Casa pignorata per un debito, due sorelle di Aprilia stanno vivendo per strada. A intervenire sulla vicenda il Comitato Argine
“Ci sono storie che non possono lasciare indifferenti, vicende umane che superano il limite del tollerabile e si trasformano in un urlo silenzioso impresso sui sampietrini di Piazza di Montecitorio. Da oltre venti giorni, le sorelle Montoro, due cittadine oneste originarie di Aprilia, vivono avvolte in coperte termiche d’emergenza, esposte alle intemperie e all’indifferenza della strada. Oggi – spiega Francesca Alessandra Capponi del Comitato Argine – ci schieriamo al fianco dell’avvocatessa Anna Maria Caramia, un legale che sta mettendo l’anima in questa battaglia e che rappresenta l’unica vera voce in difesa del cittadino. Insieme a lei, il Comitato si stringe attorno a queste due donne, private non solo della loro casa di quattro piani, ma persino di tutti gli altri beni di famiglia che non sono mai stati oggetto di pignoramento, vedendosi spogliate della loro stessa vita e della loro dignità di esseri umani.
Accanto alle già dolorose anomalie procedurali e al trauma profondo di un trattamento sanitario coatto subìto senza alcuna diagnosi psichiatrica successiva, emerge oggi il paradosso più grave, un dettaglio inquietante e inaccettabile che grida vendetta di fronte alla giustizia: il tecnico incaricato ha formalmente richiesto di chiudere il procedimento relativo all’eredità giacente, evidenziando in modo cristallino come non vi siano i presupposti giuridici e di fatto per mantenerlo in vita. Eppure, davanti a questa richiesta tecnica oggettiva, davanti alla verità che potrebbe sbloccare questo incubo, nessuno risponde. Le istituzioni tacciono e i faldoni restano fermi sulle scrivanie, mentre i corpi di due donne si consumano sull’asfalto della Capitale.
Il Comitato Argine vuole lanciare un appello accorato, affinché questo grido vada oltre una singola e drammatica vicenda: cittadini, uniamoci tutti insieme. Dobbiamo unire le nostre forze per raccogliere ogni singolo caso di ingiustizia e fonderci in un’unica, potentissima voce che non possa più essere ignorata. Non stiamo parlando di una richiesta di elemosina o di sussidi economici, ma di una sacrosanta richiesta di giustizia e verità. Com’è possibile che un intero sistema si muova con chirurgica e spietata velocità quando si tratta di pignorare, svendere e sgomberare, e diventi improvvisamente sordo, cieco e immobile quando persino un tecnico accerta che i presupposti per quell’inferno burocratico non esistono?
Queste persone sono per strada adesso. Mentre scorrono queste parole, due sorelle che hanno come unica colpa quella di aver creduto nella buona fede e nello Stato stanno guardando il cielo da un marciapiede, private della propria casa, dei propri beni e del proprio futuro. L’appello, lanciato con il cuore in mano e con tutta la fermezza possibile dal Comitato Argine e dall’avvocatessa Caramia, è rivolto alla Presidente del Consiglio On. Giorgia Meloni, al Presidente della Repubblica e ai vertici della Magistratura affinché rompano questo silenzio assordante. Non si può girare lo sguardo dall’altra parte. Restituire una casa, i beni legittimi e la dignità alle sorelle Montoro, ascoltando la voce dei cittadini uniti, significa dimostrare che lo Stato è ancora capace di umanità e che il diritto non è un meccanismo cieco volto a schiacciare le persone, ma uno scudo per proteggerle”.
