Denunciati da una cliente che sostiene di aver firmato un documento a sua insaputa: indagati due avvocati del Foro di Latina
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Paolo Romano, all’esito degli interrogatori preventivi, ha respinto la richiesta di misura interdittiva della Procura di Latina nei confronti dei due avvocati di Latina, rispettivamente padre e figlio, accusati di truffa e falso ideologico. Pur considerato integri i gravi indizi di colpevolezza, il gip Romano non ha ritenuto attuali le esigenze cautelari di interdizione dal lavoro per 12 mesi.
I due avvocati del Foro di Latina rimangono indagati per truffa e falso ideologico. Ad essere indagato a piede libero anche il loro cliente. Sono accusati di aver fatto firmare una scrittura privata ad una donna che afferma di non ricordare di aver siglato alcun accordo.
Il caso nasce nel 2016 quando la donna avrebbe contratto un debito con il cliente dei due legali. Allorché i due – debitrice e creditore – decidono di fare una scrittura privata per regolare la vicenda. L’uomo si rivolge ai due avvocati di Latina e con loro realizzano questa scrittura privata, solo che, nel 2021, quando l’atto viene depositato, la donna dice di non aver mai sottoscritto alcunché. In pratica, secondo l’accusa, si tratterebbe di una firma non riconducibile alla donna che decide di denunciare tutto, sentendosi vittima di una truffa in quanto la scrittura privata prescrive che lei paghi il debito al cliente dei due avvocati.
La donna denuncia sia il presunto creditore che i due avvocati. Da qui nasce l’inchiesta che contesta ai tre soggetti il falso ideologico e la truffa.
Lo scorso 9 luglio, si è svolto l’interrogatorio preventivo in cui è stato ascoltato l’avvocato più giovane dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Paolo Romano, deputato a decidere se applicare o meno la misura cautelare. In seguito sono stati ascoltati sia il presunto creditore che l’altro avvocato. Sui due legali pontini pendeva la richiesta della Procura di Latina per una misura cautelare di interdizione dall’esercitare la professione per 12 mesi. L’indagine è coordinata dal sostituto procuratore di Latina, Francesco Caporotundo. In un primo momento era stata condotto dalla collega di Via Ezio, Giorgia Orlando.
