È iniziato oggi, 3 giugno, il processo che contesta la corruzione al il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Enrico Tiero
È inziiato oggi, 3 giugno, il processo nei confronti del consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Enrico Tiero, accusato di corruzione e recentemente riammesso sugli scranni della Pisana dopo che, a metà mese di maggio, il nuovo collegio del Riesame ha revocato la misura degli arresti domiciliari. In consiglio regionale, Enrico Tiero, conosciuto da tutti come “Fratone”, ha dato “spettacolo”, concludendo il suo intervento nel giorno del sui re-insediamento (a seguito del venire meno della legge Severino), in cui si è proclamato innocente, così: “Ero Frato’, sono Fratò e sarò sempre Frato’”.
Il processo si è aperto con due eccezioni sollevate dalla difesa dell’imputato, assistito dagli avvocati Pasquale Cardillo Cupo e Angelo Fiore. La difesa ha eccepito sul giudizio immediato richiesto e ottenuto dalla Procura in quanto non si sarebbe formato il cosiddetto giudizio cautelare. Sollevata anche competenza e legittimità territoriali in quanto, secondo la difesa, i fatti contestati si sarebbero consumati a Roma, ossia nella sede della Regione Lazio: primo perché Tiero è consigliere regionale, secondo perché, ad esempio, le pressioni e l’assegnazione dei sposti letto si sarebbero verificate tramite determina disposta in Regione Lazio, ossia a Roma.. Eccezioni che hanno visto la contrarierà del pubblico ministero Martina Taglione, oggi presente in aula e titolare d’indagine, poiché il primo Riesame si era già pronunciato su Tiero e la Procura ha chiesto il giudizio immediato aspettando il primo giudizio. Quanto alla competenza territoriale, il pm Taglione ha ribadito che l’accordo corruttivo si è perfezionato a Latina in relazione a tutti i capi d’imputazione.
Al termine di una breve camera di consiglio, il collegio del Tribunale di Latina, quanto al decreto di giudizio immediato, ha osservato che la Cassazione si è più volte pronunciata ritenendo che la richiesta di giudizio immediato può essere presentata dal pubblico ministero nei confronti dell’imputato dopo la conclusione del procedimento innanzi al Riesame, prima che tale decisione sia definitiva (sentenza 2020 Cassazione). Allo stesso modo la eccezione di incompetenza territoriale è infondata poiché l’accordo corruttivo contestato si è realizzato a Latina per tutti i capi d’imputazioni: sia per le promesse che per le dazioni ricevute.
Il processo, da prassi, si è aperto con la richiesta della Procura per testimoni, ammissione prove e intercettazioni. Anche la difesa ha chiesto, a specchio, i propri testimoni e la possibilità di contro-esaminare i testimoni della pubblica accusa. Il Tribunale ha limitato la lista testimoni della difesa a tre per ciascuna circostanza.
Tiero, difeso dagli avvocati Pasquale Cardillo Cupo e Angelo Fiore, ha stilato una lista testimoni molto cospicua che presenterà dinanzi al primo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Sinigallia-Brenda-Naldi. Tra i testimoni citati c’è anche anche l’attuale Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, oltreché ad altri politici, manager sanitari e pubblici amministratori. La pubblica accusa sarà rappresentata dai pubblici ministeri Martina Taglione, titolare dell’indagine, e Giuseppe Aiello. Dirimente, per la difesa, stabilire se il nuovo Riesame – che ha revocato la misura dei domiciliari per Tiero – abbia lasciato integro l’impianto accusatorio con al centro la corruzione o se, invece, si sia proceduto a una riqualificazione del reato in traffico d’influenze. È possibile, d’altra parte, che il nuovo Riesame abbia stabilito la revoca della misura solo sullo esigenze cautelari dal momento che a “Frato’” sono contestati fatti risalenti al 2023, prima che, a gennaio del 2024, lo stesso politico, avvertito da qualcuno, trovasse nel suo ufficio la microspia degli investigatori – Guardia di Finanza e Carabinieri – nel suo ufficio in Via Sezze a Latina.
