Inchiesta Chioschi, prosegue il processo, a Latina, per l’ex sindaco di Sabaudia e gli altri due imputati
È proseguito oggi, in una udienza “balneare” e piuttosto animata sul lato delle eccezioni da parte della difesa, il processo, disposto dal decreto di giudizio immediato, per l’ex sindaco di Sabaudia, Giovanni Secci, e per i due dipendenti dell’ente comunale, Giuseppe Caramanica e Elisa Cautilli. Sono tutti accusati del reato di turbativa d’asta nell’assegnazione dei chioschi sul lungomare di Sabaudia avvenuta nel 2025.
Nella scorsa udienza del 13 luglio, davanti al giudice monocratico del Tribunale di Latina, Elena Sofia Ciccone, aveva chiesto di costituitisi parte civile, tramite l’avvocato Gianni Lauretti, anche Fabrizio Gallo, l’imprenditore vincitore di cinque chioschi nel 2025 a cui il Comune negò, dopo un primo affidamento, la gestione. Da quella vicenda è nato non solo il ricorso al Tar che ha dato ragione a Gallo, per di più l’indagine penale da cui è scaturito il processo odierno.
In apertura di di udienza, vi è stato un minuto di raccoglimento per la morte del decano degli avvocati pontini, Angelo Palmieri, venuto a mancare ieri, 26 luglio, all’età di 93 anni. Dopodiché, il giudice Ciccone ha sciolto la riserva sulla costituzione di parte civile di Gallo accogliendola. Alla costituzione di parte civile, si era opposta la difesa, composta dagli avvocati Giulio Mastrobattista, Renato Archidiacono, Francesco Fedele e Massimo Signore, che aveva eccepito sulla mancanza di danno diretto e immediato patito da Gallo e sulla contestata mancanza di indicazione di persona offesa da parte del pubblico ministero Giuseppe Miliano, titolare d’indagine.
Gallo sarà parte civile nel processo. Ad ogni modo, la difesa ha sollevato eccezioni preliminari. L’avvocato Mastrobattista ha sostenuto che da parte della Procura non vi sarebbe stata la possibilità di chiedere il giudizio immediato perché non c’e prova evidente, in quanto la Cassazione ha annullato senza rinvio la misura cautelare – ossia la sospensione dal lavoro per 12 mesi – nei confronti della sua assistita, l’architetto Elisa Cautilli, funzionaria del Comune di Sabaudia.
Secondo il difensore Mastrobattista, il pubblico ministero avrebbe chiesto il giudizio immediato perché aveva timore del giudizio cautelare. Dirimente per il legale il fatto che la Cassazione ha annullato l’ordinanza di Cautilli e anche quella di Secci (ai domiciliari), sebbene per il vicesindaco la Suprema Corte abbia disposto il rinvio ad altra sezione del Riesame. Il decreto di giudizio immediato diposto dall’accusa sarebbe nullo, sulla scorta della pronuncia della Cassazione che ha annullato l’ordinanza per mancanza di provvista indiziaria. Un annullamento per cui, però, come ha sottolineato il pubblico ministero Giuseppe Miliano, mancano ancora le motivazioni: non è dato sapere se la misura è stata annullata sui gravi indizi di colpevolezza o sulle esigenze cautelari.
Il ragionamento della difesa, però, è che il pubblico ministero avesse atteso la Cassazione, la difesa avrebbe potuto procedere al rito abbreviato per Cautilli: sarebbe stata preclusa la possibilità di optare a un rito alternativo. In conclusione, l’avvocato ha chiesto, in subordine, il non doversi procedere per la sua assistita: “In caso contrario sarebbe un processo ingiusto”. Una richiesta della difesa che ha eccepito anche sulla non chiarezza del capo di imputazione (nel quale Cautilli non sarebbe mai menzionata) e l’inutilizzabilità delle intercettazioni.
L’avvocato Massimo Signore, difensore di Caramanica, ha evidenziato invece la discrasia delle azioni della Procura, in quanto per la posizione del sindaco di Sabaudia, Alberto Mosca, si agisce separatamente, pur essendo indagato per lo stesso titolo di reato: la turbativa d’asta. L’avvocato di parte civile, Gianni Lauretti, ha evidenziato che il giudice monocratico non può intervenire in questa fase sulla questione del decreto di giudizio immediato.
