FURBETTI DEL CARTELLINO ALL’ARES 118, I TESTIMONI DELLA DIFESA: “TIMBRAVAMO TUTTI REGOLARMENTE”

Furbetti del cartellino in azione all’Ares 118 di Latina: prosegue il processo a cinque dipendenti dell’Ares

Nella scorsa udienza, un passaggio importante per il processo. Il giudice monocratico del Tribunale di Latina, Francesca Ribotta, ha sciolto la riserva sull’eccezione presentata dall’avvocato Giorgio Cernesi, che difende uno degli imputati, a cui si era associato tutto il collegio difensivo composto dagli avvocati Pietro Iannitti, Giulio Mastrobattista, Silvia Borrelli e Adelindo Marangoni. L’eccezione chiedeva di espungere dal fascicolo i tabulati telefonici che riguardavano le geolocalizzazioni dei cellulari degli imputati. Il giudice Ribotta ha accolto l’istanza sancendo l’inutilizzabilità di tutti i tabulati telefonici, poiché l’acquisizione è stata disposta prima dell’iscrizione della notizia di reato.

Il processo vede alla sbarra per truffa cinque dipendenti dell’Ares 118 pontino. L’avvocato Cernesi, infatti, aveva eccepito sulla regolarità del procedimento, in quanto questo inizia con un esposto anonimo e la Procura avrebbe iniziato a indagare sugli imputati odierni prima che si formasse la notizia di reato e acquisendo i tabulati telefonici.

Oggi, 26 ottobre, l’avvocato Cernesi ha escusso i suoi testimoni per parlare dell’imputato Mario Parisella, dirigente dell’Ares 118. Ad essere escusso per primo uno dei barellieri dell’Ares 118 il quale ha spiegato di come Parisella fosse sempre disponibile e infaticabile: “Ci aiutava ogni ora, anche di notte, portando materiale e medicinali a tutte le postazioni. Non ci ha fatto mai mancare niente ed era l’unico che c’era sempre”. Il periodo è quello molto particolare dell’emergenza Covid: “Io timbravo a Formia, poi mi spostavo per la provincia e poi, a fine turno, tornavo a Formia per timbrare. Di ciò che accadeva a Latina non so, non c’ero”.

A testimoniare anche un altro collega dell’Ares 118 a Formia. “Nel periodo Covid, avevamo mancanza di tutto e Parisella spesso capitava che ci riforniva. Ci portava i presidi e ci faceva vedere come dovevamo vestirci. In quel momento storico, lui era sempre disponibile e poteva essere che veniva ogni giorno. Parisella veniva con mezzi aziendali o con la sua auto”. Anche questo collega dell’Ares conferma di come Parisella fosse molto attivo: “Lo chiamavamo sul telefono aziendale ed era sempre disponibile”.

Per quanto riguarda l’emergere dell’indagine, il collega spiega: “Non ho mai avuto dubbi su di loro e non hai pensato che fosse successo niente con i cartellini”.

Il terzo testimone è stato il dottor Luigi Belliazzi, all’epoca dei fatti medico di guarda della centrale operativa di Latina. “Conosco Mario Parisella perché ho iniziato a lavorare nel 2000 e lui era presente. Le mansioni di Parisella dal dicembre 2020 al gennaio 2021 fungeva come coordinatore di tutte le figure infermieristiche dell’azienda”. L’Ares 118 contava, secondo il dottor Belliazzi, una dozzina di postazioni nella provincia di Latina. Molti degli infermieri dipendevano da cooperative. “In quel periodo dell’emergenza Covid, tutto è stato stravolto anche nella gestione della autoambulanze”.

Anche secondo il dottor Belliazzi, “Parisella era sempre disponibile. Per lui il suo lavoro era qualcosa di suo, lo gestiva con molto afflato e non come una semplice professione. I problemi tecnici potevano capitare dopo le ore 20 e Parisella arrivava per coordinare gli interventi finalizzati a risolvere le criticità”.

Per quanto riguarda il timbro del cartellino, c’era un solo hub a Latina. In quei due mesi dal dicembre 2020 al gennaio 2021, “Io ho sempre timbrato e non era cambiato niente. Anche su Parisella sono portato a dire che timbrava regolarmente”.

