe 1987), di Formia; Tiziano Tiziani (classe 1992), di Terracina; il rumeno Gabriel Francu (classe 1985) e Luca Nardone (classe 1989), detto l’indiano, di Fondi.

L’indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo, svolta dal febbraio 2020 al settembre 2021, coordinata della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, è scaturita dai riscontri effettuati a seguito delle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia, il fondano Salvatore Iannicelli (già collaboratore, le cui dichiarazioni sono agli atti nel processo Jars) che hanno permesso di documentare l’operatività di due distinte e autonome associazioni finalizzate al traffico di stupefacenti, entrambe operanti sia nel territorio pontino che a Roma.

Nello specifico, è stato possibile riscontrare come il primo sodalizio fosse promosso, finanziato, diretto e organizzato da un soggetto originario di Fondi, Luca Nardone, il quale si occupava dell’acquisto della droga e destinava quote mensili fisse agli appartenenti all’associazione per l’attività stabilmente svolta, con compiti di commercializzare lo stupefacente. Tra essi figura un soggetto, il rumeno Gabriel Francu, che, per lo scopo illecito, aveva messo a disposizione dell’associazione un suo immobile, adibito a base logistico- operativa, così occupandosi di vigilare sullo stupefacente stoccato. L’attività d’indagine, resa maggiormente complessa dall’utilizzo di telefoni criptati, ha permesso di documentare come la compagine criminale fosse particolarmente cauta nella conduzione delle attività illecite, facendo sistematico ricorso al predetto strumento di comunicazione, ad un linguaggio criptico e ad applicazioni di messaggistica istantanea dedicate.

Parallelamente, è stata documentata l’operatività di un’ulteriore organizzazione, a capo della quale vi erano, invece, i due fratelli originari di Sabaudia, Leonardo e Francesco Corni, i quali operavano, attraverso una strategia condivisa, acquistando lo stupefacente per il successivo smercio che avveniva per mezzo dei componenti dell’associazione e di ulteriori due indagati ad essa collegati, con funzioni di pusher stabilmente rivolte alla commercializzazione al dettaglio della droga, reinvestendo i proventi illeciti anche per il mantenimento in vita dell’associazione stessa. Nel corso delle investigazioni è stato possibile riscontrare come il sodalizio, per la conduzione delle attività illecite, avesse un’ampia disponibilità di mezzi e risorse economiche facenti capo ai due fratelli.

Leonardo e Francesco Corni sono stati coinvolti in indagini per spaccio di sostanze stupefacenti. In particolare Leonardo Corni, diventato sorvegliato speciale a marzo 2024, in qualità di imprenditore con la società Rapida, è a processo anche per il pesticida pericoloso utilizzato nelle scuole di Sabaudia. Corni è stato rinviato a giudizio per il reato di delitto colposo contro l’ambiente, in quanto la sua ditta fece la disinfezione negli 11 plessi scolastici di Sabaudia del Cencelli e del Giulio Cesare a settembre del 2019. Molti giorni dopo, grazie ai rilevamenti dell’Arpa, sarebbero state trovate tracce del pesticida organofosfato del Clorpifiros metile (CPS), notoriamente utilizzato in agricoltura contro vermi e parassiti.

Nel corso dell’attività d’indagine, sono state arrestate sette persone in flagranza di reato e denunciati ulteriori cinque soggetti, tutti per detenzione ai fini di spaccio, nonché sono stati sequestrati ingenti quantitativi di droga, tra cui oltre 2 chilogrammi di cocaina, 3 chilogrammi di marijuana e 70 grammi di hashish, oltre alla somma di 7.200 euro in contanti, ritenuta essere probabile provento della commercializzazione dello stupefacente.

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L’INDAGINE “TORRE DI BABELE” – Nomi più o meno noti quelli contenuti nell’indagine di Antimafia e Carabinieri di Latina. Ad essere colpite due gruppi di persone che, secondo la DDA, si sarebbero associati insieme per smerciare droga. L’una con base a Fondi, l’altra con centro principale a Sabaudia, sebbene sia l’una che l’altra spaziassero nello spaccio in quasi tutta la parte centrale della provincia di Latina, anche in località turistiche come Sabaudia, Terracina e Sperlonga.

Francesco Corni

Il primo gruppo ha radici a Fondi con il promotore e procacciatore di sostanza stupefacente, individuato nel noto Luca Nardone, già coinvolto in indagini anti-droga. È Nardone colui che è considerato il capo. Al suo fianco Tiziano Tiziani e il pusher indagato Alessandro Di Lelio, oltreché al rumeno Gabriel Francu che mette a disposizione un immobile adibito a base logistica della droga, fino a quando non viene arrestato il pusher del sodalizio, Alessio Mercuri, di Latina.

Tiziani, ad esempio, che viene anche arrestato in flagranza, opera per lo più a Terracina dove gli vengono contestate numerose cessioni di droga. Cessioni che vengono effettuate anche a Sonnino dove risiede uno degli indagati, Riccardo Feudi.

