Viola la sorveglianza speciale e viene sorpreso dai Carabinieri: arrestato il noto pregiudicato di Latina, Fabio Di Stefano
È stato sorpreso, a bordo della sua auto, sulla via per ritorno a Sezze, comune dove, come da prescrizione della sorveglianza speciale, ha l’obbligo di dimora. È per tale ragione che i Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Latina hanno fatto scattare le manette per il 37enne di Latina, Fabio Di Stefano, noto pregiudicato e coinvolto anche nel processo antimafia denominato “Scarface”.
Di Stefano, che dal dicembre 2023, è sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, stava viaggiando in auto per fare ritorno da Latina dove si era recato. L’uomo, come detto, però, non può muoversi da Sezze e per questo è stato arrestato in flagranza di reato. Nel corso di un servizio di controllo del territorio, i militari dell’Arma, transitando lungo una delle principali arterie di accesso al centro cittadino di Latina, hanno notato un’autovettura condotta dal 37enne.
Subito, i Carabinieri hanno sottoposto a controllo Di Stefano. Nel corso delle operazioni di identificazione, gli accertamenti effettuati dai Carabinieri hanno consentito di riscontrare come la misura di prevenzione della sorveglianza speciale fosse ancora attuale, prevedendo l’obbligo di soggiorno nel Comune di Sezze, per la durata di tre anni.
Successivi accertamenti hanno permesso inoltre di riscontrare come l’uomo, sprovvisto di patente di guida, come conseguenza della misura in atto, si fosse messo alla guida di un veicolo, intestato ad una società di noleggio, privo di copertura assicurativa, motivo per il quale è stato sequestrato amministrativamente.
Oggi, 14 settembre, il 37enne è comparso dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Latina, Elena Sofia Ciccone, per affrontare il giudizio con rito direttissimo. Difeso dagli avvocato Oreste Palmieri e Luca Amedeo Melegari, Di Stefano ha prodotto lo scontrino che attesta di come si era recato a casa dei figli minorenni per comprare loro quaderni e altro materiale per l’imminente inizio dell’anno scolastico.
Il pubblico ministero ha chiesto la misura degli obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, mentre il giudice Ciccone, al termine della camera di consiglio, ha convalidato l’arresto senza disporre alcuna misura cautelare, rinviando il processo per la concessione dei termini a difesa così come richiesto dai legali.
A margine della vicenda, c’è da registrare che Di Stefano, una volta fermato dai Carabinieri e portato un caserma, ha dato in escandenscenze, motivo per cui ha passato la notte in carcere.
A dicembre di tre anni fa, erano stati i Carabinieri del Reparto Operativo-Nucleo Investigativo di Latina a notificare a Di Stefano il decreto di applicazione della misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza emesso dalla Sezione III Penale, Sezione specializzata – misure di prevenzione del Tribunale Civile e Penale di Roma, in quanto soggetto ritenuto pericoloso e che vive abitualmente con i proventi di attività delittuosa e dedito alla commissione di reati che pongono in pericolo la sicurezza e la tranquillità pubblica.
L’attività di indagine, eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo sotto la direzione della Procura pontina, aveva consentito di dimostrare come il 34enne, sin da quando era minorenne, quasi senza soluzione di continuità, fosse stato una persona dedita ad attività delittuosa quali reati contro il patrimonio, la persona e in materia di stupefacenti.
Il provvedimento obbligherà Di Stefano, per tre anni, a non allontanarsi dal comune di residenza, in questo caso Sezze, a non uscire dalla propria abitazione nell’arco orario compreso dalle 22.00 alle 06.30, a darsi immediatamente alla ricerca di un lavoro ed a non associarsi a persone che hanno subìto condanne e sono sottoposte a misure di prevenzione.
Fabio Di Stefano, per gli amici il “Siciliano”, avendo origini per parte di padre catanesi, è considerato nelle carte dell’inchiesta “Movida”, come uno dei massimi gestori degli affari di droga della famiglia di Giuseppe “Romolo” Di Silvio., boss dell’omonimo clan basato nel quartiere Gionchetto di Latina.
Nel 2021, è stato coinvolto nell’indagine “Scarface”, che ha contestato l’associazione mafiosa al clan Di Silvio dell’ala capeggiata da Romolo. Lo stesso 37enne, per il processo derivante dall’operazione di DDA di Roma e Squadra Mobile di Latina, denominata “Scarface”, ha rimediato una condanna in primo grado a 19 anni, 1 mese e 10 giorni, poi ridotta in appello, dove è caduta l’accusa di associazione mafiosa, a 5 anni e 10 mesi.
Sposato alla figlia del boss “Romolo”, Angela Di Silvio, Di Stefano è stato coinvolto anche nella vicenda dello scempio urbanistico a Borgo San Michele: 5 lotti completamente abusivi, sequestrati dalla Polizia di Stato, su richiesta della Divisione Anticrimine, alla sua famiglia (coinvolti anche gli altri fratelli), successivamente acquisiti al patrimonio del Comune di Latina per la demolizione.
Come lui, anche il padre, Salvatore Di Stefano, è sottoposto alla misura della sorveglianza speciale. Classe 1968, siciliano di Aci Sant’Antonio in provincia di Catania, Di Stefano senior è un personaggio trapiantato a Latina dopo aver fatto parte di una cosca catanese e aver commesso diversi gravi reati: si va dagli omicidi (ne contano sei i militari dell’Arma) alle estorsioni. Dopo una vita da affiliato, Di Stefano sceglie di collaborare con lo Stato ma, dopo un po’, come capita sovente, si pente di essersi pentito ed esce dal programma di protezione.
Nel frattempo, Di Stefano era stato trasferito con la famiglia a Latina dove i figli si fanno ben presto largo negli ambienti criminali della città. Fabio Di Stefano, come detto, si sposa con la figlia di Romolo Di Silvio (Angelina Di Silvio detta Pellanera), con la quale apre un bar a Latina, successivamente colpito da interdittiva antimafia; Alessandro Di Stefano si lega invece alla sorella di un altro personaggio di peso del clan del Gionchetto, Costantino “Patatone” Di Silvio. È Fabio Di Stefano ad acquisire i galloni maggiori all’interno dei quadri del sodalizio rom, tanto da diventare praticamente il numero due del clan insieme ai figli di Romolo.
