L’ex vice sindaco di Sabaudia Giovanni Secci, imputato per turbativa d’asta, rimane agli arresti domiciliari. A deciderlo il giudice monocratico del Tribunale di Latina, Elena Sofia Ciccone, che ha respinto la richiesta di scarcerazione che era stata presentata nel corso dell’ultima udienza del processo dall’avvocato difensore Renato Archidiacono.
L’avvocato Archidiacono aveva chiesto la revoca dei domiciliari per Secci in quanto il Comune di Sabaudia ha espletato già tutti gli atti di gara per i nuovi affidamenti dei chioschi sul lungomare: una gara a cui si sono presentati solo tre operatori e conclusa lo scorso 17 luglio e che Secci non avrebbe mai potuto inquinare. Il pubblico ministero Giuseppe Miliano aveva espresso parere negativo.
Secondo il giudice Ciccone, che ha respinto l’istanza di scarcerazione, “allo stato l’esigenza cautelare rimane immutata, posto che l’unico elemento sopravvenuto e rappresentato a supporto dell’istanza è costituito dalla conclusione del procedimento amministrativo – di cui al capo d’imputazione – relativo
all’assegnazione dei chioschi del Comune di Sabaudia e che il pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede permane attuale e concreto rispetto alla indizione di altre procedure di evidenza pubblica anche connesse alla gestione di attività balneari, considerata la stagione estiva tutt’ora in corso”.
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Il processo è stato rinviato il prossimo 21 settembre. In quella data si saprà se le difese chiederanno i riti alternativi per gli imputati e verrà probabilmente nominato il perito per le intercettazioni. La difesa di Cautilli, rappresntata dagli avvocati Giulio Mastrobattista e Francesco Fedele, ha già preannunciato che richiederà il rito abbreviato condizionato. Verranno inoltre citati alcuni testimoni, ossia due dei militari della Guardia di Finanza che hanno svolto le indagini.
Intanto, ieri, sono state pubblicate le motivazioni dell’annullamento del misura cautelare per la dirigente Elisa Cautilli. Secondo la sesta sezione penale, presieduta dal giudice Gaetan De Amicis – relatore il giudice Emilia Anna Giordano – il ricorso di Elisa Cautilli è fondato in quanto “le deduzioni difensive svolte nel ricorso sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza in relazione al contributo partecipativo della ricorrente”, portano a ritenere come “non accertati rapporti diretti né con i precedenti titolari dei chioschi, che sarebbero stati favoriti attraverso la predisposizione su misura del bando di gara né, al di fuori di quelli funzionali, rapporti con il vicesindaco Secci e gli altri amministratori e funzionari comunali (il sindaco Mosca e il dirigente dell’Area Vasta Tecnica, Caramanica), intervenuti nella procedura”.
A commentare la mancata scarcerazione di Secci, è l’avvocato difensore Renato Archidiacono: “La vicenda processuale di Giovanni Secci, detenuto agli arresti domiciliari da ben 164 giorni, con divieto assoluto di incontri e colloqui con persone diverse dalla moglie e dal figlio conviventi, divieto che peraltro ricomprende, in forza di espresso provvedimento del Gip Dr. Giuseppe Cario, anche due figli con lui non conviventi, sembra una moderna riedizione del noto film interpretato da Alberto Sordi “Detenuto in attesa di giudizio”.
Chiariamo subito che Giovanni Secci non è in misura per reati di mafia o per fatti corruttivi ma per un reato – turbata liberà nella scelta del contraente – per il quale assai raramente capita di vedere il ricorso a misure restrittive della libertà personale. Un esempio per tutti, per la nota vicenda relativa al bando di gara per la vendita dello stadio di Milano – San Siro, valore di circa 1 miliardo di euro, nessuno degli indagati, fra i quali dirigenti apicali del Comune di Milano, è stato oggetto di richiesta di misure cautelari coercitive o interdittive.
Veniamo ad oggi. Come noto, la Suprema Corte di Cassazione, VI Sezione Penale, con sentenza del 18 Giugno 2026, ha annullato l’ordinanza del Tribunale del riesame di Roma che aveva confermato l’ordinanza cautelare disposta dal Gip di Latina Dott. Giuseppe Cario. Purtroppo, ad oggi, nonostante siano trascorsi 41 giorni dall’annullamento da parte della Suprema Corte, le motivazioni non sono state ancora depositate e ciò non consente che il Tribunale del riesame, in sede di rinvio, possa valutare la legittimità del provvedimento cautelare disposto in origine dal Gip e per il quale Giovanni Secci è sottoposto agli arresti domiciliari dal 17 Febbraio 2026.
Per risolvere tale situazione, avevo formalizzato una istanza di revoca della misura cautelare in considerazione della sentenza di annullamento della Cassazione e del fatto che l’Amministrazione Comunale di Sabaudia avesse, già dal mese di giugno scorso, pubblicato i bandi di gara per l’aggiudicazione, per i prossimi 4 anni, dei chioschi balneari e che, addirittura, la procedura di gara si fosse conclusa con l’aggiudicazione di tre chioschi.
A ciò si aggiunga, inoltre, come nella giornata di ieri sono state pubblicate le motivazioni della sentenza con le quali il medesimo Collegio della Suprema Corte di Cassazione, che aveva annullato l’ordinanza del riesame di Giovanni Secci, aveva annullato anche l’ordinanza del riesame nei confronti dell’Arch. Elisa Cautilli, coimputata con il Secci nonchè destinataria dello stesso provvedimento coercitivo disposto dal Gip in data 17.02.2026.
Senza addentrarsi in complesse tecnicalità giuridiche, tale sentenza non ha solamente escluso il concorso dell’Arch. Cautilli nel reato contestato a Giovanni Secci, ma ha letteralmente demolito tutti gli elementi che secondo il P.M. integravano gli elementi costitutivi della manipolazione del bando e per i quali Giovanni Secci è oggi a giudizio dinanzi al Tribunale di Latina.
Per rafforzare ulteriormente il contenuto dell’istanza di revoca, mi sono preoccupato immediatamente di depositare, prima della decisione del Tribunale sull’istanza di revoca, la sentenza di annullamento riguardante l’Arch. Cautilli, fiducioso che la mera lettura delle motivazioni inducessero il Giudice a restituire la libertà a Giovanni Secci. Ebbene, neanche questo è bastato.
Nella giornata di ieri 29 luglio 2026, il Tribunale, in persona fisica diversa dal Giudice titolare, legittimamente andata in ferie il giorno precedente, ha sorprendentemente rigettato l’istanza osservando: “Ritenuto che allo stato l’esigenza cautelare rimane immutata, posto che l’unico elemento sopravvenuto e rappresentato a supporto dell’istanza è costituito dalla conclusione del procedimento amministrativo – di cui al capo di imputazione – relativo all’assegnazione dei chioschi del Comune di Sabaudia e che il pericolo di reiterazione dei delitti della stessa specie di quello per cui si procede permane attuale e concreto rispetto all’indizione di altre procedure di evidenza pubblica anche connesse alla gestione di attività balneari, considerata la stagione estiva tutt’ora in corso”.
Il rispetto per qualunque provvedimento giudiziario non mi consente di fare commenti su tale motivazione e ci impone di rimanere fiduciosi che la sentenza di annullamento della Cassazione riguardante Giovanni Secci verrà depositata quanto prima.
Con il massimo rispetto per il Tribunale chiamato a giudicare Giovanni Secci, sono certo, sin da ora, che il processo accerterà l’insussistenza di tutti i fatti contestati al Secci e per i quali egli è stato posto, ingiustamente, agli arresti domiciliari da 164 giorni”.
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