Al termine di una camera di consiglio di circa 45 minuti, il giudice Ciccone ha respinto l’eccezione sul giudizio immediato, rilevando che non è nel potere di decidere e interpretare le norme: “Si tratterebbe di un atto abnorme”. Il pubblico ministero, secondo quanto deciso dal giudice, può chiedere il giudizio immediato al di là dei pronunciamenti del Riesame.
Inoltre, la condotta di Cautilli risulta “chiaramente contestata a Secci e Caramanica” in merito alle violazioni marittime e paesaggistiche e l’eccezione sulla non chiarezza del capo d’imputazione va rigettata, così come la richiesta del proscioglimento dell’imputata. Non conta, in sostanza, la pronuncia della Cassazione sull’ordinanza di misura cautelare, annullata dagli ermellini.
Per quanto riguarda le intercettazioni, il pubblico ministero non ha depositato l’elenco e adesso non si può parlare di inutilizzabilità.
Il giudice ha aperto il dibattimento e il pubblico ministero ha chiesto l’acquisizione di produzione documentale, l’esame di testimoni e imputati, oltreché alla perizia su una serie di intercettazioni che verrano depositate, ribandendo che sono utilizzabili. Le difese hanno chiesto l’ammissione dell’esame di testimoni e l’avvocato Mastrobattista ha eccepito di nuovo sulle intercettazioni.
Il giudice Ciccone ha ammesso le prove e i testimoni e, in merito alle eccezioni delle difese sulla inutilizzabilità dell’elenco delle intercettazioni, le ha accolte e rimette il termine, dando la possibilità alle difese di chiedere un rito alternativo. L’avvocato Mastrobattista ha chiesto un termine a difesa per valutare la possibilità di chiedere l’abbreviato per Cautilli.
L’avvocato Archidiacono ha chiesto la revoca dei domiciliari per Secci in quanto il Comune di Sabaudia ha espletato già tutti gli atti di gara per i nuovi affidamenti dei chioschi sul lungomare: una gara a cui si sono presentati solo tre operatori e conclusa lo scorso 17 luglio e che Secci non avrebbe mai potuto inquinare.
Il processo è stato rinviato il prossimo 21 settembre. In quella data si saprà se le difese chiederanno i riti alternativi per gli imputati e verrà probabilmente nominato il perito per le intercettazioni. La difesa di Cautilli ha già preannunciato che richiederà il rito abbreviato condizionato. Verranno inoltre citati alcuni testimoni, ossia due dei militari della Guardia di Finanza che hanno svolto le indagini.
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È stato il giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Cario, a disporre il decreto di giudizio immediato per l’ex sindaco di Sabaudia, Giovanni Secci, e per i due dipendenti dell’ente comunale. Nel frattempo, a giugno, la sesta sezione della Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza cautelare nei confronti della funzionaria del Comune di Sabaudia, Elisa Cautilli, e dell’ex vice-sindaco del Comune delle Dune, Giovanni Secci, con un distinguo. Per Cautilli, assistita dagli avvocati Giulio Mastrobattista e e Francesco Fedele, gli ermellini hanno annullato l’ordinanza senza rinvio, il che significa che sono entrati nel merito della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari; per Secci, difeso dall’avvocato Renato Archidiacono, la Corte Suprema ha annullato rinviando la decisione ad un nuovo Riesame. Dopo questi pronunciamenti, a Cautilli è stata revocata la misura dell’interdizione dal lavoro così come stabilito dal Riesame di Roma, mentre il vicesindaco, al momento, rimane ai domiciliari, in attesa del nuovo Riesame. Proprio oggi, infatti, Secci è stato scortato dai finanzieri e condotto presso il Tribunale di Latina.

Nei mesi scorsi, il ricorso che chiedeva la ricusazione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, presentato da Giovanni Secci, tramite l’avvocato difensore Renato Archidiacono, era stato respinto. La decisione è arrivata con il rigetto del ricorso da parte dei giudici romani dell’Appello per i quali non c’è incompatibilità tra il gip Cario che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare e l’ex vice sindaco di Sabaudia, Giovanni Secci.