Finita l’udienza Enrico Tero ha rilasciato ai cronisti dichiarazioni nel suo stile, annunciando la pubblicazione di un libro da 500 pagine, scritto durante i mesi di detenzione domiciliare: “Si intitola “Le prigioni di Frato'”. Il politico ha rivendicato il suo agire, spiegando di aver aiutato sempre la gente – “ho consegnato sempre i loro curriculum alle aziende del territorio. Ho sempre dato e mai ricevuto niente” – e di aver ricevuto oltre 2600 messaggi di solidarietà dopo il suo arresto. “Punto a 20mila vite per le prossime regionali. Da Fratelli d’Italia mi sono attualmente sospeso, al momento sono un simpatizzante”.
A marzo scorso, come noto, la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio per un nuovo giudizio ad altro collegio del Tribunale del Riesame di Roma l’ordinanza dello stesso Riesame che aveva confermato il provvedimento del Tribunale di Latina che ha posto agli arresti domiciliari Enrico Tiero. La pronuncia era arrivata lo scorso 4 marzo.
Anche nelle motivazioni della Cassazione che ha rinviato al Riesame, il quadro accusatorio appariva solido: “Tiero – strumentalizzando il pubblico ufficio da lui ricoperto – ha accettato utilità, in cambio del suo interessamento in relazione ad alcune procedure amministrative di interesse dei privati coinvolti nelle varie vicende”.
Tuttavia, gli ermellini specificavano che “nessuno dei procedimenti amministrativi indicati negli addebiti cautelari ha comportato l’esercizio di una delle competenze tipiche del consigliere regionale o di componente di una delle commissioni di cui faceva parte il ricorrente”.
Secondo la Corte Suprema, “laddove l’atto che si ritiene condizionato dal mercimonio non rientri tra le competenze “tipiche” dell’ufficio ricoperto dal pubblico ufficiale, è allora necessario chiarire in quale modo la posizione funzionale attribuisca al pubblico ufficiale una capacità di ingerenza nelle altrui competenze”. Ecco perché al nuovo Riesame è demandato il compito di “verificare se” Tiero “abbia strumentalizzato la propria funzione, esercitando così un’ingerenza “di fatto” sulle altrui competenze tipiche e se il tema sia stato oggetto di adeguata motivazione da parte dei giudici di merito”.
L’ordinanza del Riesame impugnata “non approfondisce” l’aspetto del dare e avere tra Tiero e gli imprenditori privati: “si limita ellitticamente ad evocare solo gli “interessamenti” e le “attivazioni” del ricorrente presso altri pubblici ufficiali (che – stando alla congrua motivazione del Tribunale – vi sono stati, ma che potrebbero ben essere interpretati anche come “utilizzo di relazioni esistenti”)”.
Un punto che la Cassazione ribadisce: “l’ordinanza impugnata risulta viziata: essa non chiarisce in che cosa sia consistita l’influenza che Enrico Tiero – in quanto pubblico ufficiale e utilizzando i propri poteri o le proprie funzioni e non facendo valere solo il proprio ruolo di “esponente politico” – ha “di fatto” esercitato o tentato di esercitare sui singoli procedimenti amministrativi rispetto ai quali egli non aveva competenze dirette”. Inoltre, in riferimento ai rifiuti da gestire al Comune di Latia, non “è chiarito come il ruolo rivestito in Regione Lazio da Tiero abbia avuto o potesse avere un’influenza “di fatto” sul procedimento amministrativo di competenza di un’amministrazione comunale”. Quindi “è dunque necessario chiarire il “come” la pubblica funzione abbia consentito al pubblico ufficiale Tiero di ingerirsi “di fatto” nell’esercizio degli altrui poteri o delle altrui funzioni. Si tratta di operazione delicata, quanto necessaria”.
