Imputato per aver aggredito e picchiato il titolare del mini market in Via Milazzo a Latina: concluso il rito abbreviato
Ha ancora paura il dipendente del minimarket di Via Milazzo a Latina, aggredito e picchiato selvaggiamente ad aprile dell’anno scorso dal 23enne Matteo Baldascini, il giovane del capoluogo più volte coinvolto in fatti violenti. Oggi, 11 maggio, dopo diversi rinvii, anche per uno scambio delle persona offesa, il processo per estorsione e lesioni a carico di Mattia Baldascini ha finalmente preso avvio con la testimonianza della vittima resa in aula. Una paura dimostrata plasticamente dal fatto che la vittima ha parlato dietro un separé per non incrociare lo sguardo dell’imputato, detenuto e portato in aula dalle guardie carcerarie.
A gennaio scorso, il giudice monocratico del Tribunale di Latina, Eugenia Sinigallia, aveva accolto l’istanza dell’avvocato difensore Alessia Vita per giudicare Matte Baldascini col rito abbreviato condizionato all’escussione della vittima.
A dicembre scorso, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Laura Morselli, aveva invece respinto l’istanza di rito abbreviato condizionato all’ascolto della vittima per il 23enne di Latina, Matteo Baldascini.
Il giovane, originario del Bangladesh, ha spiegato con qualche difficoltà linguistica ciò che è accaduto il 2 aprile del 2025 quzndo Baldascini lo colpì con un pugno sullo zigomo, per poi farlo cadere a terra e prenderlo ancora a pugni con ferocia. È emerso che Baldascini andava spesso nel minimarket: “Prendeva la birra e spesso non pagava. Quel giorno, però, era ubriaco e chiedeva anche i soldi: “Mi diceva, dammi quello che hai”.
Poco prima di essere aggredito, Baldascini avrebbe detto al dipendente del minimarket di essere una persona da temere: “Mi ha detto che era un capozona e mi disse che tutti parlano di me. Poi mi disse che anche gli altri commercianti “bangli” (nda: in gergo per dire persone del Bangladesh) avevano paura di lui”. Nel racconto non proprio lineare del giovane, esce fuori che anche gli altri alimentari della zona (Campo Boario) avrebbero spiegato di subire le stesse angherie da Baldascini. “Per paura di ritorsioni – aveva riferito nella denuncia querela la vittima quando parlò con i Carabinieri – ho soddisfatto le pretese di questo ragazzo. Dopo questi fatti, ho avuto paura”.
Nel corso della testimonianza, il giovane ha però detto di non essere stato mai minacciato prima di quell’episodio. Baldascini avrebbe preso la birra più volte, pur non proferendo minacce. Una versione diversa rispetto a quanto raccontato ai Carabinieri in cui la vittima aveva fatto capire che il non pagare e l’atteggiamento aggressivo fossero un modus operandi.
Al termine di una breve requisitoria, il pubblico ministero ha chiesto la pena di 2 anni di reclusione, con l’assoluzione per l’estorsione e la condanna per tentata estorsione e lesioni. L’avvocato difensore Vita ha chiesto l’assoluzione per la medesima estorsione e la pena minima per gli altri due reati.
Il giudice monocratico Eugenia Sinigallia, al termine della camera di consiglio, ha condannato Baldascini a 3 anni e 8 mesi di reclusione per tentata estorsione e lesioni, assolvendolo dal reato di estorsione. Il giovane è stato condannato a pagare anche 1200 euro di multa e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Tra 90 giorni la motivazione.
L’ARRESTO – Dopo l’arresto avvenuto lo scorso aprile 2025, Baldascini si era avvalso della facoltà di non rispondere. Il giovane, che si trova ristretto in carcere, aveva scelto di rimanere in silenzio dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano.
Il suo ennesimo arresto si era verificato avvenuto all’esito di articolate indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Latina. Erano stati i Carabinieri della Stazione di Latina, guidati dal luogotenente Ludovico Iagnocco, ad eseguire un’ordinanza applicativa di misura cautelare detentiva emessa dal Gip Cortegiano nei confronti di Baldascini, gravemente indiziato di una violenta estorsione commessa nel capoluogo, ad aprile 2025, a seguito della quale la vittima aveva riportato diverse contusioni e una frattura al naso.
Le investigazioni dei Carabinieri avevano permesso di ricostruire, in modo chiaro e puntuale, quanto accaduto: già durante il primo intervento, i militari avevano circostanziato e approfondito tutti gli elementi raccolti con numerosi riscontri oggettivi e, all’esito di una complessa e articolata attività di indagine, l’Autorità Giudiziaria aveva emesso nei confronti dell’imputato una ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Nello specifico il 23enne, in quella serata, noncurante della presenza di alcuni avventori, al rifiuto della gratuita concessione di alcune birre – cosa che dalla ricostruzione dei militari dell’arma era già avvenuta in passato, richieste estorsive alle quali la vittima aveva sempre aderito per timore di ritorsioni – aveva aggredito un commesso di un negozio di alimentari che si trova in Via Milazzo, minacciandolo, anche di morte, proseguendo nanche al di fuori dell’esercizio commerciale, evidenziando come tutti gli esercenti avessero paura di lui, affermando quindi il suo predominio in quelle zone, lasciandolo a terra tramortito, per poi allontanarsi dal luogo degli eventi. L’uomo aggredito è di origine indiana.
I Carabinieri avevano arrestato Baldascini nella casa che occupava abusivamente al Colosseo con la famiglia. Peraltro, il mini market preso di mira dal 23enne è lo stesso che aveva subito, qualche giorno prima, una rapina. Era stato proprio il titolare del negozio a sporgere denuncia presso la caserma dei Carabinieri che erano arrivati all’identità di Baldascini grazie alla descrizione fornita dalla vittima e anche dalle immagini della video-sorveglianza.
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A febbraio 2025, il penultimo arresto per un pestaggio nei confronti di un giovane lasciato per terra in piazzale Toscanini a Latina, vicino al Mercatino di via Verdi e all’ospedale Santa Maria Goretti, nella prima mattinata del giorno di Natale 2024. Per quest’ultimo episodio, il 23enne era stato scarcerato. Di poche settimane fa, il rinvio a giudizio per la rivolta nel carcere di Latina.
