Pizzo per la protezione nel carcere di Latina: al centro del processo Gianfranco Mastracci e Francesco Iannarilli
È stato escusso l’uomo vittima dell’estorsione messa in atto dai pregiudicati pontini Gianfranco Mastracci e Francesco Iannarilli, entrambi imputati dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Latina, Eugenia Sinigallia.
Secondo quanto testimoniato in aula, l’uomo, tramite la sorella, avrebbe pagato 500 euro a Mastracci e Iannarilli per avere protezione all’interno del carcere di Latina. La persona offesa, all’epoca dei fatti detenuto per maltrattamenti contro la ex moglie, ha spiegato di essersi aperto con Iannarilli rispetto ai fatti che gli venivano contestati. Lo stesso Iannarilli gli fece capire che se avesse voluto una rivalsa nei confronti della ex moglie, lui sarebbe stato in grado di procedere, dietro un pagamento. “Fuori dal carcere sarebbero stati pronti una macchina e una pistola”.
Dopo questa apertura, per l’uomo è iniziato l’incubo con le continue richieste di denaro per la protezione in carcere. In un caso, lo stesso Iannarilli gli avrebbe chiesto 100 euro per fargli fare dal carcere una telefonata al figlio. Le angherie sarebbero finite solo perché l’uomo, originario di Terracina, si sarebbe affidato ad un altro detenuto.
Alla fine, come dato che rende l’idea di cosa possa diventare l’esperienza carceraria per chi entra nelle grinfie di personaggi pericolosi, la vittima avrebbe pagato 500 euro che la sorella avrebbe portato direttamente a un parente di Mastracci. Senza contare la consegna di un lettore cd dato alla madre di Iannarilli. Una versione confermata oggi in aula anche dalla sorella della vittima e dal marito della stessa.
A giugno 2023, era stato il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, a rinviare a giudizio per estorsione, minacce e lesioni il 41enne Gianfranco Mastracci e il 39enne Francesco Iannarilli, entrambi noti a cronache giudiziarie e forze dell’ordine.
I due devono rispondere alle accuse di aver soverchiato e pestato diversi detenuti dentro il carcere di Latina, vessati e minacciati al fine di pagarli in termini di soldi e altri beni materiali. I due imputati sono difesi dagli avvocati Sandro Marcheselli, Virginia Ricci e Elisabetta Iurlando.
Tra i fatti contestati, che sono datati nell’anno 2018, ci sono una serie di episodi violenti come un’aggressione contro un detenuto per avere una stecca di sigarette e altri pestaggi in modo tale da farsi pagare una sorta di pizzo all’interno del carcere. Sotto minaccia o in qualche caso picchiati, le vittime erano costrette a sborsare denaro tramite bonifici su carte prepagate da famigliari delle medesime vittime.
Un modus operandi piuttosto diffuso e che si è imparato a conoscere in alcune inchieste degli ultimi anni le quali hanno avuto per protagonista inanimato il carcere di Via Aspromonte. Mastracci è stato condannato già per un episodio simile, costola dell’operazione Masterchef che aveva messo in luce un giro di droga sempre all’interno del carcere di Latina. Per quell’episodio, il 41enne pontino minacciò un altro detenuto per far sì che questo lasciasse libera la cella a favore di Roberto Ciarelli, personaggio violento coinvolto in più processo e figlio del boss del Pantanaccio, Ferdinando Ciarelli detto “Furt”.
Alla fine, dopo le minacce rivolte al detenuto da Mastracci, quest’ultimo fu costretto a cambiare cella in ragione dell’assoggettamento dovuto al cognome di Ciarelli, il noto clan rom della città di Latina.
Anche Iannarilli è stato coinvolto in un fatto affine all’interno del carcere di Latina e sempre nel nome del clan Ciarelli che, a Via Aspromonte, come hanno ricostruito alcune indagini della DDA di Roma, dettava legge. Iannarilli, infatti, nel processo “Purosangue“ ha dovuto rispondere di un’estorsione con l’aggravante mafiosa commessa in concorso con il medesimo Roberto Ciarelli, Matteo Ciaravino e Andrea Pradissitto, cognato del suddetto Roberto Ciarelli, oramai ex affiliato al clan e collaboratore di giustizia. Si tratta del processo derivante dall’inchiesta di DDA capitolina e Squadra Mobile di Latina denominata “Purosangue” che contesta al clan Ciarelli il 416 bis.
Iannarilli è stato condannato a 2 anni di reclusione per aver minacciato, in combutta con gli altri tre, un noto avvocato e imprenditore di Latina, un tempo molto vicino all’ex deputato di Fratelli d’Italia, Pasquale Maietta. In cambio della protezione da queste minacce, l’avvocato versò, tramite un famigliare, la somma di 2mila euro al sodalizio di origine rom. La vittima ha testimoniato in Tribunale nel processo “Purosangue”, confermando il quadro accusatorio.
Il processo odierno è stato rinviato al prossimo 25 marzo.