La Cassazione chiedeva al nuovo Riesame di chiarire se “i fatti eventualmente accertati possano essere inquadrati nella fattispecie prevista dall’art. 318 cod. pen. o in quella prevista dall’art. 346- bis cod. pen”. Tradotto: si è trattato di corruzione (318 codice penale) o traffico di influenze illecite (346 bis codice penale)?
Per quanto riguarda l’esigenza cautelare, ossia i domiciliari a cui era ristretto Tiero che avevano comportato la sospensione dalla scranno in Regione Lazio (con la decurtazione dello 40% dello “stipendio”), la Cassazione aveva fatto un cenno al fatto che “Fratone”, saputo dell’inchiesta a suo carico, si adoperava per scovare le microspie nel suo ufficio: “il Tribunale ricorda come il 30 gennaio 2024, egli – avuta forse notizia delle indagini a suo carico – abbia, dapprima perquisito il proprio ufficio alla ricerca di microspie, poi si sia dedicato alla ricerca e distruzione di post- it e biglietti”.
Ad ogni modo, per la Cassazione, la motivazione del Riesame “risulta viziata, con riferimento alla attualità delle esigenze di cautela”, poiché “nel periodo di tempo successivamente trascorso” al caso microspie, “il ricorrente non risulta implicato in ulteriori vicende di rilievo penale, né in altre vicende connotate da opacità amministrativa; né, l’ordinanza impugnata evidenzia ulteriori atti di inquinamento probatorio ascrivibili al ricorrente”.
Secondo gli ermellini, “i giudici di merito avrebbero dovuto offrire una motivazione rafforzata, utile a spiegare perché – a distanza di due anni, nel corso dei quali non risulta che il ricorrente abbia commesso ulteriori episodi illeciti, benché inserito nel medesimo contesto in cui avrebbe violato la legge penale – sia indispensabile applicare una misura cautelare di natura custodiale per «recidere la fitta rete relazionale tessuta» dal ricorrente e, quindi, «ogni rapporto del medesimo con altri soggetti istituzionali ed imprenditori del territorio. Il riferimento all’inquinamento probatorio è poi caratterizzato da una motivazione eccessivamente assertiva e non corroborata da elementi di fatto; la stessa motivazione del provvedimento impugnato tradisce un incedere quasi congetturale, «non potendosi affatto escludere» che il ricorrente possa effettuare «manovre di avvicinamento ai soggetti coinvolti nel procedimento per pianificare ricostruzioni alternative di comodo sulle singole vicende contestate”.
L’ARRESTO – Erano stati il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina, guidato dal tenente colonnello Antonio De Lise, e militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Latina – Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria, guidato dal tenente colonnello Nicola Davide Lorenzo, a dare esecuzione alla misura cautelare personale degli arresti domiciliari nei confronti di Enrico Tiero.
Il provvedimento cautelare scaturiva da un’attività d’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Latina e co-delegata ai Finanzieri del Nucleo PEF e ai Carabinieri del Nucleo Investigativo, che aveva consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza in ordine a presunte condotte corruttive.
In particolare, secondo l’ipotesi accusatoria, Tiero, avvalendosi delle proprie funzioni, avrebbe agevolato le attività e gli interessi di alcuni imprenditori operanti in vari settori (commercio alimentari, sanitario, raccolta rifiuti) nell’ambito della gestione di pratiche e iter amministrativi e procedurali, a fronte di utilità, quali assunzioni lavorative e, in un caso, una somma di denaro e la sottoscrizione di schede di tesseramento a un partito politico.
Sono in tutto sette gli indagati nell’inchiesta eseguita dal Nucleo Pef della Guarda di Finanza e dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Latina, coordinata dai pubblici ministeri Martina Taglione e Antonio Sgarrella. Una inchiesta imponente composta da centinaia e centinaia di intercettazioni e una informativa degli investigatori. Tra gli indagati, infatti, c’è anche il direttore amministrativo dell’Icot del Gruppo Giomi, Roberto Ciceroni. Si tratta della struttura ospedaliera di Latina in cui lavora la figlia di Enrico Tiero.
