L’ennesima storia di maltrattamenti in famiglia nella provincia di Latina: l’ex moglie testimonia con il separé alla presenza del marito imputato
È parte civile nel processo insieme al figlio, minorenne all’epoca dei fatti, e all’altro figlio maggiorenne, assistiti dagli avvocati Valentina Macor e Stefano Ciapanna. Eppure la donna che ha testimoniato oggi, 10 settembre in aula, non se l’è sentita di parlare guardando il marito che sedeva sul banco degli imputati, di fianco agli avvocati difensori Maria Teresa Fiore e Gaetano Marino. Per rendere l’escussione, interrogata dal pubblico ministero Marco Cifani, la vittima ha chiesto e ottenuto un separè che le consentiva di non guardare in faccia il suo ex marito il quale, secondo la sua denuncia, l’avrebbe costretta a una vita fatta di gelosie morbose, ossessioni di essere tradito e violenze verbali e fisiche, soprattuto contro i figli.
Negli anni descritti dalla donna traspariva il dolore di una vita piegata. La testimonianza è stata scandita dalle lacrime, in un processo, l’ennesimo, che contesta i maltrattamenti nei confronti dell’ex marito: P.D.S.R., 62 anni, di Aprilia.
Secondo il racconto sofferto della donna, il marito era arrivato a sospettare di essere tradito dalla donna, tanto che una sera avrebbe messo a soqquadro la casa in cerca di microchip. In un’altra circostanza, se l’era presa con un ragazzo che stava lavorando dai vicini di casa, accusandolo di essere l’amante della donna.
L’ex moglie era additata come una poco di buono, addirittura accusata di aver praticato autoerotismi con oggetti presi dalla casa. Uno scenario d’inferno arrivato al culmine quando l’uomo se la sarebbe presa con il figlio maggiore, arrivando a minacciarlo con il vetro rotto di un oggetto, puntandolo verso il suo collo.
È stato il presidente del terzo collegio del Tribunale di Latina, Mario La Rosa, dinanzi al quale si svolge il processo, a chiedere alla donna come mai, se queste erano le condizioni del marito, non avesse mai pensato di farlo seguire da un medico psichiatra. La donna ha risposo che non lo hanno mai fatto perché pensavano fosse stressato dal lavoro e per rispetto di una famiglia da tenere in piedi.
Persino la vacanza a Sharm El Sheik era diventata un incubo nei racconti della donna. “Ci riempiva di insulti, ci diceva che eravamo rincoglioniti e poi umiliava mio figlio con epiteti, sin da quando mi aveva difeso in un’occasione in cui si era scagliato contro di me”.
Secondo le accuse, in una inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Martina Taglione, il 62enne avrebbe sottoposto la moglie e i due figli a un sistema di vita mortificane e umiliante connotato da una forma ossessiva di gelosia e di controllo. L’uomo sarebbe stato spesso sotto effetto di droga e in preda a paranoie.
La gelosia lo avrebbe portato a installare videocamere a casa. Ovunque. Tuttavia, erano continue le accuse alla donna di aver relazioni sessuali con altri uomini e di nasconderli dentro casa. Il 62enne era solito controllare anche il contachilometri dell’auto della moglie per verificare tutti gli spostamenti. E ancora: ascoltava le sue conversazioni al telefono per poi accusarla di fare sesso con altri uomini, così da offenderla con epiteti facilmente immaginabili.
Quando era stato lasciato dalla moglie, l’imputato odierno era arrivato ad assumere comportamenti auto-lesionistici in preda a raptus di rabbia: “Mi uccido se mi lasci”, diceva alla moglie. Quest’ultima, ormai terrorizzata, aveva preso a dormire con un coltello in caso di aggressione.
A luglio 2025 il fatto grave. Al culmine di una discussione, il 62enne avrebbe iniziato a sbattere la testa contro il muro, per poi colpire il figlio maggiore con un calcio e un pugno e ferirlo con un pezzo di vetro. Non pago, aggrediva anche l’altro figlio. “Te la farò pagare, vi ammazzo, avete finito di vivere, vi rovino la vita”. Sono state queste le parole pronunciate all’indirizzo della sua famiglia.
Dopo le aggressioni subite, i due figli avevano rimediato una prognosi di 15 e 6 giorni. Era il 27 luglio 2025, quel giorno, in casa, intervennero Polizia e Carabinieri e la vita della famiglia è per sempre cambiata. Il processo riprenderà il prossimo 17 dicembre.
