Richiesta l’adozione urgente delle misure previste sull’etichettatura e sull’omessa indicazione del termine “cagliata”, semilavorato spesso proveniente dall’Estero.
Il Comune di Pontinia torna a mobilitarsi per la tutela della filiera bufalina italiana. Proprio un anno fa, il 4 settembre, il sindaco Eligio Tombolillo aveva convocato una riunione con sindaci e operatori del comparto per parlare del rischio per le produzioni locali rappresentato da una possibile apertura al latte congelato e alla cagliata, presumibilmente provenienti dall’Estero e in buona parte dal mercato asiatico. Un nuovo allarme per il settore è arrivato il mese scorso dal Codacons di Caserta e dal SIAAB, Sindacato Allevatori e Agricoltori bufalini e bovini della città campana: da queste realtà confinanti con la provincia pontina è partita la richiesta al Ministero dell’Agricoltura per l’adozione urgente del Decreto Attuativo degli articoli 13 e 14 della Legge 21 Aprile 2026 n.75, dal titolo “Disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani”.
Con una deliberazione di Giunta immediatamente eseguibile, Pontinia ha aderito all’iniziativa rivolgendosi al MASAF, al Ministro Francesco Lollobrigida e alle altre autorità competenti. Unendosi all’appello partito da Caserta, in una missiva indirizzata anche al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Comune ha rilevato una criticità importante: la Legge n. 75, entrata in vigore lo scorso 29 maggio, ha rafforzato il quadro sanzionatorio in materia di etichettatura agroalimentare ma ad oggi, secondo allevatori e sindacato, l’omessa indicazione del termine “Cagliata”, sostituito dalla semplice dizione “latte”, induce a promuovere una comunicazione ingannevole che non tiene conto delle sostanze impiegate in un semilavorato ben diverso dal latte crudo e pastorizzato.
“Chiediamo l’applicazione di quegli articoli – ha precisato Tombolillo – ed in coerenza con l’apposito regolamento europeo sollecitiamo l’adozione della Circolare Ministeriale relativa alla corretta etichettatura per la cagliata bufalina d’importazione. Solo il concreto ricorso a tali strumenti permetterà la certezza del Diritto, la massima trasparenza per i consumatori e la leale concorrenza tra gli operatori della filiera!”.
Come Comune capofila del neonato “Distretto Agroalimentare per i prodotti derivati bufalini dell’Agro Pontino”, Pontinia ha indirizzato le stesse argomentazioni agli altri dieci centri della provincia di Latina coinvolti nel progetto, invitandoli a fare fronte comune, ad adottare lo stesso atto deliberativo e a provvedere alla sua trasmissione. Gli inviti giunti dalla Campania e l’immediata adesione del territorio pontino possono fare la differenza: la filiera potrà essere realmente tutelata solo con un’azione decisa messa in campo da tutte le parti in causa.
