La seconda sezione della Suprema Corte di Cassazione, lo scorso 3 giugno, quando è iniziato il suo processo, aveva accolto nuovamente il ricorso presentato dall’avvocato Pasquale Cardillo Cupo in favore del consigliere regionale ed aveva annullato, con rinvio al Tribunale del Riesame, le ordinanze che gli vietavano di vedere la madre nel periodo in cui era sottoposto agli arresti domiciliari.
Al Consigliere Regionale infatti era dapprima stata negata la possibilità di vedere l’anziana madre da parte del Gip del Tribunale di Latina, salvo poi, in seguito all’appello al Tribunale del Riesame proposto dalla difesa, vedere Tiero autorizzato a vederla per due ore due volte a settimana.
L’avvocato Cardillo Cupo, tuttavia, riteneva illegittima e incomprensibile sia l’originario diniego del GIP del Tribunale di Latina che la successiva autorizzazione da parte del Riesame in quanto “appariva incomprensibile e degradante una autorizzazione a tempo per incontrare una mamma di quasi 85 anni”.
Lo scorso 3 giugno, a scioglimento della riserva, era arrivata la decisione della Suprema Corte che aveva accolto il ricorso della difesa. “Oramai l’Onorevole Tiero è libero e quindi può vedere chi vuole e quando vuole – affermava l’Avvocato Cardillo Cupo – ragione per cui la decisione in punto sostanziale non ha alcuna rilevanza, ma abbiamo tuttavia insistito nella nostra richiesta alla Suprema Corte affinchè si pronunciasse con Sentenza anche su questo aspetto per una questione di principio, affinché fosse proprio la Cassazione a mettere la parola fine a una vicenda cautelare che ha avuto tratti surreali e ai limiti del rispetto della dignità umana e dei valori costituzionali”.
Ora, a distanza di un mese e mezzo, la Cassazione ha pubblica le motivazioni di quella sentenza, giudicando il ricorso fondato. Va detto che Tiero è ormai libero da ogni misura ed è tornato a esercitare il suo ruolo di consigliere regionale, pur dovendo affrontare un processo in cui gli si contesta il reato di corruzione.
La Cassazione spiega che l’ordinanza del Riesame impugnata “ha espressamente riconosciuto che, essendosi ormai concluse le indagini ed emesso decreto di giudizio immediato, “non si evince un concreto pericolo di inquinamento probatorio ricollegato al rapporto madre-figlio”, non essendo mai emersa dalle indagini la figura della madre del ricorrente e dovendosi escludere “che il Tiero si servirebbe dell’anziana madre al fine di inquinare il compendio indiziario già acquisito”.
“Non si conciliano, pertanto, con tali affermazioni in ordine all’insussistenza di alcun pericolo di inquinamento probatorio, le limitazioni – “tre giorni a settimana, da concordare con la Polizia Giudiziaria preposta ai controlli, per la durata di due ore per ogni incontro” – poste dal dispositivo della sentenza impugnata, peraltro senza alcuna giustificazione nella parte motiva. L’ordinanza impugnata va, pertanto, annullata con rinvio per nuovo giudizio alla sezione per il riesame del Tribunale di Roma per una nuova valutazione sul punto”.