Il processo riprenderà i prossimi 2 e 9 novembre in cui, nelle due udienze, verranno esauriti tutti i testimoni della difesa.

A ottobre 2022, la Corte d’Appello di Roma aveva assolto uno degli imputati: Luca Porcelli, originario di Sezze, vale a dire uno degli infermieri coinvolti nell’indagine svolta dai Carabinieri Nas di Latina e sfociata in un’ordinanza eseguita a marzo 2021 che contestava agli imputati diversi episodi di assenteismo dai luoghi di lavoro presso l’Ares 118. A gennaio dello stesso anno, il Giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Cario aveva rinviato a giudizio i cinque imputati.

Al contempo il Gip Cario aveva condannato alla pena di otto mesi più una multa pecunaria l’infermiere, poi assolto nel secondo grado di giudizio, in relazione al ricorso presentato dalla difesa dopo l’esito negativo del rito abbreviato. Come lui, gli altri imputati devono rispondere di truffa aggravata ai danni dello Stato per un processo che, iniziato il 28 febbraio 2022, davanti al Giudice monocratico Laura Morselli, ha subito diversi rinvii.

L’indagine dei Carabinieri del NAS di Latina, coadiuvati dai militari della Compagnia di Terracina, si concretizzò nell’esecuzione a un’ordinanza – emessa dal Gip del Tribunale di Latina – di applicazione della misura cautelare interdittiva della sospensione dal pubblico servizio, per la durata di 10 mesi e del sequestro preventivo finalizzato alla confisca della somma complessiva di 1.533,32 euro, nei confronti di 2 dipendenti dell’A.R.E.S. (Azienda Regionale Emergenza Sanitaria) 118 di Latina, in possesso della qualifica di infermiere ma in servizio quali operatori presso la centrale operativa. In realtà, la sospensione del servizio è durata, a parte per due degli imputati (tra cui Porcelli assolto) reintegrati, fino a dicembre 2025.

Tre degli imputati sono rimasti per circa quattro anni in questa condizione di sospensione, con mezzo stipendio senza poter lavorare. Se si esclude Paola Mastrogirolamo in pensione, gli altri tre – Marco Pannozzo, Mario Parisella e Gianluca Nacchia – hanno visto il reintegro solo il mese di dicembre scorso. A gennaio 2023, fu invece reintegrata dall’Ares solo Monica Vittiglio.

L’attività d’indagine – denominata “Trincea” – fu avviata a seguito di specifica delega dell’allora Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Latina Giuseppe De Falco, mirata ad accertare fenomeni di assenteismo dal lavoro commessi da alcuni dipendenti dell’ARES 118.

A carico dei due maggiori indagati erano stati contestati 58 episodi di abusiva timbratura del badge nei soli 2 mesi monitorati, con conseguente indebita retribuzione di ore di lavoro (sia ordinario che straordinario) non effettuate e di buoni pasto non maturati, calcolati complessivamente in 1.533,32 euro.

Secondo gli investigatori, nel breve periodo attenzionato, si servivano anche della complicità di altri colleghi a cui consegnavano il badge da passare. In particolare, uno dei due destinatari delle misure cautelari, sebbene rivestisse l’incarico di responsabile di posizione organizzativa, con funzione di controllo sugli altri dipendenti della Centrale Operativa dell’A.R.E.S., ha certificato, consapevolmente, le timbrature irregolari dell’altro dipendente indagato.

I Carabinieri del NAS avrebbero documentato come uno dei due, in numerose circostanze, anziché sul luogo di lavoro si trovasse al bar, altre volte a fare la spesa e addirittura in alcune occasioni al mare per fotografare il panorama per poi postare sui social le foto scattate. Ad ogni modo, la difesa degli imputati sta cercando di dimostrare che, in realtà, i loro assistiti non si sarebbero mai assentati dal lavoro, ma vieppiù avrebbero salvaguardato la salute degli altri colleghi, considerando che questi episodi si sono verificati in piena pandemia. Una versione dei fatti che fa dire a loro di “essere processati per aver lavorato”.

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