Leggi anche:
“METODO TIERO”, PER LA FIGLIA “VIP” UN POSTO CREATO AD HOC ALL’ICOT
Secondo gli inquirenti, per fatti avvenuti nel 2023, Tiero avrebbe favorito, per l’appunto, una struttura sanitaria privata, l’Icot di Latina del gruppo Giomi, in cui lavora la figlia e fatto assumere conoscenti in un supermercato in cambio di favori. All’Icot, questa agevolazione avrebbe garantito ulteriori posti letto in convenzione. Un altro degli indagati è Maurizio Marasca, imprenditore e gestore del Conad a Latina dove vi sarebbe stata l’assunzione di una ragazza indicata da Tiero. Ad essere indagati, inoltre, ci sono gli imprenditori Leonardo Valle e Francesco Traversa del Gruppo Cosmari che si occupa di trattamento dei rifiuti, oltreché a Leonardo Morabito. Infine, ad essere indagato, anche l’assessore ai Rifiuti della Regione Lazio, Fabrizio Ghera. Per quanto riguarda l’imprenditore Marasca, il Gip ha escluso il capo d’imputazione riguardante lui e Tiero, rigettando la misura cautelare solo per questa accusa.
Leggi anche:
CORRUZIONE, LE MIRE DI TIERO SUI RIFIUTI. A GHERA DICE: “FRATÈ, FAMMI FARE BELLA FIGURA”
Le indagini di Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina e Guardia di Finanza hanno fatto sì che a Tiero siano contestati dalla Procura pontina cinque capi d’imputazione, tanto da chiedere per lui la misura cautelare personale. L’inchiesta peraltro è partita da un approfondimento per un presunto caporalato che si sarebbe consumato nella catena Conad di Marasca. Intercettando l’imprenditore, sono venute fuori le conversazioni con il politico.
Tiero, secondo gli inquirenti, avrebbe asservito la sua funzione di consigliere regionale per ottenere utilità a suo vantaggio come, ad esempio, l’assunzione a tempo indeterminato della figlia all’Icot. In cambio, non solo posti letti in più presso due reparti, ma anche budget finanziari per gli esami diagnostici di pazienti oncologici.
Per quanto riguarda il gruppo Cosmari, che opera nel campo dei rifiuti, Tiero avrebbe agevolato un incontro tra Traversa e l’assessore regionale Ghera. Secondo le indagini, una delle società del gruppo – la Refecta – avrebbe ottenuto in affidamento, durante un periodo di emergenza dovuto alla chiusura dell’impianto Rida di Aprilia, il servizio di trattamento rifiuti. Il consigliere regionale avrebbe avuto in cambio l’assunzione di un suo segnalato e 40 tessere sottoscritte in Fratelli d’Italia.
E ancora: aiuti per far aprire una clinica dentistica con l’assunzione di una ragazza da lui segnalata; aiuti a una società – la Innova spa – che opera nel gruppo della ristorazione in campo sanitario, avendo in cambio l’assunzione di due giovani e 6mila euro tramite una terza persona.
Leggi anche:
UNA “CAGNOTTA” CON CENA E FATTURA FALSE, IL “FRATONE” TRA CONCORSI E ALTOMARE
Il 16 ottobre, Enrico Tiero aveva svolto l’interrogatorio preventivo. Il politico, così come dichiarato dai suoi legali, aveva risposto alle domande e offerto la sua versione dei fatti. Tiero si era detto tranquillo al termine dell’interrogatorio. A poco più di 24 ore di distanza, il Gip aveva emesso, però, l’ordinanza di arresti domiciliari che vietava all’esponente politico di comunicare con chiunque tramite mezzo telefonico e telematico.
