ACQUISIZIONE IMMOBILE A LATINA SCALO, M5S VOTO CONTRO: “DELIBERA OPACA”

Mediazione sull’immobile di Fondazione a Latina Scalo, M5S: “Consiglio chiamato a votare senza basi chiare. Delibera opaca e indirizzo politico indefinito”

Tra mediazione già in fase avanzata, documenti incompleti e ruolo del Consiglio bypassato, il voto sull’acquisizione dell’immobile lascia irrisolti i nodi fondamentali: “Non è chiaro su quali elementi reali sia stata assunta la decisione”

Il Movimento 5 Stelle ha espresso voto contrario alla delibera sull’acquisizione dell’immobile di Latina Scalo nell’ambito della procedura di mediazione promossa dal Fallimento Paninvest, ritenendo l’atto profondamente carente sotto il profilo della chiarezza amministrativa, della programmazione politica e della reale tutela dell’interesse pubblico.

“Questa vicenda – dichiara la capogruppo M5S Maria Grazia Ciolfi – rappresenta l’ennesimo caso in cui il Consiglio comunale viene coinvolto a processo decisionale già sostanzialmente concluso, dopo mesi di interlocuzioni portate avanti in autonomia dalla Giunta senza un preventivo indirizzo dell’Aula, nonostante si tratti di una materia che incide direttamente sul patrimonio dell’Ente e quindi di competenza consiliare”.

Nel corso della discussione sono emerse numerose criticità già evidenziate negli atti tecnici, a partire dalle raccomandazioni dell’Organo di Revisione Economico-Finanziaria, che non possono essere considerate meri rilievi formali ma condizioni sostanziali di garanzia per l’Ente. Tra queste la necessità di definire in modo certo ogni pretesa attuale e futura nei confronti del Comune, la verifica preventiva della piena regolarità urbanistica, catastale e vincolistica dell’immobile, la congruità effettiva del prezzo di acquisto e soprattutto la valutazione completa degli impatti gestionali e manutentivi futuri sul bilancio comunale.

Nonostante ciò, ancora oggi non risultano trasmessi in modo completo gli elementi documentali richiesti in Commissione dal M5S, in particolare quelli relativi alla conformità urbanistica, paesaggistica e alla presenza di eventuali abusi o irregolarità pendenti sull’immobile. Inoltre non è stata chiarita in maniera definitiva la posizione giudiziaria del bene e la reale conclusione del contenzioso, lasciando aperta un’incertezza che in un’operazione patrimoniale di questa natura non dovrebbe esistere.

Ulteriore elemento critico riguarda il fatto che l’immobile risulta occupato, senza che sia stato chiarito in modo puntuale come l’Amministrazione intenda rientrare nel pieno possesso del bene prima della sua eventuale destinazione pubblica. Eppure, contestualmente, si prospettano ipotesi di utilizzo come housing temporaneo per singoli o nuclei familiari in condizioni di disagio, senza una chiara definizione dei passaggi amministrativi e giuridici necessari per renderlo effettivamente praticabile.

Particolarmente significativo è quanto emerge dallo stesso comunicato dell’Amministrazione, nel quale si afferma che, a seguito dell’approvazione della delibera, il Dipartimento Patrimonio potrà partecipare al prossimo e definitivo incontro di mediazione, fissato per il 18 giugno, finalizzato alla definizione dell’accordo. Ciò solleva un interrogativo politico e istituzionale evidente: come abbia potuto il Dipartimento partecipare fino ad oggi alla procedura di mediazione in assenza di un indirizzo formale del Consiglio comunale, e per quale motivo questo atto di indirizzo non sia stato portato in Commissione e in Aula in tempi congrui, ma sia arrivato solo oggi e in urgenza,

considerato che risultava già caricato nel sistema amministrativo da febbraio, mentre il primo incontro di mediazione risale a dicembre 2025.

In Commissione era stato inoltre rappresentato che la procedura fosse ancora in una fase preliminare e che ogni decisione sull’eventuale acquisizione sarebbe stata assunta solo dopo le necessarie verifiche raccomandate dai Revisori dell’Ente. Oggi invece si apprende dal comunicato stampa dell’amministrazione che il prossimo incontro del 18 giugno sarebbe addirittura quello definitivo per il perfezionamento dell’accordo. A questo punto diventa inevitabile chiedersi quando e come dovrebbero essere state effettivamente svolte tutte le verifiche richieste dall’Organo di revisione e soprattutto in che modo siano state considerate le richieste dell’Avvocatura comunale, che secondo quanto riportato nel comunicato aveva richiesto specifiche tutele e garanzie nell’accordo di mediazione, elementi che non risultano essere stati rappresentati né messi a disposizione del Consiglio in modo completo e trasparente. Questo rappresenta un passaggio particolarmente grave, perché riguarda direttamente la tutela giuridica dell’Ente e l’eventuale esposizione a rischi futuri, ma a noi consiglieri non è stato trasmesso alcun documento dell’avvocatura.

Si registra inoltre una evidente distanza tra la narrazione politica dell’Amministrazione e quanto emerge dagli atti e dal dibattito consiliare. Da un lato si parla di una gestione lineare, trasparente e programmata, dall’altro si riscontrano invece ritardi, informazioni incomplete, passaggi non chiariti e una sequenza decisionale che appare più guidata dall’urgenza della mediazione che da una reale pianificazione istituzionale.

“Assistiamo sempre più spesso – prosegue Ciolfi – a una politica che si limita a costruire narrazioni di parte, dove ciascun soggetto istituzionale racconta una verità parziale, mentre gli atti amministrativi restituiscono una realtà molto più complessa e problematica. Il rischio è che la funzione politica venga progressivamente ridotta a comunicazione, mentre il confronto democratico si svuota di contenuti sostanziali”.

Resta infine centrale il nodo dell’interesse pubblico, che in questa vicenda non appare sufficientemente definito né coerente. Se non è chiaro l’indirizzo politico, non può esserlo nemmeno la finalità pubblica dell’operazione. E infatti rimane aperta la domanda fondamentale su quale sia la reale strategia di utilizzo dell’immobile: se da un lato si richiama la sua valenza storico-identitaria e la necessità di valorizzarlo come bene della città, come immobile di Fondazione, presumendone un utilizzo in ambito culturale o di promozione del territorio, dall’altro si prospettano utilizzi frammentati come uffici comunali o housing temporaneo per persone in condizione di disagio, senza una visione unitaria e strutturata. In assenza di una cornice chiara, viene meno anche la solidità della motivazione di pubblico interesse che dovrebbe sorreggere l’intera operazione.

“Per queste ragioni – conclude il Movimento 5 Stelle – abbiamo votato contro una delibera che arriva tardivamente, in assenza di piena trasparenza documentale e soprattutto senza una reale chiarezza sull’indirizzo politico e sulla strategia complessiva. Il nostro compito resta quello di garantire rigore, trasparenza e corretta informazione ai cittadini, non di aderire a ricostruzioni narrative che non trovano pieno riscontro negli atti. Oggi queste condizioni non erano soddisfatte”.

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