Latina Possibile e Alleana Verdi-Sinistra intervengono sul parco Falcone e Borsellino: “Non è soltanto una storia di cattiva gestione amministrativa. È la dimostrazione di una città pensata con lo sguardo rivolto al passato, non alle sfide del presente”
“Con una crisi climatica che anno dopo anno rende le nostre estati sempre più calde e difficili da vivere, tre anni di amministrazione e sei milioni di euro avrebbero dovuto tradursi in un progetto capace di mitigare gli effetti delle ondate di calore: più ombra, più alberature, spazi realmente fruibili anche nei mesi estivi. Invece ci troviamo di fronte a un’opera concepita secondo un’idea di città ormai superata, come se la crisi climatica fosse ancora un problema del futuro e non del presente.
La stessa miopia emerge nel restyling dell’isola pedonale: una grande superficie asfaltata, con ombreggiamento insufficiente, che nelle ore più calde rischia di diventare poco vivibile per persone e animali. E poi quei blocchi di marmo utilizzati come sedute: una soluzione che appare più attenta all’immagine che al comfort di chi dovrebbe vivere quello spazio ogni giorno. È altrettanto vergognoso che la seconda città del Lazio consegni ai propri cittadini un parco di fatto impraticabile per chi si muove con carrozzine, passeggini o deambulatori, rinunciando così a garantire una reale accessibilità.
A questo si aggiunge un’illuminazione del tutto insufficiente, che non offre adeguate condizioni di sicurezza dopo il crepuscolo, soprattutto per i bambini e le loro famiglie.
Ma il problema non riguarda soltanto il clima. Riguarda soprattutto l’idea di spazio pubblico.
Nel nuovo parco non sono stati previsti bagni pubblici, così come continuano a mancare nel centro cittadino. E mentre si rinuncia a offrire servizi essenziali, si sceglie di installare panchine anti-bivacco in via Don Morosini.
È l’emblema dell’architettura ostile: invece di affrontare le cause del disagio sociale, si cerca semplicemente di allontanarlo dallo sguardo dei cittadini. Le persone fragili non scompaiono perché si rende una panchina inutilizzabile; vengono soltanto spinte altrove.
A tutto questo si aggiunge una gestione che troppo spesso appare improvvisata. Il Parco Falcone e Borsellino è stato aperto in fretta, con molte criticità ancora irrisolte. E la città ha persino perso la Bandiera Blu su una parte del litorale perché l’amministrazione non è riuscita ad attivare per tempo il servizio di salvataggio. È questa la città che vogliamo? Noi crediamo di no.
Una città moderna non si misura dal numero delle inaugurazioni o dalle fotografie dei nuovi interventi. Si misura dalla capacità di progettare il futuro, mettendo al centro le persone e la qualità della vita.
Significa realizzare spazi capaci di affrontare la crisi climatica, garantire servizi essenziali come i bagni pubblici, rifiutare l’architettura ostile e costruire una città inclusiva, dove nessuno venga nascosto perché considerato un problema.
Continuare a progettare Latina come se fossimo negli anni Novanta significa consegnare ai cittadini opere che rischiano di essere già vecchie nel momento stesso in cui vengono inaugurate”.
Così, in una nota, Avs e Latina Possibile.