In una circostanza che sarebbe avvenuta a maggio 2020, Nardone avrebbe ceduto a Terracina e Sabaudia una quantitativo di hashish e marijuana per un valore di almento 57mila euro.

Simili gli affari portati avanti dall’altro gruppo capitanato dai noti pregiudicati di Sabaudia, Leonardo e Francesco Corni, ormai avvezzi alle cronache giudiziarie e molto conosciuti nella città delle Dune anche come imprenditori nel settore della manutenzione del verde, pulizie, tabacchi e chioschi. I due fratelli Corni, insieme a Gianluca Calisi, di San Felice Circeo, Giovanni Centola e Alessandro Dell’Uomo (quest’ultimo solo indagato) sono i componenti, secondo la DDA, del gruppo dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti. I Corni sono considerati i promotori e i capi dell’associazione e si avvalgono degli altri tre con ruoli di corrieri, custodi e pusher. Lo spaccio si sarebbe concretizzato tra Sabaudia, San Felice, Terracina e Fondi.

I Corni, per consentire ai suoi sodali di spacciare, avrebbero messo a disposizione anche un furgone della sua società, Rapida sas. Erano loro a gestire il businness come quando inviano Calisi a compare droga per 12mila euro a Genzano. È l’aprile 2020, in piena emergenza Covid. Calisi avrebbe messo a disposizione, peraltro, anche un quantitativo imprecisato di droga custodito all’interno di un box a Mostacciano (Roma). Lo stesso Calisi, in un caso, avrebbe venduto a un soggetto dosi di cocaina prelevata da un ristorante dove venivano custoditi: il Loud Restaurant&Drink di Terracina. Tale attività è gestita dalla società Kleos srl, il cui amministratore è Giovanni Centola, ossia uno due prinicipali sodali dei Corni. Dopodiché, a dicembre 2020, dopo essere stata chiusa, l’attività passava alla società Madison 2020 di Francesco Corni. Tra gli acquirenti anche il noto pregiudicato di Sabaudia, Ben Salah Samir, rapper tunisino più volte coinvolto in indagini anti-droga.

Decisive per scoperchiare il sodalizio fondano di Nardone sono state le parole di Salvatore Iannicelli, collaboratore di giustizia, il quale ha reso dichiarazioni anche nel corso del processo Jars in cui ad essere imputato è il gruppo capeggio da Alessio Ferri e Andrea Pannone, soccombente con la banda capeggiata da Massimiliano Del Vecchio, pezzo da novante del narcotraffico fondano e laziale.

Luca Nardone, secondo quanto raccontato da Iannicelli, è di Fondi, ma vive a Roma: “Veniva a consegnarmi la droga nel litorale di Fondi”. Iannicelli, minacciato dal gruppo Ferri-Pannone proprio perché acquistava droga da fuori Fondi, smise di acquistare da Nardone “per paura di ritorsioni”.

Ad acquistare da Nardone anche Mirco Fiore, costretto a partire per il sud-est asiatico per evitare di essere vessato e aggredito dal gruppo Ferri-Pannone. Circostanze dichiarate a verbale da Iannicelli e già emerse nel dibattimento del processo Jars.

Leonardo-Corni
Leonardo Corni

Secondo Iannicelli, lo stesso Nardone avrebbe avuto problemi con alcuni soggetti calabresi a Roma per aver “soffiato” a loro alcuni clienti, dopo i loro arresti: “So che Nardone ha risolto la questione, ma non so come”.

Nardone, che girava su una lussuosa Porsche Macan, avrebbe venduto droga anche a Latina: “La droga l’avevano prelevata da un capannone ubicato a Latina dove Nardone teneva la sostanza stupefacente”. Il fondano Nardone, detto l’indiano, è descritto da Iannicelli come “la persona più potente di tuti per i quantitativi che vende”. In un caso, la droga sarebbe stara ceduta a Iannicelli da Nardone nei presso della nota pista di Go Kart di Latina, sulla strada statale Pontina: “Il Sagittario”. Nel capoluogo di provincia, Nardone avrebbe avuto un referente: Michele Crudetti (non indagato) e avrebbe anche ceduto droga ad una avvocato di Latina, in seguito arrestato.

Nardone, inoltre, può avvalersi, secondo gli accertamenti degli investigatori dell’Arma, di diverse auto per il trasporto di droga, gestendo insieme ad una altro socio, un’attività di noleggio di auto. Cocaina, hashish e marijuana trasportata a chili ovunque, tra Fondi, Terracina e San Felice Circeo per lo più. Diversi i sequestri di droga e soldi e gli arresti nel corso dell’indagine “Torre di Babele”. Arresti che hanno coinvolto anche Tiziano Tiziani e altri soggetti considerati vicini al sodalizio di Nardone. Ad essere indagati e inseriti nel quadro del businness di Nardone anche Stefano Auciello, Michele Crudetti e Andrea Ingallina, accusati di aver smerciato tra di loro la droga nel capoluogo di provincia.

