Diffamato sulla pagina social “Nazitalia” il giornalista sotto scorto, Paolo Berizzi, che da anni si occupa dell’estremismo nero in Italia
Una vicenda che coinvolge diversi leoni da tastiera che il giornalista Paolo Berizzi (53 anni) – esperto dell’estremismo nero in Italia, e per tale ragione unico cronista italiano ad essere sotto scorta non per mafia, ma per le minacce subite da neo-fascisti e nazisti – deve affrontare in qualità di persona offesa e parte civile, assistito dall’avvocato Paolo Tabasso.
Un pezzo del processo a carico di diversi imputati per diffamazione, e in alcun casi minacce, si svolge a Latina, dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Piazza Buozzi, Daniela Puccinelli. Imputato è uno degli utenti social, definito su “X” dallo stesso Berizzi, uno “squadrista digitale”. “Oggi in tribunale a Latina per il processo a un altro leone nero della rete. Claudio Rotella, 58 anni, di Aprilia. Gli squadristi digitali, uno alla volta, devono capire che #odiaredevecostare . È un principio della democrazia”, ha scritto Berizzi in mattinata.
Rotella, assistito dall’avvocato Sabrina Biancone, deve risponde di diffamazione, avendo fatto parte di quella schiera di soggetti che su Twitter e Facebook ha scritto sulla pagine “Nazitalia” gestita da Paolo Berizzi. L’imputato, originario di Aprilia, ha vergato due commenti con frasi inequivocabili (in due date distinte: 20 agosto e 2 settembre 2019), sotto il post in cui Berizzi parlava dell’omicidio del narcotrafficante e capo ultrà laziale Fabrizio Piscitelli detto “Diabolik”, avvenuto il 7 agosto 2019.
In un commento rivolto a Berizzi, Rotella scrive: “Omo de merda. Sicuro che tu madre è tua?”. In un altro commento successivo, ossia a settembre 2019: “Sei proprio una grandissima merda…non puoi essere tu grandissimo infame a giudicare, miserabile mezzo omo”.
D’altra, Berizzi, che scrive su “La Repubblica”, sconta a caro prezzo, da anni, le minacce e le offese provenienti dall’universo dell’estremismo di destra, tanto da avere la scorta dei Carabinieri che, anche oggi, 4 maggio, a Latina, lo accompagnavano per essere escusso dinanzi al giudice pontino. Il giornalista ha delineato il suo lavoro, le minacce subite anche con striscioni esibiti all’Olimpico di Roma. La sua colpa? Quella di raccontare il mondo neo-fascista in Italia.
Sono in dieci, nel procedimento Rotella, a dover rispondere del reato di diffamazione (e per alcuni minacce). Le frasi incriminate, apparse sotto il post su Diabolik, sono diverse: “Quando creperai tu non ti cagherà nessuno”; “sciacallo”; “miserabile”; “fango”; “un giorno toccherà a te”.
Il processo pontino a carico di Rotella è stato rinviato al prossimo 7 settembre quando verranno escussi i tre testimoni della difesa. Dopodiché, in altra udienza, verrà ascoltato un poliziotto della Postale che ha lavorato alle indagini.
