Sito inquinato della ex Pozzi Ginori di Borgo Piave: sentenza confermata anche dalla Corte d’Appello di Roma
La Corte d’Appello di Roma ha confermato la condanna a 2 anni e 6 mesi per Giambattista Saleri, l’amministratore unico di Sviluppo Immobiliare Latina che avrebbe dovuto bonificare il sito dismesso della ex Pozzi Ginori dove, da anni, ci sono episodi di abusi, incendi e occupazioni illegali. Il 62enne è stato condannato a 2 anni e 2 mesi, più 15mila euro di multa. La sentenza di primo grado era stata emessa nel 2025 dal giudice monocratico del Tribunale di Latina.
Si tratta del processo per l’inquinamento dell’area ex Pozzi Ginori di Borgo Piave. Alla sbarra, il 62enne di Brescia, Giambattista Saleri, l’amministratore unico di Sviluppo Immobiliare Latina e, in primo grado, anche l’amministratore delegato della Strago spa società incaricata della bonifica, uscito dal processo.
A luglio 2020, fu l’allora giudice per l’udienza preliminare Giorgia Castriota a rinviare a giudizio l’amministratore unico di Sviluppo Immobiliare Latina. Saleri, secondo l’accusa, avrebbe realizzato una discarica abusiva, oltreché ad aver causato l’inquinamento ambientale tanto da aver inciso negativamente sulle acque di falda del sottosuolo all’interno del sito, così come certificò Arpa Lazio quasi venti anni fa, nel 2005, senza contare l’abbandono di rifiuti, persino di derivazione speciale e pericolosa. Violazione delle norme ambientali e inquinamento delle acque sotterranee, del suolo e del sottosuolo: reati che hanno fatto sì che la pubblica accusa ha chiesto sia per Saleri che per Orabona la pena di 1 anno e 8 mesi ciascuno, più il pagamento di una pena pecuniaria.
Il Comune di Latina, tramite l’avvocato Francesco Cavalcanti, e la Provincia di Latina, con l’avvocato Claudia Di Troia, si sono costituiti parti civili.
Il sito di Borgo Piave, nel corso di questi anni, è stato nuovamente oggetto di attenzione da parte della Polizia di Stato che ha trovato la presenza di ingenti quantità di rifiuti solidi urbani, lastre in fibrocemento, scarti edili, elettrodomestici, apparecchi elettronici di vario genere, pneumatici, mobilio e rifiuti combusti. Praticamente, nonostante sequestri e azioni di magistratura e forze dell’ordine, il sito della ex Pozzi Ginori era rimasto così come era: una bomba di inquinamento alle porte del capoluogo di provincia.
In ragione di quanto constatato, nel 2024, la Squadra Mobile aveva inviato alla Procura della Repubblica un’informativa di reato a carico di ignoti per abbandono e combustione illecita di rifiuti e violazione dei sigilli, provvedendo ad una nuova apposizione mediante il collocamento di catene ai cancelli ed il posizionamento di new jersey in cemento ai varchi di accesso.