Non mancano nel corso delle investigazioni anche alcuni particolari rilevanti di uno spaccato che ha rischiato di sfociare in violenza. L’occasione è data dall’arresto di Tiziani Tiziani ed il fratello di quest’ultimo, sospettando di come Luca Nardone lo abbia utilizzato per poi scaricarlo, esplicita propositi di vendetta: “Lo chiappo a Luca, prima che m’accide isso, l’accido io. Devo anda’ da Gennaro Marano a pregarlo in ginocchio e gli dico: faccio tutto quello che mi dici tu ma tu mi devi uccidere a ‘sta persone, a rischio di andare a infognare la vita”. Gennaro Marano è il figlio di Eduardo Marano e Patrizia Licciardi, di stanza a Terracina e appartenenti al clan di camorra “Licciardi” dell’Alleanza di Secondigliano. Secondo il fratello di Tiziani, Nardone “erano arrivare voci che ‘sto Luca era un collaboratore della Polizia. Per non farsi pigliare lui cantava tutta la gente che c’aveva vicino”. Ad ogni modo, Nardone è molto organizzato: dopo l’arresto di Tiziani, invia un suo emissario dal fratello per farsi dare il foglio in cui sono appuntati i nomi dei debito, così da poter riscuotere i crediti.

È indagando sui traffici di Nardon e del suo giro che gli investigatori del Nucleo Investigativo di Latina arrivano a Francesco Corni, al fratello e al gruppo con base a Sabaudia. I due gruppi, infatti, arrivano a fare affari insieme. Lo si evince dalle conversazioni avute tra Giovanni Centola e Gianluca Calisi.

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La serie infinita di intercettazioni e captazioni con i Gps installate sulle auto costituisce il fondamento principale di una indagine che, in colpo solo, incastra due sodalizi.

È Centola il trait d’union tra lo spaccio di Nardone e quello di Francesco Corni. Giovanni Centola, infatti, per dieci anni si sarebbe rifornito da Luca Nardone, dopodiché, su indicazione di Gianluca Calisi, si sarebbe appoggiato anche a Francesco Corni il quale opera nella zona di Sabaudia, “ha rapporti con la polizia”, ha collaboratori e non si fa scrupoli.

Tra le dichiarazioni più rilevanti vengono inserite quelle di Fabio Serrapiglio, arrestato dalla Squadra Mobile di Latina a febbraio 2021 (poi condannato a 5 anni per spaccio), la cui famiglia fu citata dal collaboratore di giustizia, Agostino Riccardo, come referente a Sabaudia per i clan della provincia.

Serrapiglio, in una memoria scritta trasmessa alla Procura di Latina, avrebbe inquadrato i Corni, suoi ex sodali, spiegando che Francesco Corni era in possesso di una pistola. Entrambi i fratelli, secondo Serrapiglio, hanno a loro disposizione box, si riforniscono a Fondi e da sedicenti calabresi a Roma, oltreché ad avere dalla loro parte un carabiniere e un poliziotto infedele. Per quanto riferito da Serrapiglio, i Corni nasconderebbero la droga nei magazzini di legna sulla Litoranea a Sabaudia e hanno acquistato lo stabilimento balneare Lido Sporting e un bar tabacchi. I soldi, invece, sarebbero custoditi nel camino al piano interrato di una casa a loro disposizione. Gli affari dei Corni, tramite un sodali, si spingerebbero persino a Porto Cervo in Sardegna. Il loro trasportatore sarebbe un certo Alessandro Zizzi che, se fosse stato preso, avrebbe dovuto incolpare Gianluca Calisi, pagato per questo. Le società di pulizia e manutenzione del verde dei Corni hanno appalti anche con Provincia di Latina e Regione Lazio. Due le attività gestite dai Corni con la Rapida sas e la onlus Gloro Società Cooperativa: nel 2017, sarebbero stato 17 le commesse. Il volume d’affari nel 2020 era superiore ai 500mila euro, tuttavia le società, secondo gli inquirenti, servirebbero per impiegare il denaro contante, fondamentale per pagare in nero i dipendenti. A suggerire a Francesco Corni di fornire liquidità al fratello Leonardo sarebbe l’altro fratello, Vincenzo, appartenente all’Arma dei Carabinieri e non indagato. Chi indaga è convinto: i soldi dei Corni, di cui non è chiaro se il fratello Carabiniere ne sia a conoscenza, derivano dall’attività di spaccio.

Francesco Corni, inoltre, in una delle pieghe dell’indagine, si sarebbe rivolto a uno dei consumatori di droga per ottenere un’arma così da intimidire un pusher, successivamente arrestato. Il pusher, alla fine, sarebbe stato intimidito e picchiato da un pugile contattato dallo stesso Corni.

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