L’inchiesta sui chioschi di Sabaudia, lo scorso 7 marzo, aveva visto un altro giro di boa con il rigetto del ricorso da parte del Riesame di Roma per l’ex vice sindaco Giovanni Secci. Respinto il ricorso dal Tribunale del Riesame di Roma, composto dai giudici Maria Agrimi, Olga Manuel e Enrica Villani, Secci è rimasto agli arresti domiciliari, a differenza degli altri due co-indagati accusati come l’ex vice primo cittadino di turbativa d’asta.
Lo stresso Tribunale del Riesame di Roma aveva, infatti, riformato l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per i due dirigenti del Comune di Sabaudia, Elsa Cautilli, difesa dagli avvocati Giulio Mastrobattisti e Francesco Fedele, e Giuseppe Caramanica, assistito dall’avvocato Massimo Signore. In ragione di questa riforma, i domiciliari erano stati sostituiti dalla misura dell’interdizione dall’esercizio del servizio di pubblico dipendente per la durata di un anno. Una decisione nei confronti della quale la difesa di Cautilli ha annunciato ricorso in Cassazione poiché fortemente insoddisfatta dell’esito.
Il Gip Cario, con provvedimento firmato lo scorso 2 febbraio ed eseguito lo scorso 17 febbraio, ha disposto l’arresto di Secci e dei due co-indagati.
L’INDAGINE – L’inchiesta riguarda alcune attività amministrative, collegate ai chioschi sul lungomare della città delle dune. Risulta indagato anche il sindaco di Sabaudia Alberto Mosca. Ad essere contestato è il reato di turbativa d’asta e l’arresto ai domiciliari è stato disposto per l’esponente di Forza Italia Giovanni Secci (62 anni) e i due tecnici dell’Ente: Giuseppe Caramanica (56 anni) e Elisa Cautilli (45 anni), rispettivamente Dirigente area casta tecnica e capo settore del demanio marittimo del Comune di Sabaudia.
L’indagine, affidata alla Guardia di Finanza e ai Carabinieri Forestali, riguarda la vicenda dei cinque chioschi che sono finiti ad un unico imprenditore, Fabrizio Gallo, la cui aggiudicazione è stata poi revocata dal Comune stesso.
Una decisione, quella del Comune, che ha già visto soccombente l’ente davanti al Tar di Latina. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero condizionato l’esito delle gare di assegnazione dei chioschi, così da imporre all’aggiudicatario condizioni tassative per il pagamento che non era previsto nel bando di gara. Tali condizioni hanno generato la decadenza dell’assegnazione, favorendo i secondi classificati che hanno gestito i chioschi nella stagione balneare appena passata.
In seguito a un ricorso presentato al Tribunale Amministrativo di Latina, il ristoratore estromesso dalla gestione delle aree demaniali si è visto accogliere il ricorso. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio sezione staccata di Latina (Sezione Prima) ha accolto il ricorso e annullato il provvedimento di decadenza adottato in data 1 luglio 2025 e la presupposta diffida del 27 giugno 2025, nonché gli atti ad essi conseguenti. Al contempo, era scattata l’indagine penale che rischia di produrre conseguenze politiche molto importanti in Comune che viene già da un passato terremoto giudiziario.
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Secci, Caramanica e Cautilli devono rispondere, come detto, di turbativa d’asta, in quanto, con l’emanazione delle determinazioni n. 726 del 2 aprile 2025, n. 755 del 3 aprile 2025 e con la deterrnina n. 980 del 2 maggio 2025, tutte a firma di Caramanica, contenenti previsioni e prescrizioni, avrebbero favorito l’aggiudicazione a soggetti legati da rapporti familiari con i precedenti concessionari, già decaduti a seguito dell’accertamento di violazioni urbanistiche ed ambientali. Ci sarebbero, inoltre, conflitti d’interessi professionali, in quanto Secci ha avuto il ruolo di il tecnico redattore dei progetti dei chioschi per tre ditte individuali.
Secondo l’accusa, questi favoritismi e il conflitto d’interessi avrebbe consentito agli operatori balneari risparmi economici relativi alla installazione delle strutture oggetto delI’affidamento potendo, di fatto impiegare moduli già utilizzati dai precedenti gestori, oltreché a previsioni e prescrizioni finalizzate a scongiurare la partecipazione e l’aggiudicazione di soggetti estranei al contesto locale.