Il Circolo Legambiente di Terracina ha partecipato, pur riscontrando alcune carenze nei dati e documenti forniti dalla piattaforma digitale PartecipaPA, alla consultazione aperta (conclusasi due giorni fa) per la definizione del PRN- Piano Nazionale di Ripristino della Natura (Nature Restoration), l’atto legislativo più significativo in materia di natura nell’UE dall’adozione della Direttiva Habitat nel 1992 che individua ambiti di intervento, misure e priorità per il ripristino degli ecosistemi terrestri, marini, agricoli, forestali, fluviali e urbani. Il Dlgs 80 dell’8 aprile 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale e in vigore dal 31 maggio 2026, ha infatti adeguato la normativa nazionale al Regolamento UE 2024/1991, entrato già in vigore il 18 agosto 2024, il quale istituisce un quadro comune per il ripristino degli ecosistemi degradati negli Stati membri e prevede che ogni Stato membro presenti alla Commissione europea un progetto di Piano nazionale di ripristino entro il 1° settembre 2026.
L’obiettivo generale europeo è mettere in atto misure di ripristino su almeno il 20% delle zone terrestri e sul 20% delle aree marine dell’Unione entro il 2030, e su tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050. In particolare, il Piano definisce gli obiettivi quantitativi e le mappe indicative delle zone terrestri e marine da sottoporre a ripristino e specifica, inoltre, le risorse finanziarie necessarie e le modalità di sostegno per i portatori di interessi coinvolti nell’attuazione delle misure e stabilisce i metodi di monitoraggio e i processi per valutare e rivedere periodicamente l’efficacia delle azioni intraprese. Definisce infine gli indicatori di biodiversità specifici e le scadenze intermedie per garantire un recupero duraturo degli ecosistemi urbani, terrestri, costieri, d’acqua dolce, marini, agricoli e forestali, con obiettivi specifici anche per impollinatori, fiumi, spazi verdi urbani e copertura arborea.
Il Dlgs 80/2026 stabilisce inoltre che anche i Comuni sono responsabili dell’attuazione del Piano con riferimento agli obblighi relativi al ripristino degli ecosistemi urbani. Questo significa che le misure di ripristino della natura dovranno essere coordinate con strumenti urbanistici, regolamenti edilizi, piani e regolamenti del verde, strategie di rigenerazione urbana, interventi sugli spazi aperti, adattamento climatico e infrastrutture verdi e blu. Entro il 2030 gli Stati membri dovranno evitare una perdita netta della superficie nazionale totale degli spazi verdi urbani e della copertura della volta arborea urbana rispetto al 2024. Dal 2031 dovranno essere sensibilmente aumentati gli spazi verdi urbani, anche attraverso l’integrazione del verde negli edifici e nelle infrastrutture, e della copertura arborea urbana. Questo obbligo potrà tradursi in una maggiore attenzione a soluzioni NBS- Nature Based Solutions come verde urbano, alberature, tetti verdi, pareti verdi, continuità ecologica, depavimentazione, rimozione dell’asfalto, superfici permeabili e interventi di rinaturalizzazione degli spazi pubblici. Queste sono state esattamente già le proposte e le osservazioni presentate ufficialmente dal nostro Circolo per il nuovo Regolamento edilizio e per il Piano e Regolamento del Verde Urbano del Comune di Terracina e ispirate alla guida operativa proposta da Legambiente “Nature Restoration Law: Raccomandazioni per la redazione di ambiziosi piani nazionali di ripristino della natura”.
Ma purtroppo mentre il Ministero dell’Ambiente – MASE è impegnato nella consultazione per la definizione del PRN, sempre due giorni fa, con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astenuti il Senato ha dato il primo via libera al disegno di legge sulla caccia. Il provvedimento targato Fratelli d’Italia (a prima firma del capogruppo di FdI, Lucio Malan) modifica l’attuale legge 157/92 del 1992 e definisce la caccia come un’”attività utile alla conservazione e alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi” e i cacciatori diventano addirittura “bioregolatori”, con aumento delle specie cacciabili, prolungamento dei calendari venatori, eliminazione dell’indirizzo tecnico-scientifico di Ispra, deregolamentazione dei richiami vivi, natura mercificata e offerta a cacciatori stranieri che potranno venire in Italia senza alcun limite, sanzioni a chi prova a protestare contro gli abbattimenti. Una legge violenta nei confronti della natura e degli animali selvatici e contraria alla volontà della stragrande maggioranza degli italiani, alle evidenze della scienza e alla sicurezza delle persone.
“Al Comune di Terracina, che da anni accumula ingiustificabili ritardi nell’aggiornamento della propria strumentazione urbanistica, e che non riesce da un anno a varare il nuovo regolamento edilizio (sul quale il nostro Circolo Legambiente di Terracina si è espresso con osservazioni puntuali e ben argomentate e consegnate ufficialmente, tutte ispirate al nuovo regolamento europeo e con le Nature Based Solutions (NBSs) come parti integranti del Piano di Ripristino della Natura!), vogliamo ricordare che i piani e i regolamenti urbanistici dovranno essere coerenti da subito con il Piano e il Regolamento europeo per il ripristino della natura, a prescindere dalle norme urbanistiche regionali, perché i regolamenti europei, come il 2024/1991, sono atti legislativi vincolanti, direttamente applicabili ed esecutivi, con efficacia immediata e portata generale, non richiedendo atti di recepimento nazionale. Pertanto, il Regolamento 2024/1991 introduce obiettivi giuridicamente vincolanti che prevalgono sulle disposizioni nazionali, incluse le norme urbanistiche regionali e locali,anche in assenza di adeguamento degli strumenti urbanistici. Inoltre riteniamo che poiché il Dlgs 80 dell’8 aprile 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale e in vigore dal 31 maggio 2026, ha poi adeguato la normativa nazionale al Regolamento UE 2024/1991, entrato in vigore il 18 agosto 2024, tutte le trasformazioni del suolo già autorizzate fatte su aree verdi, o comunque implicanti consumo di suolo, dovranno essere immediatamente controbilanciate attraverso azioni di depavimentazione e ripristino ecologico di suolo e vegetazione. Inoltre il PRN è anche, per quanto riguarda l’articolo 8, un’occasione indiretta per rigenerare le aree degradate e dismesse destinando a queste e solo a queste le richieste di nuova urbanizzazione.
Ci mettiamo a disposizione da subito come Associazione per lavorare insieme alla Amministrazione, per colmare le lacune presenti nel PRN e formulare un Piano concreto e ambizioso per salvaguardare l’enorme capitale naturale italiano, anche tenendo conto di quanto riportato per il territorio di Terracina nell’Atlante Ambientale ISPRA 2024, fonte di riferimento per il PRN. Inoltre chiediamo anche al Comune di Terracina di impegnarsi direttamente contro il DDL Caccia, appena approvato dal Senato (Ddl 1572) che deve preoccupare le amministrazioni locali non solo per la tutela animale e della biodiversità ma anche per i potenziali rischi di sicurezza pubblica e per la perdita di autonomia gestionale sul territorio e che metterebbe a repentaglio intere zone collinari e boschive creando conflitti tra attività venatoria e fruizione turistica o agricola del territorio comunale e renderebbe perfino le spiagge o altre aree demaniali aperte ai cacciatori, magari anche mentre i bagnanti sono a prendere il sole o in mare”, dichiara Anna Giannetti, Presidente di Legambiente Terracina e Consigliere Nazionale dell’Associazione.
